EPISTOLARIO - pag. 101

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 30 gennaio 1915
Mio carissimo padre,
la grazia di Gesù riempia sempre più il vostro spirito e la celeste Madre ve la conservi. Così sia.
Innanzi che ricevessi la vostra lettera che mi comunicava, anche da parte del padre provinciale, il permesso di poter scrivere anche a quell'altra anima eletta, già il dolcissimo Signore mi aveva manifestato il da farsi ed il tutto per visione intellettuale, simile a quella espostavi in un'altra mia.
Questo è il modo ordinario che adesso tiene il Signore con questo vilisimo verme. Rimasi atterrito per una ordinazione impostami, chè a me sembrami irrealizzabile. Adesso sto lottando, permettetemi, o padre, tale arrogante espressione, col dolcissimo Signore perchè voglia dispensarmene; ma sarà difficile, l'ordinazione è troppo perentoria.
Non so se il padre provinciale vi ha fatto leggere l'ultima mia a lui scritta. Nella supposizione affermativa voi vi avete potuto formare una languida idea di ciò che in me in questi giorni dal Signore si va operando.
Sentomi il cuore elle viscere tutte assorbite da fiamme di un grandissimo fuoco che si vanno sempre ingargliardendo. Tali fiamme fanno uscire la povera anima in flebili sospiri. Eppure chi gli crederebbe? In un medesimo tempo l'anima sente, assieme al martirio atrocissimo che le viene cagionato dalle suddette fiamme, una soavità estremamente eccessiva, che tutto mi lascia divampare d'amore grande di Dio.
Mi sento annichilito, padre mio, e non trovo luogo per potermi nascondere a tale dono del divin maestro. Io sono ammalato, ed ammalato di cuore. Non ne posso proprio più; il filo sembra che sia per spezzarsi da un momento all'altro e questo momento non si vede giungere.
Quanto è triste, padre mio, lo stato di un'anima, a cui Iddio la ha fatta infermare del suo amore. Per carità, pregate il Signore che ponga fine ai miei giorni, che non sento affatto più la forza di poterla continuare in simile stato. Non veggo altro rimedio alla mia malattia del cuore se non quello d'essere una buona volta consunto da quest?e fiamme che bruciano e non mai consumano.
Non crediate poi che sia la sola anima quella che partecipi ad un tale martirio; anche il corpo vi partecipa, sebbene indirettamente, in un grado altissimo. Da che dura questa divina operazione, il corpo è per divenire impotente a tutto.
Parlatemi a riguardo e ditemi come debba comportarmi. Mi veggo sempre più aggravato di debiti dinanzi alla divina maestà, e non ne veggo il modo del come poterli pagare. Le sue grazie sono molte e troppo elevate e l'anima si sente schiacciata sotto di essa.
Riguardo alla recita del divino ufficio, la vista, come vi dissi, altre volte mi è venuta. E se pure vi sia luogo a dispensa dall'uffucio potrebbero essere le mie condizioni eccezionali di salute. Quindi vi ripeto ciò che vi ho detto altre volte, mi rimetto al giudizio del superiore. A me manca persino il breviario, vedendomi giungere il breviario è segno che posso dirmelo.
Chiesi per carità al padre provinciale l'applicazioni, se non vi riesce di molestia, sarei a pregarvi a volerglielo rammentare.
Mi benedica, o padre, assieme al padre provinciale, e compatisca la mia povera e triste sventura.
Vostro ubbidientissimo figlio, fra Pio, cappuccino
Terrò presente il suggerimento datomi nell'ultima vostra riguardante la corrispondenza. A voce, se Iddio il permetterà, vi renderò raqgione del mio operare.
(Epist. I, 525)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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