EPISTOLARIO - pag. 102

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 16 febbraio 1915
Mio carissimo padre,
le fiamme del divino amore crescono sempre più nel vostro cuore e consumino tutto ciò che non sa di Gesù Cristo. Il divin maestro vi faccia sempre più compenetrare la dolcezza di quel suo amorevolissimo invito, che a tutte le anime che vogliono seguirlo egli rivolge: Iugum meum suave est et onus meum leve. Mi accorgo abbastanza, o padre, che io, con i miei scritti sempre scuciti e ripieni sempre di lamenti e di lagrime, non vengo a cagionarvi altro che noia e dolori senza fine. Perdonatemi: è proprio così. Vorrei per una volta almeno apportarvi sorrisi, gioie, profumi, invece, io sono sempre tanto, tanto triste, padre mio, che non sento quasi più la forza di vincermi. Mi sento come quasi squilibrato di spirito.
La crisi terribile, di cui vi parlo nell'ultima mia seguita ancora e si va sempre più intensificando. Mi sento talmente liquefarmisi lo spirito fino al punto alle volte dello svenimento. Le fiamme (che non hanno nulla di somigliante con quelle fiamme del nostro fuoco materiale) che investono e penetrano lo spirito fino nella parte più recondita, sono sì vive che cagionano alle povere anime pene e consolazioni insieme.
A dire il vero l'anima, pur sentendo queste pene più terribili della stessa morte, non vorrebbe che cessassero mai. E' un mistero che non so comprenderlo e molto meno darlo ad intenderlo; eppure lo spirito è certo di tutto ciò che in lui passa e come il tutto in lui si svolge.
Ha un'idea, o meglio, egli vede tutto e con chiarissima intelligenza e solo perchè in questo basso mondo non trova oggetto alcuno, a cui poterlo anche pallidamente assimilarlo, gli riesce d'assoluta impossibilità di manifestare ciò che in lui si passa.
Di qui nasce quell'atroce tormento per l'anima perchè non trova chi vale ad intenderla. Ma qui sorge spontanea una domanda. Se l'anima è certa che tale operazione procede da Dio, perchè si angustia tanto che altri, o megli che lei stessa non riesce a farsi intendere da chi ne ha la sua direzione?
Padre, dinanzi a questa dimanda mi sento agghiacciare il sangue nelle vene e non so nemmeno io darne la vera soluzione. Solo dico questo, senza tema di mentire, che la povera anima è certa della sua certezza, per quanto l'anima del credente è certa dell'esistenza di Dio per fede.
Breve: l'anima vorrebbe da chi ne ha la direzione averne l'accertamento della sua medesima certezza. Comprende purtroppo la poverina che ciò le sarà impossibile fin che sarà imprigionata in questo carcere, si rassegna ma questa rassegnazione include in sè quell'aspro tormento che va unito con tutte le delizie di paradiso che Dio in lei versa.
Mi sento sprofondare innanzi a tante amorevolezze del Signore verso di questo meschinello. E dal perchè non iscorgo in me cosa alcuna di bene che abbia potuto attirare a sì fattamente operare il Signore nell'anima mia, mi sorge spesso nella mente questo concetto: o che forse Iddio per punizione delle mie infedeltà (che sono per altro, padre mio, innumerevoli!) non mi paghi in questa vita per quindi privarmi, e ciò è bene e giusto, del suo regno?
Forse quest'idea è un pò temeraria, ma è pur dessa la più attendibile, se si ha riguardo alla vita mia quale ella fu un tempo. Ad ogni modo, sia come si voglia, son disposto a tutto soffrire pel trionfo della gloria di Dio. A me basti non essere da lui separato dal suo amore.
Parlatemi, padre, al riguardo e non tacete; voi solo degli uomini forese mi rimanete ancora. Gesù vi raddoppierà i meriti pel cielo. Ed intanto, ve ne prego, a non darvi giammai a credere che fra le anime, per le quali io prego di continuo, la vostra sia quella che occupi l'ultimo posto. No, padre, non lo fu e non lo sarà giammai questo.
Può darsi però che altre volte, sempre in linea eccezionale però, l'anima mia presenti al buon Dio prima qualche anima che ne abbia maggior bisogno, ma neanche allora però l'ultimo luogo viene serbato pel padre mio. Oh, se il pregare per l'altrui non includesse anche il pregare per se stesso, certamente la più trascurata sarebbe la mia anima, e ciò non perchè non si riconosce bisognoso dei divini aiuti, ma perchè le mancherebbe il tempo materiale per presentare al Signore le sue necessità!
Sembra questo impossible, eppure è ciò che d'ordinario suole accadermi.
Continuate, continuate, o padre, a spendere tutte le vostre forze per l'altrui salvezza, che appunto questo è quello che Gesù vuole da voi. Umiliatevi sotto la potente mano del Signore nel tempo della prova, affinchè vi rendiate degno di essere esaltato nel tempo della visita. Del resto poi state tranquillo, che il Signore è con voi e nulla vi è a temere.
E' inutile che mi raccomandate di pregare per i bisogni della nostra madre provincia, lo sa Iddio quante volte al giorno fo memoria di lei dinanzi a lui. Ed in tutta segretezza tengo a sottoporvi, padre mio, che mi sono offerto qual vittima al buon Dio per i bisogni spirituali di questa nostra carissima madre, a cui mi sento astretto da vincoli indissolubili.
Una tale offerta più volte la vado rinnovando davanti al Signore, e grazie alla liberalità del Padre celeste in parte l'ha accettata.
Una buona parte delle pene che io soffro, mi sono state date appunto dal Signore per la di lei salute. Mi sono indotto a rivelarvi questo, affinchè vi asteniate dal pregare il Signore che alleggerisca la sua mano sopra di me.
E poichè la offerta è stata fatta usque ad effusionem sanguinis, pregovi di supplicare incessantemente la divina bontà che voglia presto mandare ad effetto anche quest'altra parte dell'offerta e nel modo che a Dio è più onorifico ed a questa cara madre più fruttuoso.
Rendo infine grazia al Padre celeste per il nostro Signore Gesù Cristo d'aver trovato quell'altra anima di una semplicità veramente infantile. Sia mai sempre benedetto il Signore nelle sue creature! Non saprei dirvi poi quanta rabbia prova contro di me quel brutto animalaccio di satana per la provvisoria direzione che ho assunto di quell'anima. Me ne fa di tutti i colori. Anche a quella poverina le sta facendo guerra e fra i tanti dispetti che a lei ha fatto, uno è stato questo. Nel leggere le mie lettere cerca di perturbarle la fantasia ed in una di queste volte nel leggere una mia lettera, si sentì gridare da lui all'orecchio: "Non sentire a quel mentitore". Ma l'anima di Dio, senza scomporsi, gli fece una forte risata in viso e così scoperto si diede alla fuga.
Purtroppo quella bestiaccia è convinta di non poterla avere per sè e quindi non potendo avere il più, fa tutti gli sforzi di avere il meno, impedirle una maggiore perfezione. Quello che mi dà un pò a pensare è ch'ella avrebbe bisogno di un direttore ben illuminato nelle vie di Dio. Ma dove trovarlo in questi bruttissimi tempi? Anche il pietosissimo Gesù ha avuto a lamentarsi di questo. Oh i tristissimi tempi, padre mio, in cui ci siamo imbattuti! Ancora una volta il Figliuolo di Dio emette dal suo divin cuore l'amaro lamento: "Le messi sono molte, gli operai sono pochi".
Ponga il divin Padre presto fine a tanta sventura!
Benedite assieme al padre provinciale chi sempre si profferisce il vostro
fra Pio
(Epist. I, 529)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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