EPISTOLARIO - pag. 104

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 11 marzo 1915
Mio carissimo padre,
il vostro cuore sia sempre il tempio dello Spirito Santo. Gesù poi sia il re pacifico dell'anima vostra, vi consoli, vi benedica e vi faccia santo. Così sia.
Padre mio, mi era caduta nell'anima ogni speranza riguardo la vostra paterna benevolenza verso di questo indegno vostro figlio. Quante lagrime ho versato per tale mia somma sventura, ben meritata per i tanti miei peccati, dei quali mi sono reso colpevole davanti a Dio!
Ma viva mai sempre la bontà del Padre celeste!
La vostra ultima traboccante di paterno affetto, mi ridona la speranza, mi fa uscire in un inno di benedizioni e di lodi al Signore.
Grazie vivissime, o padre mio, anche a voi ne rendo e pregovi a perdonare a questo vostro indegno figliuolo. Mi sarà data ed accordata da Gesù la grazia almeno di morire, dove egli con tanta paterna bontà mi chiamò? Questa dolce speranza mi sostiene e mi sorregge ancora in vita.
Intanto giacchè Gesù non ne ha permesso che io consacrassi alla mia diletta madre provincia tutta la mia persona, mi sono offerto al Signore, quale vittima per i bisogni tutti spirituali di lei, e tale offerta la vado di continuo ripetendo dinanzi al Signore. Son lieto di poter vedere in parte esaudita una tale mia offerta. Voglia il buon Gesù esaudirla anche pienamente.
Cosa dirvi dello stato attuale del mio spirito? La terribile crisi accennata nell'altra mia si va sempre più ingrandendo. Attualmente poi l'anima è posta in un cerchio di ferro. Teme da una parte di offendere quasi un tutte le cose Iddio, e questo le cagiona tanto terrore che solo può essere paragonato alle pene dei dannati.
Padre, non crediate che in questa mia asserzione vi sia dell'esagerato, la cosa la sta proprio così. In una di queste notti mi sembrò a tal vista proprio di morire. Il Signore mi fece proprio provare tutte le pene che soffrono laggiù i dannati.
Ma ciò che da un'altra parte più mi tormenta si è che in questo periodo sento ingigantirsi nell'anima mia il desiderio di amare iddio e di corrispondere ai suoi benefici.
Padre, preferisco in questo punto il silenzio, perchè vedo chiaramente che ciò che ho detto e potrei dire non corrisponde se non assai pallidamente a ciò che in me si passa. Ci credete padre? Mi fa quasi rabbia il non potere e non sapere manifestare tutto il mio interno. Sia fatta la divina volontà.
E voi che cosa ne dite al riguardo? Parlate, per carità, e non tacete, siate longanime e paziente con chi vi cagiona sempre nuove spine. Non vi spaventate per cotesta novella croce, a cui il Signore vuole assoggettarvi. Il tutto riuscirà a gloria di Dio ed a maggior vostra santificazione. Statene sicuro di questo. Ed intanto preparatevi, padre mio, ad altre maggiori prove, alle quali il buon Gesù vi assoggetterà.
Sono un crudele, purtroppo, nel manifestare a voi tutto ciò; ma, mi si perdoni, la corona, che il Signore mi fa vedere, e che per voi si va lassù intrecciando, mi fanno uscire dal mio riserbo.
Quella povera anima di Barletta mi fa proprio compassione! Non sarà mai vero che il Signore permetterà che ella si perda! La sostenga Gesù sempre con la sua grazia. Ella ha un estremo bisogno di essere confortata ed animata a combattere il buon combattimento. Parmi che sia proprio volere del cielo che voi le scriveste una lunga lettera, manifestando a lei ciò che vi scrissi altrove in riguardo a quell'anima.
Fatelo, ve ne prego, o padre; le farà molto bene. Non è mai troppo lavorare per salvare un'anima!
Dovrei e vorrei anch'io scrivere a quell'anima, ma non lo farò giammai questo, se voi non me ne accordiate il permesso e mandandomi il di lei indirizzo.
Al postutto aggiungo la vivissima preghiera di dare sollecito riscontro a questa mia, specie in ciò che riguarda quell'anima. Ogni ritardo potrebbe, mio Dio!, riuscire fatale per quella poverina.
Benedite e pregate sempre per chi si dice il
vostro povero figliuolo fra Pio, cappucino.
(Epist. I, 541)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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