EPISTOLARIO - pag. 105

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 18 marzo 1915
Mio carissimo padre,
Gesù e Maria sia sempre con voi e con tutti quelli che l'amano sinceramente. Così sia.
Rispondo con due lunghi giorni di ritardo alla vostra preziosissima lettera, a cagione che la crisi, di cui vi parlavo altrove, in questi giorni più che mai si è andata più accentuando. A stento riesco al presente a buttare su questa carta queste brevi parole.
Padre, mi sia concesso sfogarmi con voi almeno: sono crocifisso d'amore! Non ne posso proprio più: l'è questo un cibo assai delicato per chi è avvezzo a cibi grossolani, ed è appunto questo che mi produce di continuo delle fortissime indigestioni spirituali, da crescere a tal punto da far gemere per vivissimo dolore ed amore insieme la povera anima. La meschinella non sa adattarsi a questo nuovo modo che tiene il Signore con lei; ed ecco che il bacio ed il toccamento, direi così, sostanziale che questo amorosissimo padre celeste imprime sull'anima, le riesce ancora di una estrema pena.
Il buon Gesù vi faccia comprendere il mio vero stato! Ed intanto vi scongiuro di volermi usare ancora un altro pò di carità e pronunziarvi al riguardo.
Il soddisfare, carissimo padre, alle necessità della vita, come il mangiare, il bere, il dormire ecc. mi riescono di tanto peso, che non saprei trovare paragone se non nelle pene che dovettero esperimentare i nostri martiri nell'atto della suprema prova.
Padre, non crediate che vi sia in questa similitudine dell'esagerato; no, la cosa sta proprio così. Se il Signore, nella sua bontà, non mi toglierà la riflessione, come pel passato, nell'atto che debbo soddisfare a tali azioni, io sento che non potrò durarla a lungo, mi sento mancare il terreno sotto i piedi. Il Signore mi aiuti e mi liberi da tanta angoscia! voglia diportarsi con me e trattarmi come mi si conviene. Sono un ribelle continuo alle divine operazioni e non merito affatto di essere trattato in tal guisa.
Accogliete poi, o padre, i miei sincerisimi auguri, che vi faccio di tutto cuore pel vostro onomastico . Voglia il buon Dio esaudire tutti i miei voti, che per voi a lui io fo. Vi accordi un fulgidissimo tramonto, assai più splendente di quello che fu la vostra vita.
questo è il mio augurio, che in me trovo assai più bello per voi.
Il buon Gesù vuole consolare quell'anima, a mezzo mio, con una corrispondenza diretta. Diportarsi diversamente sarebbe per la poverina di peggior confusione e di maggior aggravio. Si potrebbe a tal fine, per evitare possibili e seri imbarazzi, indirizzare la mia lettera per lei al suo confessore.
Pregovi, sempre che il troviate giusto, volermi inviare l'indirizzo del di lei confessore. Comprendo che questo mi riesce di estrema confusione, ma non si può fare diversamente: voi già sapete com'è intransigente Gesù su certi punti.
Non ne posso più; finisco con chiedervi la vostra paterna benedizione ed una preghiera per me al Signore, per la mia sincera conversione a lui.
Il vostro povero fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 545)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 18 marzo 1915
Mio carissimo padre,
lo Spirito vi santifichi e vi illumini sempre più intorno ai beni eterni, a noi serbati dalla bontà del celeste padre.
Gesù vi dia intelligenza del mio vero stato attuale. Sono crocefisso d'amore, mio caro padre! La mia crisi è estremamente angosciosa.
Pregate Gesù per me e non mancate di scrivermi a lungo ed assai spesso, compatendo se non vi vedete risposto.
Avrei desiderato di vedervi e, a dire il vero, me l'aspettavo al ritorno della vostra missione. Gesù non lo volle, sia mai sempre benedetto!
Non posso continuare, il mio stato d'animo attuale non me lo permette. Compatitemi.
Vi saluto nel bacio santo del Signore.
Beneditemi sempre
Fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 547)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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