EPISTOLARIO - pag. 107

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 1 aprile 1915
Mio carissimo padre,
il celeste padre dia l'incremento all'opera dei suoi ministri, nonchè la perseveranza del frutto e moltiplichi nella sua infinita paterna bontà i suoi santi opperai. Gesù e Maria vi aiutino sempre nel sostenere a difendere la cauisa del Signore. Il buon angelo custode ve ne spiani la strada che mena a Gesù. Così sia.
La festa di Gesù risorto è imminente: la voce dell'amore e della riconoscenza più che mai si fa sentire vivissima nel cuore ed a costo di gran sacrifizio per me, stante il mio stato attuale, non poso fare a meno di non tracciare alla peggio poche righe per augurarvi lietissime nel dolcissimo Signor nostro le feste, in cui il Figliuol di Dio ci comprò e ci conquistò al Padre.
Piaccia a Dio conservarvi nel suo santo amore, e farvi sempre più avanzare nella regina delle virtù, la santa carità serafica doppiamente cristiana, e darci in ultimo la contentezza di presto rivederci, chè ne ho tanto, tanto bisogno.
Ricordatemi sempre, ed adesso più che mai, in cui l'inferno mi si è scatenato tutto addosso, nel tesoro delle vostre fervorose preghiere, e comprendete che mi stia e che mi debba stare a cuore solamente ed unicamente la salute spirituale.
Voi già sapete se mi posso mai dimenticare di voi allorquando sono davanti a lui! E' inutile che ve ne dia qui nuova assicurazione. In questi santi giorni più che mai, nonostante tutte le mie afflizioni, moltiplicherò le mie offerte al Signore ed alla santissima Vergine, affinchè ci facciano sempre essere più degni della gloria eterna.
Con quanta fede ho nell'anima e con vivissima aspirazione nel cuore vi desidero contentissime le belle feste di pasqua, e fo voti ardentissimi perchè voglia il dolcissimo Gesù risorto ripetrle per la più lunga vita possibile e sempre nella più perfetta contentezza spirituale.
La lotta con l'inferno è arrivata al punto in cui non si può andare più innanzi. La navicella del mio spirito si vede proprio in sul punto di essere sommersa dalle onde dell'oceano. Padre mio, non ne posso proprio più; mi sento venir meno la terra sotto i piedi, le forze mi vengono meno; io muoio ed assaporo tutte le morti insieme in ogni istante della mia vita. La battaglia è superlativamente ed estemamente aspra, a me sembra di soccombere da un istante all'altro. Le acque della tribolazione sono per sommergermi, sono per affogarmi. Si combatte estremamente da ambo le parti: a misurarne le forze di tutte e due le parti mi atterrisce di fronte alle schiere nemiche, mi sento come per già schiacciato dalle forze infernali, tremo di essere da un momento all'altro ridotto al nulla.
Il nemico è assai forte, e tutto calcolato sembra che la vittoria dovrebbe arridere al nemico. Ahimè, chi mi salverà dalle mani di un nemico si forte e si potente, che non mi lascia libero un istante nè di giorno nè di notte?
E' possibile mai che il Signore permetterà la mia caduta? Purtroppo il meriterei, ma sarà vero che la bontà del celeste Padre debba essere vinta dalla mia cattiveria? Giammai, giammai questo, padre mio; sento ancora una volta erigersi quel gigante nel mio povero cuore l'amore del mio Signore; sento ancora la fiducia e la forza di gridare con san Pietro: "Signore, salvami che son per perire". Addio padre.
Fra Pio
(Epist. I, 550)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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