EPISTOLARIO - pag. 111

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 21 aprile 1915
Mio carissimo padre,
Le fiamme del divino amore consumino in voi tutto ciò che non piace agli occhi del divino sposo: Gesù vi faccia santo. Così sia.
Stamane è venuto Gesù ed avendogli chiesto cosa dovevo rispodere alle vostre interrogazioni, mi ha detto: "Al padre tuo è accordato, in compenso delle sue fatiche sostenute per la mia gloria, il gaudio dello spirito... Diversi provvedimenti si sono presi per far fiorire nella provincia lo spirito del Fondatore; i frutti sono pochi ancora. S'insista e s'invigili ancora a che i provvedimenti presi non siano troppo presto messi in dimenticanza".
Qui Gesù si fermo per un pò, e poco dopo ha ripreso: "L'Italia figliuol mio, non ha voluto ascoltare la voce di amore. Sappi intanto che da tempo io tengo sospeso il braccio del mio genitore, che vuole scagliare su questa figliuola adultera i suoi fulmini. Si sperava che le sventure altrui l'avessoro fatta rientrare in sè, l'avessero fatta intonare il miserere a suo tempo. Non ha saputo apprezzare neppure quest'ultimo tratto del mio amore ed è per questo che il suo peccato è divenuto più abominevole dinanzi a me... A lei pure è serbata certamente quella sorte toccata alle sue consorelle".
Padre, non vi sdegnate con me, se lascio io forse insoddisfatta qualche vostra enterrogazione, io non conosco e non so altro. Ma non dubitate; se piacerà a Gesù dirmi qualcosa a riguardo vi prometto di riferirvela subito, ben conoscendo che l'obbligo di dar risposta alle vostre dimande mi perdura sempre.
Come va poi, o padre, che quando sono con Gesù, non tutto ciò che ho intenzione e volontà risoluta di chiedergli mi si presenta alla mente? Eppure di questa mia smemoratezza ne sento un vivissimo dolore. Come spiegarlo? Nessuno fino al presente ha potuto pienamente convincermi.
Sentite poi una cosa assai più strana. Pure quando sono con Gesù mi avviene di dimandare a Gesù cose, delle quali non ebbi mai in mente; di presentargli pure cioè delle persone che non solo non ho avuto mai in mente, ma quello che più mi arreca meraviglia, che di tali persone non ebbi mai conosciuto e mai ne ho sentito parlare.
E qui va osservato che quando ciò mi avviene, non mi consta mai che Gesù non mi abbia accordato, in favore di dette persone, quello che per esse dimando.
Rendo vivissime grazie a Gesù per le assicurazioni, che a nome di Gesù, coll'ultima vostra a me avete dato. Sarei poi per pregarvi che nell'usarmi la carità di scrivermi, aggiungiate ancora l'altra carità di scrivermi assai a lungo. Mi accorgo di essere assai pretenzioso con voi, ma compatite le mia debolezza: per l'attuale mio stato, queste mi danno un tantino di luce.
Fra Pio
(Epist. I, 569)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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