EPISTOLARIO - pag. 113

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 9 maggio 1915
Mio carissimo padre,
Gesù e Maria vi facciano sempre più crescere in carità e vi rendano sempre più degno per la celeste patria. Così sia.
Cantiamo le lodi a Dio perchè è buono, perchè in eterno è la sua misericordia!
I nemici insorgono, o padre, di continuo contro la navicella del mio spirito e tutti d'accordo mi gridano: abbattiamolo, schiacciamolo, perchè è debole e non potrà a lungo resistere.
Ahimè, padre mio, chi mi libererà da questi leoni ruggenti tutti pronti a divorarmi? Troppo bene voi dite che il Signore mentre ci prova con le sue croci e con le sofferenze, lascia sempre nel nostro cuore uno spiraglio di luce per cui si conserva sempre una grande fiducia in lui e si vede la sua immensa bontà. E purtroppo questa luce non è venuta mai meno, ma dovete ancora convenire meco, che l'è appunto questa luce che cagiona al povero spirito una pena superiore ad ogni umano concetto; ella rappresenta in tal modo la divina bontà da non potere l'anima goderne con possedimento di amore, ma solo ella sospira da lungi un tal possesso con desideri penosi: tale luce fa anelare l'anima a Dio, fonte di ogni bene, e che il più delle volte è stretta a palesare la pena delle sue brame con un profluvio di lacrime.
Padre mio, qui, in questo stato per la povera anima tutto è tormento. La poverina è posta di continuo in una contemplazione tormentosissima in cui Dio, con mirabile notizia, facendosi a lei vedere lontano, le sveglia un dolore sì acuto da ridurla alle agonie di morte.
Non crediate intanto che da tali atrocissime pene, che l'anima esperimenta, il corpo ne rimanga del tutto estraneo; no, essi vi partecipa in un modo assai sorprendente ed affatto sconosciuto dai figli del dolore.
Immaginate adesso, o padre, quali pene io soffro. Voi già avete compreso dal fin qui detto come la stessa luce che viene dall'alto si converte per l'anima in un tormento assai penoso. Aggiungete la guerra di satana e la vita tutta di sì fatta anima diventa insopportabile.
Il nemico, non bisogna illuderci, è fortissimo, e non si vuole arrendere. l'anima ne comprende, alla luce che Iddio in lei infonde, tutto il pericolo che corre, se non sta sempre all'erta. Il pensiero di perdere il tutto con una possibile caduta fa tremare la povera anima come canna esposta al vento.
Vi dicevo poc'anzi che la forza di satana, che mi combatte, ma viva Iddio, poichè egli ha posto la causa della mia salute, l'esito della buona vittoria nelle mani della nostra celeste Madre. Protetto e guidato da una sì tenera Madre, rimarrò a combattere fino a quando Iddio vorrà, sicuro e pieno di confidenza in questa Madre di non soccombere giammai.
Quanto, o padre, è lontana la speranza della vittoria, guardata dalla terra di esilio; come è vicina e sicura invece, guardata dalla casa di Dio sotto la protezione di questa Madre santissima!
Mi fate un paterno rimprovero dal perchè non vi parlo mai nelle mie lettere del vostro spirito, ed avete ben ragione. Ma, che volete, sembrami una vera stonatura che mentre l'inferno ricorre per rimedi al medico, si permette di scoprire in pari tempo al suo medico le di lui infermità. Ma sorvolando sopra questa stonatura, per non contravvenire e solo per ubbidirvi, mi permeto di dirvi ciò che il Signore mi permette di manifestarvi, sicuro di farvi cosa grata e di essere da voi compatito per la mia spudoratezza.
Potete star tranquillo e confidare nella bontà del Signore, perocchè molto accetto a lui siete. Altrove vi dicevo nel Signore ciò che era accetto a Dio e ciò che doveva fare senza mai dire basta in riguardo alla salute del prossimo. A quello aggiungo ancora questo, di vegliare e stare sempre vigilante su voi stesso, specie in ciò che riguarda il maledetto vizio della vanagloria, che è il tarlo, la tigniuola dell'anima divota.
E tanto più bisogna vegliare su questo vizio in quanto esso è più facile ad aprirsi la strada ed entrare nell'anima inosservato e per legittima conseguenza più difficile assai a conoscerlo. Stiamo sempre allerta e non ci deve sembrare mai troppo il combattere questo nemico instancabile, il quale è sempre là alla porta di ogni nostra azione.
Ossequiatemi il padre provinciale e benditemi ambedue in ogni istante e non mi dimenticate davanti a Lui.
Il vostro figliuolo fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 574)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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