EPISTOLARIO - pag. 117

Padre Pio a padre Benedetto
Pietralcina, 1 giugno 1915
Mio carissimo padre,
Gesù e Maria siano sempre con voi e con tutti quelli che l'amano con purità di cuore: vi santifichino e vi rimunerino del bene che procurate di fare all'anima mia e vi allevino il peso, da cui siete aggravato e che nell'ora presente addiviene per ogni superiore superlativamente grave.
Rendo vivissime grazie al celeste padre, per Gesù Cristo, per le belle assicurazioni che egli mi fa a mezzo vostro, riguardante il mio stato spirituale. Cosa farò per tanto vostro interessamento per me? A me sembra ben poco cosa il pregare la divina pietà per voi; all'incessante preghiera aggiungo delle opere espiatorie per voi, ma, ahimè! mi avvengo che tutto questo è un puro nulla, messo a confronto con ciò che vi son dovuto.
Cosa farò? Parli per me questo mio cuore ed il nostro dolcissimo Gesù, che è tanto amico di dare, da non evversi ostacolo che arrestar potessem la sua munificenza, ve ne ricompensi a cento doppi e di più ancora, pel bene che fate al mio spirito.
Mi confondo, mi copro il volto di rossore nel leggere la vostra paterna ammonizione, che ciò volendo per me le necessarie assicurazioni e desiderando che mi si scriva assai per consolarmi, sia io tanto parco nel darle agli altri e specialmente a voi.
L'è questo un doce vostro rimprovero, ma a me riesce assai amaro da strapparmi le lagrime, parchè vedo che ne avete tanta ragione. Ma sarà mai possibile che un infermo prescrive medicine al suo medico? Oh ! e se non sarebbe troppa spudoratezza di farla da medico col suo medico? Se poi sono parco con gli altri è perchè temo che il troppo parlare non mi abbia da far sbagliare.
Del resto non posso rifiutarmi alla volontà del Signore ed alle vostre ordinazioni. Quindi ordinatemi pure quello che volete pur sapere ed io farò sempre del tutto per accontentarvi. Questa costante volontà io ce l'ho, ma non sempre è in mio potere di servirmene a mio agio. Non tutto ciò che io voglio, padre mio, mi è possibile di fare.
A me mi accade, da molto tempo addietro, che quando viene Gesù, quelle cose che tanto a me stanno a cuore di dimandargli se ne sfuggono e solo ricordo quello che Gesù vuole che ricordo. Come pure è solito accadermi, quando egli viene, che mi sento spinto da un moto irresistibile di pregare e raccomandare a lui persone non mai viste e di cui non ho mai sentito parlare, chieder per esse quelle grazie, che non mi passarono mai per la mente.
A dire il vero, non mi è successo mai che con questo nuovo modo di pregare abbia qualche volta il Signore lasciate inesaudite le mie suppliche.
Non mi meraviglio tanto di questo secondo mistero per me, quanto mi fa meraviglia il primo. Qualche volta mi metto a piangere come un bambino, perchè non mi sovviene di chiedere a Gesù quello che tanto mi sta al cuore. Come ciò avviene io non so capirlo. Temo fortemente l'inganno del nemico e chi sa, me ne vado pensando, che non sia io veramente nella rete del nemico.
Aggiungete a tutto questo che il fin qui detto più che mai si va facendo ordinario in me, da non molto tempo in qua. Padre, credetemi, una delle tante spine che concorrono a rendermi sempre più aspro il martirio l'è appunto questa. Voi non potete supporre di quanta afflizione e di quanta desolazione mi riesce questa nuova spina.
Parlatemi al riguardo e non vogliate per la terza volta mantenere il più stretto silenzio su di un punto tanto importante per me. Di questo appunto volevo ancora pregarvi nell'ultima mia a voi diretta. Non vogliate, per amore del cielo, mantenere silenzio su questo punto, che sarebbe questo vostro silenzio per me una tacita approvazione di ciò che mi vado pensando, cioè, essere io nell'inganno.
Non posso più tirare innanzi, poichè l'emicrania di cui vi accennai nell'altra mia si va sempre più rendendo insopportabile. Viva Dio che mi da la forza di sopportare anche questa novella croce con paziente rassegnazione.
Augurandovi dal Signore la pienezza delle sue grazie e baciandovi la mano, mi permetto di pregarvi di sempre benedirmi e di raccomandarmi a Gesù, scongiurandolo a voler accettare il mio estremo strazio per l'immane flagello mondiale. Si plachi l'ira divina ed affretti l'ora della pace.
Il vostro povero figliuolo, fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 586)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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