EPISTOLARIO - pag. 118

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 20 giugno 1915
Mio carissimo padre,
Gesù e Maria siano sempre con voi e con tutti quelli che l'amore con purità di cuore; vi santifichino e vi rimunerino del bene che con instancabile costanza cercate sempre di fare all'anima mia. Così sia.
Rispondo alla vostra gentilissima lettera con moltissimo ritardo a causa delle mie eccezionali condizioni. Mio vivissimo desiderio sarebbe quello di scrivervi una lunghissima lettera; moltissimo avrei a dirvi, diversi conti ho da saldare con voi: ma mi accorgo, padre mio, che ciò non mi sarà possibile.
La voglia di scrivere a lungo mi ha fatto pure procrastinare fino al presente, ma vedendo che l'importanza non è affare di giorni, mi decido a scrivervi il più necessario e per summa capita.
In verità la ragione principale che a questo mi fa determinare si è il togliervi da quella preoccupazione che certamente vi cagiona questo mio prolungato silenzio. Gesù non mi permette che in quest'ora solenne per la nostra Italia, per l'Europa, pel mondo intiero io abbia da sentire qualche refezione spirituale. Non è giusto che in un tempo di lutto nazionale non tanto, ma mondiale ancora, vi sia un'anima che dal perchè non sia sul campo di battaglia, a lato dei suoi fratelli, abbia a vivere, anche per un solo istante, nella gioia.
Il buon Gesù ha posto in una estrema desolazione il mio spirito; a stento sento di sentire di vivere la vita dei figliuoli di Dio. Tutto è deserto, tutto è sconforto per l'anima in questi momenti di trepidazione e di speranza.
Di tanto in tanto una tenuissima luce che viene dall'alto, tanto per rassicurare la povera anima che il tutto è regolato dalla provvidenza divina e che, miscens gaudia fletibus, il Padre celeste la va conducendo per imperscrutabili secreti, al raggiungimento del suo fine, che altro non è se non la sua perfezione, l'unione al suo Dio: ma ahimè! di lì a poco ella, la povera anima, viene immersa in una desolazione ben più funesta di quella di prima.
Non valgo a comprendere il come si possa vivere, allorchè Dio benedetto pone un'anima in questo strettoio. Quello che io valgo a dire si è che all'anima in questo stato le sembra di vedere lontano lontano una mano che si occulti e che questa mano non può essere se non quella di Dio; inoltre nell'altra punta dello spirito sente simile ad un lieve soffiare di vento primaverile quella bellissima assicurazione del divin maestro che non può cadere un capello dal nostro capo, senza la permissione del nostro Padre celeste, che egli veglia paternamente su di lei, e che provandola con simili desolazioni, lo fa sempre per amore e per la sua perfezione.
E così, o padre, l'amarezza della prova viene addolcita dal balsamo della bontà e della misericordia di Dio. Viva Iddio che sa sì meravigliosamente alternare le gioie e le lagrime dal condurre l'anima per incognite vie al raggiungimento della perfezione; la perfezione che egli sa trarre anche da quello che all'anima sembra e reputa un male; la perfezione, fiore che Iddio pietoso fa sbocciare tra le spine del dolore, innaffiato dalle lagrime dell'anima che pazientemente soffre, che umilmente ai divini voleri si uniforma e che caldamente e fervitamente prega.
Confidiamo sempre in Dio, o padre, ed a questo ci aiutino la fede viva ed i conforti della cristiana speranza, e preghiamo sempre e la pace non tarderà ad arridere alle nazioni. Abbiamo rivolto il pensiero al cielo, la vera patria nostra, di cui la terra non è che una smorta immagine e sforziamoci, colla divina assistenza, di conservare, in ogni evento o lieto o triste, quella serenità e quella calma che si addice ai veri seguaci del biondo Nazareno.
Addio, o padre, il Signore vi consoli come sempre. Quando e dove ci rivedremo?...
Scrivetemi, oso pregarvi, e molto a lungo ed intanto non vogliate defraudarmi della vostra paterna benedizione, non che di quella del padre provinciale, che umilmente chiedo.
Gesù con voi sempre.
Fra Pio, cappuccino.
(Epist. I, 594)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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