EPISTOLARIO - pag. 119

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 24 giugno 1915
Mio carissimo padre, le fiamme del divino amore consumino in voi tutto ciò che non sa di Gesù. Il divino Spirito colla sua grazia vi fortifichi sempre del novello coraggio per quindi affrontare con tranquillità e calma la guerra che dai nemici ci viene.
Mi affretto con sacrifizio della salute a dare riscontro alla vostra carissima lettera, per togliervi da qualsiasi oppressione che abbia potuto cagionarvi il mio lungo silenzio.
E' vero che domenica scorsa indirizzai a San Marco una mia lettera per voi, ma stando nel dubbio se vi sia stato o no trasmessa, mi decido a scrivervi la presente, la quale, per ragioni che voi potete già conoscere, mi permetto di farvele pervenire a mezzo di Raffaelina.
Di che temete riguardo al vostro spirito? Oh! non sapete che Gesù è con voi ed è lui che in voi opera il tutto? Tranquillizzatevi, o padre, non date retta a cotesti vani ed inutili timori; riempite i vuoti del vostro cuore con l'ardente amore a Gesù. Umiliamoci sempre più sotto la potente mano di Dio, accettando sempre con serenità di spirito ed umiltà di cuore le tribolazioni, che egli ci manda, affinchè nel tempo della sua visita ci esalti col darci la sua grazia. Gittiamo in lui ogni nostra sollecitudine, poichè egli ha cura di noi più che una madre non ha cura pel suo pargoletto.
Rimiriamo sempre coll'occhio della fede, qual nostro angolo pio e benefico, Gesù Cristo che carico della sua croce ascende il Calvario, e come egli va a grande stento guadagnando l'erta pendice del Golgota, noi lo vediamo seguito da un immenso stuolo di anime che appresso a lui portano la propria croce e battono la stessa strada.
Oh come è bella questa vista! Fissiamo bene lo sguardo della mente. Noi vediamo venire immediatamente appresso a Gesù la nostra santissima Madre, la quale in tutta la perfezione segue Gesù, carica della propria croce. Ecco seguire gli apostoli, i martiri, i dottori, le vergini, i confessori.
Oh come questa comitiva è santa, è nobile, augusta, pregevole e cara! Oh come in essa la gioia è sincera, la pace profonda, il camminar coraggioso, il vivere perfetto! La fede la anima, la fiducia la sostiene, la carità l'accende, il pudore l'abbellisce, la penitenza l'adorna.
Tutte le consolazioni vi sono unite a tutti i sacrifizi, tutte le speranze a tutte le virtù. Or chi concederà anche a noi di essere di sì bella compagnia? Ma viva Iddio! Gesù stesso, contro ogni nostro stesso demerito, ci ha posti in sì bella compagnia. Sforziamoci di confonderci sempre meglio nelle sue file ed affrettiamoci a camminare con essa per la strada del Calvario. guardiamo il termine del nostro viaggio, non ci disgiungiamo da questa bella compagnia, non ricusiamo mai di battere altra via se non sia quella che essa batte.
Abbiamo fede che Gesù ci sosterrà sempre con la sua grazia. Combattiamo da forti con le anime forti ed il premio non sarà lontano.
Adesso consolatevi, o padre, nel dolcissimo Signore, sapendo di fare un tutto la sua volontà. Vengo poi a darvi un incomodo sicuro che voi il farete volentieri quest'altro sacrificio. Dell'Annita non sospetto affatto che colui che in lei opera non sia Gesù. Il Signore l'ha arricchita di una semplicità veramente infantile. Ora quello che vorrei da voi si è che non partiate da Foggia senza prima non avervi procurato una sua visita. Esaminarla attentamente, specialmente su ciò che riguarda le locuzioni interne; esaminarla sull'orazione, sui movimenti tutti del suo cuore. Statevi attento, l'esame va fatto su tutto e scrupolosamente.
Del resto state pur tranquillo, che non avete da rivolgerle molte domande nel fare tutto questo, per voi non avrà secreti avendoglielo suggerito in una delle mie lettere. Come pure non si meraviglierà di questa vostra intervista, avendola messa sull'avviso da un pezzo.
Non mi negate questa carità, o padre, procuratevi questa visita e poi scrivetemi a suo tempo, lungamente in riguardo, e non tralasciando di manifestarmi i vostri sentimenti su quest'anima privilegiata.
Dissi che non sospetto dell'operazione divina su quest'anima, ma non voglio punto fidarmi di ciò che Gesù mi dà a conoscere.
Arrivederci, o padre, dove e quando Gesù il vorrà.
Fra Pio, cappuccino.
Se vi riesce possibile, procuratemi dell'applicazioni.
(Epist. I, 596)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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