EPISTOLARIO - pag. 120

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 1 luglio 1915
Mio carissimo padre,
Gesù vi riempia lo spirito di tutte le più elette sue grazie e vi faccia sempre più esperimentare la dolcezza della croce portata cristianamente.
Quanto è dolce, padre, il nome croce!; qui, appiè della croce di Gesù, le anime si rivestono di luce, s'infiammano d'amore; qui mettono le ali per elevarsi ai voli più eccelsi.
Sia dessa croce anche per noi sempre il letto del nostro riposo, la scuola di perfezione, l'amata nostra eredità. A tal fine badiamo di non separare la croce dall'amore a Gesù: altrimenti quella senza di questo diverrebbe un peso insopportabile alla nostra debolezza.
La Vergine Addolorata ci ottenga dal suo santissimo Figliuolo di farci penetrare sempre più nel mistero della croce ed inebriarci con lei dei patimenti di Gesù. La più certa prova dell'amore consiste nel patire per l'amato, e dopo che il Figliuolo di Dio patì per puro amore tanti dolori, non resta alcun dubbio che la croce portata per lui diviene amabile quanto l'amore.
La santissima Vergine ci ottenga l'amore alla croce, ai patimenti, ai dolori ed elle che fu la prima a praticare il vangelo in tutta la sua perfezione, in tutta la sua severità, anche prima che fosse pubblicato, ottenga a noi pure e dessa stessa dia a noi la spinta di venire immediatamente a lei d'appresso.
Sforziamci noi pure, come tante anime elette, di tener sempre dietro a questa benedetta Madre, di camminare sempre appresso ad ella, non essendovi altra strada che a vita conduce, se non quella battuta dalla Madre nostra: non ricusiamo questa via, noi che vogliamo giungere al termine.
Associamoci sempre a questa si cara Madre: usciamo con essa a presso Gesù fuori di Gerusalemme, simbolo e figura del campo della ostinazione giudaica, del mondo che rigetta e che rinnega Gesù Cristo, e dal quale Gesù Cristo ha dichiarato di essersi separato, avendo detto: Ego non sum de mundo e che ha escluso dalla sua preghiera fatta al Padre: Non pro mundo rogo. Si, padre, usciamo fuori di questa Gerusalemme rinnegata, di questa Gerusalemme deicida, di questa Gerusalemme infedele a campo aperto, portando appresso a Gesù l'obbrobrio glorioso della sua croce.
A questo c'invita l'Apostolo: Exeamus ergo ad eum extra castra improperium eius portantes. A questo punto c'invita il divin maestro: Qui vult venire post me, abneget semetipsum, tollat crucem suam, et sequatur me. Teniamo sempre fisso lo sguardo in quella nobile augusta e santa comitiva che segue Gesù al Golgata: non vi è un solo che non porti la professione della vera fede in fronte, l'annegazione nel cuore e sulle spalle la croce ed animiamoci a seguire questo popolo avventuroso, in cui tutte le consolazioni vi sono unite a tutti i sacrifizi, tutte le speranze a tutte le virtù.
Stiamo bene all'erta di non mai turbarci per qualsiasi sinistro accidente potesse a noi venire, essendo questo mai scompagnato dalla imperfezione, avendo sempre la sua origine nell'egoismo e nell'amor proprio. Di più quando il nostro cuore è inquieto, più frequenti e più diretti sono gli assalti del nemico, il quale approfitta della naturale debolezza, la quale c'impedisce il diritto sentiero della vita.
Il nemico di nostra salute conosce troppo bene che sicuro indizio dell'assistenza divina è la pace del cuore e perciò non lascia sfuggire cosa alcuna per farcela perdere. Perciò stiamo sempre all'erta su questo punto. Gesù ci aiuterà.
Ahimè!, padre mio, perdonate la mia spudoratezza: dimenticavo a chi scrivevo.
Riguardo al viaggio di quelle due persone vogliono fare, lo facciano pure, però sebbene non ho mai ignorato che il Terreno non sia zona di guerra, in verità non veggo in pace questo viaggio.
Raccomando poi caldamente anche alle vostre preghiere il povero padre Evangelista, che a me sembra trovarsi al presente in una grande desolazione. Gesù voglia presto consolarlo.
Arrivederci, padre, quando e dove Iddio vorrà ed intanto, tenedoci sempre presente davanti a Gesù, non mi negate la vostra paterna e sincera benedizione.
Il vostro povero figliuolo fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 601)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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