EPISTOLARIO - pag. 121

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 10 luglio 1915
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre nella vostra mente, nel vostro cuore ed innanzi agli occhi vostri.
Egli sia sempre il vostro principio, il vostro centro, il vostro fine, ed egli assorbisca in sè tutta la vita vostra. La Madre di Gesù e nostra ancora ci ottenga dal Figlio suo la grazia di vivere una vita tutta secondo il cuore di Dio, una vita tutta interiore e tutta nascosta in lui. Ci unisca questa sì cara Madre a Gesù così strettamente da non lasciarci più rapire ed allettare da cosa alcuna di questo basso mondo; ci tenga sempre dappresso quell'amabilità infinita, a Gesù, ed allora solamente potremo noi pure dire con san Paolo essere figli di Dio in mezzo ad una nazione depravata e corrotta.
Gesù si compiace comunicarsi alle anime semplici; sforziamoci di fare acquisto di questa bella virtù, abbiamola in gran pregio. Gesù disse: se non vi fate come i fanciulli, non entrerete nel regno dei cieli. Ma prima d'insegnarlo a noi colle parole l'aveva praticato lui stesso col fatto. Si fece bambino e ci diede l'esempio di quella semplicità che poi avrebbe insegnato anche colle parole. Diamo lo sfratto al nostro cuore, tenendo da esso lontano ogni prudenza terrena. Sforziamoci di avere una mente sempre pura nei suoi pensieri, sempre retta nelle idee, sempre santa nelle sue intenzioni.
Conserviamo sempre una volontà, la quale non cerchi altro che Dio e la sua gloria. Se noi ci sforzeremo di andare avanti in quella bella virtù, colui che ce la insegno ci arricchirà sempre di nuovi lumi e di maggiori favori celesti.
Abbiamo sempre davanti agli occhi della mente il nostro stato di sacerdoti e fino a che non giungano a dire con san Paolo ad ogni classe di persona, senza tema di mentire, quell'Imitatores mei estote sicut et ego Christi, non ci arrestiamo di andare sempre avanti in questa bella virtù della semplicità.
Ma noi non faremo mai un passo in virtù, se non ci studieremo di vivere in una santa ed inalterabile pace. Dolce è il gioco di Gesù, leggiero il suo peso, perciò non diamo luogo al nemico di insinuarsi nel nostro cuore per strapparci questa pace.
La pace è la semplicità dello spirito, la serenità della mente, la tranquillità dell'anima, il vincolo dell'amore. La pace è l'ordine, è l'armonia in tutti noi: ella è continuato godimento, che nasce dal testimonio della buona coscienza: è l'allegrezza santa di un cuore, in cui vi regna Iddio. La pace è il cammino della perfezione, anzi nella pace si trova la perfezione, ed il demonio, che conosce assai bene tutto questo, fa tutti gli sforzi per farci perdere la pace.
Stiamo bene all'erta ad ogni minimo sintomo di turbamento ed appena ce ne accorgiamo di cadere nello scoramento, ricorriamo a Dio con filiale fiducia e con totale abbandono in lui.
Ogni nostra perturbazione dispiace assai assai a Gesù, essendo che una tale perturbazione non va mai scompagnata dalla imperfezione e che sempre ha la sua origine nell'egoismo e nell'amor proprio.
Di una sola cosa l'anima deve rattristarsi, dell'offesa di Dio, ed anche su questo punto bisogna essere molto cauti. Dobbiamo rammaricarci sì dei nostri mancamenti, ma con un dolore pacifico, fidenti sempre nella divina misericordia.
Guardiamoci inoltre da certi rimproveri e rimorsi contro noi stessi, i quali rimproveri il più delle volte ci vengono dal nemico, affine di turbare la nostra pace in Dio.
Se tali rimproveri e rimorsi ci abbassano e ci fanno diligenti nel bene agire, senza toglirci la fiducia in Dio, teniamo per fermo che ci vengono da Dio. Ma se ci confondono e ci rendono paurosi, diffidenti, pigri, lenti nel bene, teniamo per certo che ci vengono dal demonio e, come tali, cacciamoli, rifugiandoci nella fiducia in Dio.
Così tenendoci in ogni fragente l'animo tranquillo ed in pace, faremo molto profitto nelle vie di Dio; in contrario, perduta questa pace, ogni nostro esercizio per la vita eterna riuscirà di poco o di niun frutto.
Dal fin qui detto voi avrete già compreso quanto io sia lontano dal condividere con voi, mio carissimo padre, per giuste certe vostre secrete preoccupazioni riguardante il vostro stato spirituale.
Calmate, vi prego, o padre, coteste vostre superflue ed inutili angustie. Il Signore è con voi e non vi è luogo a temere.
Circa quell'affare di quella vedova, si torni pure alla carica, ma ella sbagliò il primo passo ed ogni ulteriore sforzo io lo veggo difficile assai dall'essere coronata dal buon esito. Del resto consigliatela pure ad agire ed abbia fede nel Signore, che alla fine troverà lui in mezzo come consolarla per l'avvenire dei suoi bambini.
Abbiate sempre presente davanti a lui, massime in questi tempi, nei quali soffro pene ed angustie di tutti i colori.
Attendo un'esatta informazione per ciò che vi chiesi in un'altra mia.
Beneditemi assieme al padre provinciale. Gesù con voi è sempre.
Fra Pio
(Epist. I, 606)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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