EPISTOLARIO - pag. 123

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 28 luglio 1915
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista e vi diriga sempre in vita e vi conforti in morte; la sua grazia sovrabbondi sempre più nel vostro spirito e lo santifichi tutto. Così sia.
Ho lasciato or ora il letto dove sono stato per alquanti giorni ammalato, ed il mio primo pensiero, nel poggiare i piedi a terra, si è stato quello di dare riscontro all'ultima vostra pervenutami avanti ieri.
Questa vostra ultima mi fa piangere come un bambino. E' mai possible, come voi mi dite, che colui che in me va operando nel modo che voi sapete e conoscete sia proprio Gesù e che l'anima mia sia oggetto ancora delle di lui paterne tenerezze?!
Starei sempre lì a dubitare; per non contravvenire nemmeno questa volta mi sottopongo alle vostre dichiarazioni, sebbene, ahimè! un tale sforzo per sottopormi lo trovo superiore alle mie forze, ma pure col divino aiuto lo fo.
Alla vista di tanti aiuti, che con sì larga liberalità Gesù mi appresta, non posso contenere i trasporti della mia gratitudine. In mezzo all'estrema desolazione, in cui mi ha posto il Signore, sento solo nel mio cuore alzarsi qual gigante il pensiero della gratitudine. Ma, padre mio, dal mio spirito è lungi le mille miglia che ciò sia una grazia, o magari, ammessolo pure, non credo che sia per me a salute, poichè veggo chiaramente che l'anima mia è affatto indegna dello sguardo divino, che illumina ogni uomo che viene in questo mondo.
Perdonate, o padre, un tal linguaggio; non vogliate darvi a credere che la confidenza nel Signore sia si rallentata nel mio cuore; ma no, il solo pensiero che mi regge impiedi nello stato in cui Iddio mi pose contrario a lui, divenedo gravoso ed a me stesso di tormento, è solo il pensiero di Dio e la confidenza che sento sempre più crescere nel mio cuore verso di lui, da farmi esclamare sempre più forte: Etiam si occideris me, in te sperabo, Domine.
Sono rassegnato a tutto, a tutto mi sento preparato. Faccia di me il Signore come meglio gli aggrada; mi punisca pure, poichè sono uomo che vedo la mia povertà, nella verga della sua indignazione. Mi continui a minacciare ed a trarmi fra le tenebre; continui pure a poggiare su di me tutti i giorni questa sì pesante mano, innalzi sempre più questo edificio di separazione, circondato di fiele e di fatica; continui pure a chiudermi ogni strada con massi riquadrati, distrugga ogni sentiero, seguiti a diportarsi con me come leone nascosto; tenga teso l'arco suo e mi faccia pure bersaglio alle sue saette, che sempre a lui più forte esclamò con Giobbe: Etiam si occideris me, in te sperabo.
Nel vedermi indegno nello sguardo divino da una parte e nel vedere le divine beneficenze verso di me dall'altra, il mio cuore non riesce a contenersi, non può rimanersene insensibile. Accetti egli l'omaggio della mia riconoscenza: sia mille volte benedetto, onorato, glorificato, lodato in cielo ed in terra come ne è degno.
Da più giorni ho saputo che Raffaelina con la sorella si trova a Casamicciola, ma finora nessuna nuova ho ricevuto da parte sua.
Come va poi che non mi date risposta intorno a ciò che vi domandavo nella prescritta sulla parte interna della busta dell'ultima mia? Forse non vi badaste a leggervi. Pregovi di tranquillizzarmi.
Con gioia immensa del mio cuore vengo a conoscenza che il padre Pietro, ex-cappellano militare, è stato dispensato dalla milizia per ragione d'ufficio. A Dio ne sia tutta la lode.
Vengo poi anche questa volta a cagionarvi fastidio. Io mi vado sentendo sempre più male in salute e sebbene veggo che i mezzi ed i rimedi umani non potranno arrestare il corso del male fino a quando il Signore non vi interverrà lui immediatamente, pure qualche volta per motivo di carità bisogna essere, o meglio trascendere agli altrui voleri. Perciò vorrei portarmi a Napoli per una visita medica, non per sperare da tal visita una miglioria nella salute, ma sibbene per premunirmi di un certificato di qualche specialista, da presentarlo in caso di richiamata alla milizia; altrimenti non saprei cosa mi sarà riserbato.
Trovando giusto questo esposto, vi prego di ottenermi l'ubbidienza dal padre provinciale.
Quante cose avrei a dirvi, ma non ne posso più: le forze mi vengono meno.
Arrivederci, padre, dove Iddio vorrà.
Il vostro figliuolo fra Pio
(Epist. I, 618)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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