EPISTOLARIO - pag. 124

Padre Pio a Padre Agostino
Pietrelcina, 4 agosto 1915
Mio carissimo padre,
la grazia del divino Spirito sia sempre nel vostro cuore e vi faccia santo. Così sia.
Sto per essere schiacciato sotto il peso delle tribolazioni. Il mio spirito continua ad alimentarsi di fiele e di amarezza e non vi è che possa consolarlo. La desolazione è estrema e non so se potrò scamparla. Mi sento venir meno le forze; Quest'ora suprema per l'anima mia non so se potrò viverla a secondo del cuore di Dio.
Il solo pensiero della misericordia del Signore è quello che mi fa stare ancora in piedi. Ma continuerà a sorreggermi ancora? Non diffido della bontà del Signore, ma me lo fa temere la mia fiacchezza e la mia ingratitudine verso tante grazie che egli mi va compartendo.
Il Signore ha tolto il velo che mi nascondeva il gran mistero, la mia vita trascorsa sì malamente, la mia anima sì deforme ripiena di colpe, è fatta indegna dello sguardo di Dio.
Dall'altra parte anche la bontà di Dio mi si discuopre e lungi dall'arrecarmi conforto mi atterrisce, mi spaventa, mi fa agonizzare, mi fa provare le pene che sentono quegl'infelici la giù nell'inferno. Oh! perchè mai tutto questo? Che cosa ha fatto l'anima mia in quest'ultimi tempi da attirarsi, non saprei se dico bene, tanto sdegno del cielo?
Innanzi a questo doppio quadro estremamente opposto, quale io fui, cioè, pel passato e quale è la bontà di Dio, io agonizzo continuamente. Non vi è tregua nè di giorno nè di notte. Nulla, proprio nulla mi distrae da questo incubo che mi tortura. E ciò che più mi strazia l'anima si è che forse queste mie pene non sono accette a Gesù, perchè provenienti da un vaso d'ignominia e chi sa che non sia desso anche un vaso d'ira?
Io non ingrandisco la cosa, o padre; è la mia malizia che io sì chiaramente veggo e che così mi fa parlare. Ma potessi almeno farmi comprendere da altri, valessi almeno a discoprire tutte le mie pene a chi mi dirige! Se ciò mi fosse possibile, io forse resterei scaricato di un sì gran peso. Mio Dio! Sarà mai vero che dovrò calare nella tomba, portando meco il gran secreto che mi circonda ed il gran mistero che mi opprime, sì incerto dell'eterno mio destino!
Se ciò è a salute, sia pure. Se è a perdizione, non ho a chi darne la colpa, l'ho giustamente meritato! Ma mi salvi la tua misericordia, che non conosce mai limiti!
Rispondetemi, o padre, oso pregarvi, e subito. Non mi abbandonate, per carità; la mia lampada oscilla, sta per spegnersi. Se è necessario l'alimento, la vostra santa parola e le vostre ardenti preghiere lo facciano per carità!
Mi permetto ancora pregarvi di scrivermi e di scrivermi a lungo e non fare come avete fatto ultimamente. In contrario, preferisco l'assoluto silenzio, che voi non lo farete giammai.
Mi accorgo che metto a dura prova la vostra pazienza, ma sopportatemi ancora, Gesù ve ne darà eterna ricompensa.
Il padre provinciale continua a serbarmi il silenzio. Sia fatta la volontà di Dio!
Beneditemi sempre e non dimenticate la mia estrema povertà di spirito davanti a lui.
Il vostro povero figliuolo
fra Pio, cappuccino.
(Epist. I, 622)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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