EPISTOLARIO - pag. 126

Padre Pio a Padre Agostino
Pietrelcina, 25 agosto 1915
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre il re pacifico del vostro cuore e vi accordi tutto quel bene spiruituale che desiderate ed augurate alle anime altrui. Così sia
All'avvicinarsi del bel giorno del vostro onomastico, più che mai sento ingigantirsi nel mio cuore il senso della vivissima graditudine verso di voi, che siete stata la persona la più che siasi interessata pel mio profitto spirituale.
Di tutto ne do lode a Dio ed a voi ne rendo sempre infiniti ringraziamenti, facendovi solenne promessa di ricompensarvi, per quanto è nelle mie possibilità, ogni bene con la riconoscente preghiera a Dio.
Pel vostro onomastico sarei per pregarvi di accogliere i miei sencerissimi e sentitissimi auguri che vi mando, auguri che vengono dal fondo del cuore, massimamente per l'incremento della vostra vita spirituale. Voglia Iddio rendere esauditi i miei voti, che sono sempre quelli di essere conservato nel santo amore e darmi la contentezza di vedervi sempre avanzare nelle vie del signore.
La santissima Vergine a Dio queste mie deboli, ma pure assidue preghiere e con la sua purezza pieghi il cuore dell'Eterno a riguardarci sempre con occhio di paterna bontà.
Piaccia a questa benedetta Madre farci degni della gloria eterna. Con questa fede e con questa aspirazione si è che vi desidero contentissime le belle feste del vostro onomastico.
E voi, o padre, il tutto accogliete quelle tenue offerta di quel grande amore che vi porto davanti a Gesù.
Nell'ultima vostra mi fate un paterno rimprovero del perchè non vi dico nulla in ciò che riguarda il vostro spirito e per quello ancora che riguarda quelle anime da voi raccomandatemi altrove. Mio Dio! quale confusione e quale umiliazione l'è questa per me! Ben merito da voi questo rimprovero, però vogliate tenermi per escusato, tenendo presente che il tutto non proviene in me da sentimento di cattiveria.
Del resto voi comprenderete che ogni vostro desiderio e suggerimento per me hanno forza di legge. Potete quindi stare sicuro che ciò che mi raccomandate, sia in vostro riguardo che in riguardo delle anime altrui, nulla dimenticherò, per quanto è in mia facoltà, di sempre e di tutto far continua memoria dinanzi a Lui.
Perchè poi mostrarvi così preoccupato sul vostro spirito? O non sapere voi che Gesù è contento di voi e che molto siete caro al suo divin Cuore? Nessuna preoccupazione su questo punto; una cosa sola deve essere la vostra assidua occupazione: andare sempre innanzi nella santa carità. E sebbene Gesù si compiace di voi, pure vuole che cresciate sempre in carità, sia perfezionando la vostra anima, sia col procurargli sempre nuove anime, non che procurargli di rendere perfette quelle anime che già sono sue per sola grazia santificante.
Mi permetto poi di umilmente sottoporvi un mio debolissimo suggerimento ed il tutto con molta riserbatezza, e non vi nascondo anche con grande mio timore, perchè ho paura di sbagliare.
Quello che io voglio dirvi si è di stare molto accorto nella direzione di anime, specie di diverso sesso, e non dare loro a divedere di dare molta importanza in ciò che spetta fenomeni estraordinari, salvo quando si hanno prove chiarissime in mano, che il confutarle costituirebbe quasi una specie d'infedeltà.
E' vero che fino al presente di siffatte anime Gesù ve ne ha fatte incontrare pochissime, ma nell'avvenire Gesù susciterà molte di tali anime che forse potrebbero anche alcune di queste imbattersi in voi. Perciò vigilate e fortificatevi coll'orazione ed intanto vogliate perdonare alla mia spudoratezza.
Ignoro se il padre provinciale trovasi in mezzo a voi. Egli seguita a tenermi il silenzio intorno a ciò che altrove vi dissi. Ricevei da lui l'attestato da Morcone, da rimetterlo al vicario capitolare, ma nessuna parola su ciò che mi riguardava. Che cosa è mai questo? Sono io forse un reietto da Dio ed il padre provinciale, per sentimento di carità, vuol differire dall'annunciarmi una sì luttuosa condanna?
Avvenga quello che Iddio ha stabilito di me; ma io in ogni modo spererò sempre in lui e la mia voce sempre più forte a lui s'innalzerà: Etiam si occideris me, in te sperabo.
Perdonate, o padre, alla mia follia: è la piena delle acque fecciose che è per sommergermi, per annegarmi. Non ne posso quasi proprio più, mi sento tutto venir meno, all'infuori di quel tenuo filo che è la fede, che per me è l'unico punto d'appoggio in questo mare tempestoso.
Sotto la possente mano dell'onnipotente sentomi tutto liquefarmisi, mentre l'anima va disciogliendosi come il ragno che si sventra.
(Epist. I, 626)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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