EPISTOLARIO - pag. 129

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 10 settembre 1915
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre il re pacifico del vostro cuore e vi conforti di quella consolazione, che non può venire che da lui solo. Così sia.
Ebbi ieri al giorno l'ultima vostra e grazie infinite ne siano rese al Signore da tutte le creature. Nel leggere in questa vostra preziosissima ciò che mi chiedete, mi sento tutto riempirmisi di confusione, ma conoscendo che è il Signore che vi suggerisce di rivolgervi a questa sua povera creaturella, non posso esimermi di riferirvi ciò che io so nel dolcissimo Gesù. Piaccia al Signore, nell'ombra in cui il mio spirito è tutto immerso, guidarmi a che non sbagli in quello che sono per dire. Ed intanto prego il buon Dio a rendere, se è possibile, canale di qualche consolazione per voi questo povero mio scrittorello.
Gesù vi fa sapere che le varie pene spirituali, che cotanto vi agitano, sono da lui direttamente volute per provarvi e non per castigarvi, per maggiormente purificarvi e rendervi, per quanto sarà possibile, conforme a lui, che è il prototipo di ogni anima che ha scelto l'ottima parte de divin servigio. Egli vuole da voi, in segno di gratitudine, una più grande docilità a queste sue divine operazioni. Su questo punto parmi che Gesù non sia tanto contento e soddisfatto; egli dice d'aver trovato un terreno alquanto duro, ma non per questo si ritirerà dal continuare la sua opera di santificazione su di voi.
Coraggio dunque, padre mio, coraggio sempre; questa rivelazione, lungi dall'arrecarvi terrore e sconforto, dovrà arrecarvi, io spero, refrigerio al vostro cuore. Desse deve ispirarvi maggior confidenza nel divino aiuto, sapendo che Gesù non ritirerà l'opera di santificazione da voi. Dunque niente timore. Voi soffrite, è vero, e soffrirete ancora; ma non riesce di conforto ad un'anima il sapere che tali sofferenze sono un pegno del divino amore? il conoscere che tutte queste pene sono accette al divin Cuore?
Vengo ora a dar riscontro a quelle vostre dimande.
Che voi siate costì o andiate a Foggia è di pari gradimento al Signore. Di maggior gradimento parmi che riuscirebbe al Signore se vi stabiliste altrove, che non sia nè costà e nè Foggia. Ho detto parmi, perchè non vorrei sbagliarmi in nessun modo e nello stato attuale sono sì pieno di timori, che ho paura di sbagliare persino nel riferire ciò che mi si dice.
E' volere di Gesù che voi continuiate nel ministero delle confessioni e che stiate tranquillo, perchè tale ministero sarà per voi di aumento di grazia presso il signore. Dal sapere poi essere volere di Dio che continuate in ascoltare le confessioni comprenderete benissimo essere arte del maligno spirito suscitar nella vostra anima tanti timori in proposito.
Troppo bene conosce questa maledetta bestia il numero delle anime tiepide, che sono addivenute fervorose per mezzo vostro; il numero di queste anime peccatrici, datesi intieramente al Signore per le vostre sante esortazioni; il numero infine di quelle anime votatesi a perfezione cristiana perchè ne sono state invogliate da voi e perciò, guardando tante belle opere, con occhi diabolici vuole insinuarsi nel vostro cuore con sì fatti tiomori. Vivete tranquillo, o padre, poichè i vostri timori in riguardo al su detto ministero non sono nè scrupoli, e molto meno giuste apprensioni o rimorsi, ma sibbene vere tentazioni.
Badate bene, padre mio, che il nemico è un grande artefice di iniquità; se voi non vi fate violenza e non vi vincete su questo, egli non tarderà a muovervi un'altra guerra, a voi ed alle anime altrui, assai più dannose, cioè, il farvi ritirare dalla sacra predicazione.
Anche su questo punto egli ne freme molto e si va rodendo nella sua rabbia. Se egli riuscisse ad espugnare questa fortezza a farvi ritirare cioè dal ministero della confessione, non si terrebbe appagato, ma subito passerebbe all'espugnazione della seconda fortezza, che gli riuscirebbe assai più facile, essendo molti i mezzi per riuscire anche in questo.
Ed io vorrei sbagliarmi nell'asserire che finor anche in questo punto vi ha mosso guerra, sebbene in modo assai puù velato. Pel momento Gesù non richiede altro che voi pel governo della nostra provincia, se non la vostra assidua vigilanza a che sia osservato esattamente ciò che altre volte avete ordinato. I tempi son critici che si attraversano e diportarsi diversamente sarebbe imbrogliare ciò che con l'aiuto di Dio si è riuscito in parte ad ottenere.
E non vi accorate poi soverchiamente per ciò che riguarda qualche individuo, poichè a tutto il cuor loro è divenuti insensibile. La divina pietà non li ammollisce; coi beneficii non si attirano, coi castighi non si domano; colle dolci insolentiscono, colle austere imperversano; nell'avversità disperano; e sordi, ciechi, insensibili a tutto ciò che potrebbe scuoterli, i più grandi ammonimenti, come le più grandi esortazioni non fanno che raddoppiare le loro tenebre e confermarli nella loro durezza. Si può dare durezza più mostruosa di questa?
Il divin maestro tocchi loro il cuore e li converta!
Adesso, padre, parmi d'aver soddisfatto su tutto; non vi ho parlato affatto di me, vi ho ubbidito nonostante il grandissimo bisogno, che sento in fondo all'animo mio di parlarvi. Ma tutto sacrificio, affin di non irritarvi. Voglia il buon Gesù sostenermi sempre in piedi e non permettere che l'anima mia divenga a lui infedele.
Le vostre assicurazioni mi apportarono un tenue raggio di luce, ma di lì appoco tenebre assai più dense. Mi sforzo a prestarvi fede, parmi che la cosa non può stare diversamente da quello che voi mi dite, ma nessuna refezione spirituale ne provo. Sia fatta sempre la divina volontà! Se non affogherò in queste limacciose acque, in riguardo specialmente alla cognizione della mia indegnità e deformità interiore, che è tanto orribile da cagionarmi la morte, è per un insigne favore di Dio! Sia sempre benedetto il Signore, che è con noi sì liberale dei suoi favori.
Beneditemi fortemente e pregate Gesù per me, che mi aiuti ad essere docile alle sue divine operazioni. Io preghierò sempre e continuamente per voi.
Il vostro povero figliuolo fra Pio, cappuccino
Tante belle cose per me al padre Agostino.
(Epist. I, 642)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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