EPISTOLARIO - pag. 131

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 25 settembre 1915
Mio carissimo padre,
la grazia del divino Spirito sovrabbondi sempre più nel cuore vostro e Maria santissima vigili al fianco vostro, affinchè le divine operazioni su di voi ottengano sempre tutti quei frutti che il Signore vuole. Così sia.
L'anima mia piena di riconoscenza verso Dio per le tante vittorie, che va enumerando in ogni istante della vita, non può non sciogliere inni di benedizione senza fine ad un Dio sì grande e sì liberale. Sia benedetto un Signore di tanta bontà! benedetta una sì larga misericordia! Sia lode eterna ad una pietà sì dolce, sì amorosa!
La gran gloria, o padre, che il divino amante serba in cielo a quelle anime che la durano salde in far sempre la di lui volontà sino alla morte, riempiemi il cuore di un superlativo rimorso, mi sento trafiggermi l'animo dal più acuto dolore. E' mai possibile che un'anima, dimenticando la sua dignità per l'alta sua destinazione, abbia tant'oltre portata la sua ingratitudine, di aver l'ardire di levar la fronte superba contro un sì carissimo amante?
Ahimè! qual terribile vendetta deve attirare sul capo degli ingrati la grandezza medesima dei divini benefici. Provveda il Signore nella sua infinita bontà, poichè egli il può, ad una sciagura sì orrenda in cui mi sembra di cadervi spessissimo.
Sentite, o padre, quale è in me la causa per cui sì poco mi sento rassegnato ai divini voleri e vi prego a non scandalizzarvi. La vita la trovo di un gran peso, perchè mi priva della vera vita. Conosco, dal perchè il Signore me la prolunga, essere questa la sua volontà; eppure, nonostante gli sforzi che mi fo, non riesco quasi mai a fare un atto di vera rassegnazione, avendo sempre innanzi all'occhio della mente, chiara la conoscenza che solo per la morte si trova la vera vita.
Di qui nasce che il più delle volte, senza che punto me ne avveda, sono portato a fare atti di impazienza, ed uscire in frasi lamentevoli col dolcissimo Signore, fino a chiamarlo, dico, crudele, tormentatore delle anime, che pur vogliono amarlo. Ma non basta. Quando sentomi, più che mai pesare la vita; quando sentomi lì in fondo all'anima quella cosa, simile ad un'ardentissima fiamma che mi brucia e non mi consuma, allora sì è propriamente che non riesco a formare un solo atto di rassegnazione alla divina volontà nel sopportare la vita.
Quanti peccati forse commetto allora, senza punto volerlo e nè conoscerlo, o padre mio. Allora la pazienza mi viene meno e rivolto al Signore, non potendomi più contenere, esco in queste ed in simili espressioni lamentevoli, che nulla sanno di rassegnazione:
O Dio, sovrano del mio cuore, o centro unico di ogni mia felicità, quanto dovrò io aspettare ancora, prima di godere svelatamente le vostre ineffabili bellezze? Voi mi trapassate l'anima con le saette del vostro amore; voi siete quel crudele che mi aprite in cuore profonde ferite, senza che punto si veggono; voi uccidete senza punto curarvi di risuscitarmi nella patria vostra!
Qual conforto porgerete voi a quest'anima che non ne trova punto quaggiù, e che non può avere pace, lontana da voi? Siete pur crudele, o dolcissimo mio creatore e mio Dio, nel vedermi tanto languire per voi, senza che voi punto ve ne commovete, senza che punto togliete in me la causa unica di tanto dolore: la vita che mi tiene lontano dalla vera vita...Oh vita troppo lunga! oh vita che non è più vita per me!
Oh come mi sento solo, Dio mio e salvatore mio dolcissimo, in questo deserto del mondo! Non vedete voi, dunque, che il male mio è senza rimedio? Potrò io bramare di non più struggermi tanto per voi?...
Questi sono, o padre, i miei peccati che si vanno tutto dì moltiplicando. Ma, o Dio!, qual crudo martirio l'è questo per l'anima mia, quale tormento è il mio, o padre! Mi perdonerà il Signore questi miei eccessi, questi miei lamenti d'imperfezioni, che mi strappa dal labbro la violenza di un dolore, a cui Iddio solo può togliermi, sol che egli il voglia?
Per me, o padre, non vi può essere per questo un solo istante di gioia, poichè nonostante le moltiplicate preghiere che al Signore vado ogni giorno facendo, non posso reprimere questi impeti del cuore che io stimo non buoni, perchè privi affatto di quella rassegnazione al volere di Dio, per cui solamente ogni atto umano addimostrarsi santo.
Cosa debbo fare? Continuerò adunque a dare disgusto al Signore con simili infedeltà? Chi mi caverà quest'altra spina dal cuore, che unita alle tante altre, mi rende affatto insopportabile la vita?
Padre mio, perdonate al mio parlare e non vogliate per questo rimanere scandalizzato. Avrei dovuto tacere, ma troppo angusto è il cuore per contenere il suo dolore, sicchè non sospiri esso ardentemente alla sua felicità.
Pregate e fate pregare per me, che pure io mi sento struggere dal desiderio di non scostarmi di un capello dall'adorabile volontà del mio Dio.
Pregate pure per la buona Francesca, perchè a quanto sembrami la poverina presentemente dovrà soffrire molto nello spirito, a causa del nostro comun nemico.
Arrivederci, o padre; pregate molto Gesù che mi apra presto una strada; o quella del cielo o quella del sacro chiostro.
Beneditemi sempre.
Fra Pio, cappuccino.
(Epist. I, 654)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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