EPISTOLARIO - pag. 133

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 10 ottobre 1915
Mio carissimo padre,
la pace di Gesù custodisca il vostro cuore da ogni macchia di colpa e la Vergine santissima vi ottenga dal suo Figliuolo quell'abbondanza di grazia, che vi faccia sempre camminare in modo degno della vostra vocazione, con ogni umiltà e mansuetudine. Così sia.
Ricevo la vostra ultima, la leggo con stupore e sembrami di sognare ad occhi aperti. Mio Dio! sarà mai vero tutto quello che mi annunziate? E' mai possibile che il Signore abbia da rimanere glorificato in una si meschinella sua creatura?
Piaccia al Signore di rendere esauditi i nostri comuni voti e di rendere avverato il vostro sogno fatto in mio riguardo! In quanto a me, io non mi arresterò dal piangere tutte le ore che mi restano da vivere, poichè voi conoscete quanto mi strazia il cuore di vedere tanti poveri ciechi, che fuggono più del fuoco quel dolcissimo invito del divin maestro: Venite a me voi tutti che avete sete, ed io vi darò da bere.
L'animo mio si vede estremamente straziato nel trovarsi di fronte a questi veri ciechi che non sentono punto pietà per se stessi, avendo le passioni tolto loro talmente il senno, che non sognano neppure di venire a bere a questa vera acqua di paradiso.
Uno sguardo, o padre, e poi ditemi se ho ragione di menare vita infelice per la follia di cotesti ciechi. Mirate come trionfano i nemici della croce sempre più ed in ogni giorno. Oh cielo! costoro di continuo bruciano di vivo fuoco, tra mille desideri di soddisfazione terrena.
Gesù l'invita di andare a dissetarsi di quell'acqua sempre viva. Gesù conosce assai ben quanto bisogno hanno costoro di bere a sazietà di questa nuova acqua, che lui tiene apparecchiata a chi veramente ha sete, per non perire in mezzo alle fiamme dalle quali son dessi divorati.
Gesù rivolge loro quel tenerissimo invito: Venite a me voi tutti che avete sete, ed io vi darò da bere, ma, Dio mio! qual risposta ne ottenete da cotesti infelici? Essi danno segno di non intendervi, vi sfuggono e, quello che è peggio, cotesti sciagurati avvezzi da lunga età a vivere in quel fuoco di soddisfazione terrena, invecchiati tra quelle fiamme, più non sentoni gli amorosi vostri inviti e neppure s'avveggono più del pericolo grande, orrendo in cui sono.
Qual rimedio vi è da usare verso codesti Giuda infelici per farli ritornare in se stessi? Qual rimedio si può sperare perchè codesti veri morti risuscitino? Ahi! padre mio, l'anima mi si scoppia dal dolore; anche a costoro Gesù ha dato un saluto, un amplesso, un bacio; ma per questi miseri è stato un saluto che non li ha santificati, un amplesso che non li ha convertiti, un bacio, ahimè!, fui per dire, che non li ha salvati non solo, ma che forse nella grande maggioranza non li salverà giammai!
La divina pietà più non l'ammollisce; coi benefici non si attirano; coi castighi non si domano, colle dolci insolentiscono; colle austere imperversano; nella prosperità s'inalberano; nell'avversità disperano; e sordi, ciechi, insensibili ad ogni più dolce invito e ad ogni più atroce rimprovero della divina pietà, che potrebbe scuoterli e convertirli, non fanno che confermarsi nel loro indurimento, ed a rendere più intense le loro tenebre. Ma, deh! o padre mio, quanto sono stolto: chi mi assicura che non sia anch'io del numero di cotesti infelici? Sento, è vero, anch'io sete di questa vera acqua di paradiso, ma chi sa che non sia dessa veramente quella che pur ardentemente desidera l'anima mia?!
E questo tormento si va sempre più intensificando, a misura che quest'acqua non estingua la sete, ma che anzi l'accresce sempre più.
Non è questo forse, o padre, una ragione potentissima per fortemente dubitare che quest'acqua che desidera la povera anima non sia dessa propriamente quella di cui il dolcissimo salvatore c'invita a berne a larghi sorsi?
Piaccia al Signore, sorgente di tutta la vita, non voler negare a me quest'acqua si dolce e si preziosa, che egli nella esuberanza del suo amore per gli uomini promise a chi ne ha sete. Io la bramo, o padre mio, quest'acqua; io la chieggio a Gesù con gemiti e sospiri continui. Pregate anche voi, affinchè non si nasconda a me; ditegli, o padre, che egli sa quanto gran bisogno ho io di cotesta acqua, che sola può guarire un'anima ferita d'amore.
Consoli questo tenerissimo sposo della sacra cantica un'anima che ha sete di lui e la consoli di quello stesso bacio divino, del quale ne lo richiedeva la sacra sposa. Ditegli che fino a quando un'anima non arriverà a ricevere questo bacio non potrà giammai stringere un patto con lui in questi termini: Io sono tutto pel mio diletto ed il mio diletto è tutto per me.
Piaccia al Signore non abbandonare chi in lui solo ha posto in lui tutta la sua fiducia! Deh! che questa mia speranza non vada mai fallita, e che io sia a lui sempre fedele...
nella vostra risoluta volontà di sapere o meglio di ricevere riscontro a quelle vostre interrogazioni, non posso non riconoscere la espresse volontà di Dio, e con mano tremante e con cuore traboccante dal dolore, ignorandone la vera causa, mi dispongo ad ubbidirvi.
La prima vostra dimanda è che volete sapere da quando Gesù cominciò a favorire la sua povera creatura delle sue celesti visioni. Se male non mi oppongo, queste dovettero incominciare non solo dopo del noviziato.
La seconda dimanda è se l'ha concesso il dono ineffabile delle sue sante stimmate.
A ciò devesi rispondere affermativamente e la prima volta di quando Gesù volle dignarla di questo suo favore, furono visibili, specie in una mano, e poichè quest'anima a tal fenomeno rimase assai esterefatta, pregò il Signore che avesse ritirato un tal fenomeno visibile. D'allora non apparsero più; però, scomparse le trafitture, non per questo scomparve il dolore acutissimo che si fa sentire, specie in qualche circostanza ed in determinati giorni.
La terza ed ultima vostra dimanda si è se il Signore l'abbia fatto provare, e quante volte, la sua coronazione di spine e la sua flagellazione.
La risposta anche a quest'altra dimanda deve essere pure affermativa; circa al numero non saprei determinarlo, solo quello che valgo a dirne si è che quest'anima sono vari anni che ciò patisce e quasi una volta per settimana.
Parmi d'avervi ubbidito, non è verò?
Donna Raffaelina e sorella non ancora rimpatriano. Pregate con più assiduità per ambedue queste afflittissime anime, specie per Raffaelina, che più dell'altra ha bisogno del divino aiuto.
In un'altra mia vi riserbo una sorpresa riguardo a Raffaelina. Intanto pregate affinchè il tutto riesca secondo il cuore di Dio.
Con stima vi bacio le mani e degnatevi di sempre benedire questo vostro figliuolo.
Fra Pio
(Epist. I, 666)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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