EPISTOLARIO - pag. 134

Padre Pio a padre Agostino
Pietralcina, 17 ottobre 1915
Mio carissimo padre,
Gesù continui a tenere rivolto il paterno sguardo su di voi; vi sostenga sempre in grazia e vi aiuti a combattere il buon combattimento, facendovi partecipe del premio delle anime forti. Così sia.
Quanta è grande, o padre, la mia sventura! Chi potrà comprenderla? Conosco benissimo d'essere io un mistero a me stesso, non so comprendermi.
Voi mi dite che la venerabil suor Teresa del Bambino Gesù soleva dire: Io non voglio scegliere nè di morire, nè di vivere; ma faccia Gesù di me quel che vuole!. Purtroppo vedo benissimo essere questo il ritratto di tutte le anime spogliate di sè e ripiene di Dio. Ma quanto è lontana l'anima mia da un sì fatto spogliamento! Io non riesco a frenare gl'impeti del cuore; eppure mi sforzo, o padre, di uniformarmi a ciò che diceva la venerabile suor Teresa, che pur deve essere il detto di ogni anima infiammata d'amor di Dio.
Ma a mia confessione devo confessare che non vi riesco, allorchè trattasi di restar prigioniero in un corpo di morte. Segno, io dico, non esservi amore verso Dio in me, poichè se così fosse, essendo uno lo spirito che vivifica, uno ancora dovrebbe essere l'effetto.
Vale ad intenderci: se chi opera in me fosse lo stesso che colui che operava in suor Teresa, anche in me si avrebbe il detto di quest'anima santa. Or ditemi: non ho io forse ragione a dubitarne? Ahimè! chi mi libererà da un sì crudo strazio del mio cuore?
Tutti i tormenti di questa terra raccolti in un fascio, io li accetto, o mio Dio, io li desidero qual mia porzione, ma non potrei già mai rassegnarmi di essere separato da voi per mancanza di amore. Deh! per pietà non permettete che vada errata questa povera anima; non acconsentite giammai che questa mia speranza vada fallita. Fate che io mai mi separi da voi, e se lo sia al presente senza conoscerlo, traetemene in questo istante; confortate questo mio intelletto, o Dio mio, sicchè conosca bene me stesso ed il grande amore che mi avete addimostrato e possa io godere eternamente le bellezze sovrane del vostro volto divino.
Non sia mai, o caro Gesù, che io perda un sì prezioso tesoro quale voi siete per me. Mio Signore e mio Dio, troppo viva è nella mia anima quella ineffabile dolcezza che piove dai vostri occhi e che voi, mio bene, vi degnaste mirare con occhio di amore questa povera meschinella.
Come potrà essere lenito lo strazio del mio cuore, il sapersi lontano da voi? Assai bene conosce l'anima mia quale terribile battaglia fu la mia, quando voi, o mio diletto, da me vi nascondeste! Quanta è viva, o mio dolcissimo amante, questa terribile e fulminante pittura impressa in questa anima!
Chi fia mai che riesca a separare o a spegnere questo fuoco, che in petto mi arde di fiamme sì accese per voi? Deh! o Signore, non vogliate prendervi gusto a nascondervi; voi lo comprendete quale scompiglio ed agitazioni s'impossessano di tutte le potenze dell'anima e dei sentimenti ancora essi! Voi il vedete che non regge al crudele strazio di quest'abbandono la poverina, perchè voi troppo l'avete innamorata di voi, bellezza infinita.
Voi il sapete com'ella affannosamente vi cerca. Questo affanno non è effetto inferiore a quello che pur provava quella vostra sposa dei sacri cantici; anch'ella al par di questa sacra sposa s'aggira fuor di sè per le pubbliche vie e le piazze e prega e scongiura le figlie di Gerusalemme di dirle ove sia il suo diletto: Vi scongiuro, o figlie di Gerusalemme, se vedrete il mio amato, ditegli che io languisco di amore.
Quanto bene comprende l'anima mia in questo stato quello che è scritto nei salmi: Deficit spiritus meus!, Deficit in salutare tuum anima mea.
Voi solo vedete che pena l'è questa per l'anima che vi cerca, eppure, o mio Signore, questa pena la porterebbe in pace per vostro amore, se conoscesse che anche in questo stato essa non è abbandonata da voi, o fonte di eterna felicità!...
Ah!, voi ancora comprendete quale sia il crudel martirio che è per quest'anima il veder le grandi offese che in questi tristissimi tempi si fanno dai figliuoli degli uomini, e l'ingratitudine orrenda onde venite ripagato dai vostri pegni amorosi, ed il poco o niun pensiero che questi veri ciechi si danno della perdita di voi.
Mio Dio, mio Dio! Convien pur dire che costoro non si fidino più di voi, poichè così sgarbatamente vi negano il tributo del loro amore. Ahimè!, mio Dio, quando verrà il momento in cui quest'anima vedrà ristabilioto il vostro regno di amore?... Quando porrete termine a questo mio tormento?... O anime sante, che libere d'ogni affanno, già vi state beando in cielo in quel torrente di sovrane dolcezze, oh quanto io invidio la vostra felicità! Deh!, per pietà, poichè voi siete si presso alla fontana di vita, poichè voi mi vedete morir di sete in questo basso mondo, siatemi propizie di un poco di cotesta freschissima acqua. Ah!, troppo male, o anime avventurate, il confesso, troppo male ho speso la mia porzione, troppo male ho custodito una gemma di tanto pregio; ma, viva Iddio!, a questa colpa sento esservi pur rimedio ancora. Ebbene, o anime beate, siatemi cortese di un po' di aiuto; anche io, giacchè non potei trovare ciò di cui ha bisogno l'anima mia nel riposo e nella notte, anche io sorgerò, come la sposa della sacra cantica e cercherò quegli che ama l'anima mia: Surgam et quaeram quem diligit anima mea; e lo cercherò sempre, lo cercherò in tutte le cose, e nè mi fermerò in nessuna, finchè non l'abbia ritrovato sulla soglia del regno suo...
Oh Dio! oh Dio dove mi vola il pensiero; che sarà di quegli infelici vostri figliuoli, e i miei fratelli ancora, che avranno forse già meritato i vostri fulmini? Voi il sapete, o mio dolce redentore, quante volte la rimenbranza di quel vostro divin volto, sdegnato contro di questi miei infelici fratelli, mi ha fatto gelare il sangue dallo spavento, più che il pensiero degli eterni supplizi e delle pene tutte dell'inferno.
Io sempre vi ho supplicato tremando, come vi supplico pure al presente, che, per la vostra misericordia, vi degnate di ritirare un si fulminio sguardo da questi miei infelici fratelli... Voi l'avete detto, o dolce mio Signore, che l'amore è forte al par della morte, e duro al par dell'inferno, perciò guardate con occhio di ineffabile dolcezza questi morti fratelli, incatenatela a voi con una forte stretta di amore.
Risorgano tutti questi veri morti, o Signore. O Gesù, Lazzaro non vi chiese punto che lo risuscitaste; valsero per lui le preghiere di una donna peccatrice; oh! eccone, o mio divin Signore, un'altra anima ancora essa peccatrice e più rea senza paragone, che vi prega per tanti morti, che punto non si curano di pregarvi affin di essere risuscitati.
Voi sapete, o mio Signore e mio re, il creudo martirio che mi cagionano quest'altrettanti Lazzari: chiamateli con un grido si possente che dia loro la vita ed al vostro comando escano dalla tomba dei loro sozzi piaceri.
Fatelo, o Signore, e così tutti benedirete le ricchezze della vostra misericordia...
Padre mio, ancora adesso mi accorgo che scrivevo e non parlavo solamente. Deh! per carità, vogliate perdonare e compatire a chi è ammalato di malattia di cuore; e tanto più dovete compatire in quanto che la malattia, dalla quale sono affetto, è di per sè incurabile.
Voi poi mi esortate ad offrirmi vittima al Signore per i poveri peccatori. Questa (offerta) la feci una volta e la vado rinnovando ancora più volte al giorno. Ma come va che il Signore non mi esaudisce? Io per la salute di costoro offersi anche la mia vita, eppure il Signore mi fa continuare a vivere.
Dunque non è stato gradito al Signore l'olocausto che io gli avevo fatto e tuttora gli vado facendo di tutto me stesso?
Mi riesce poi, o padre, di sommo gradimento la vostra proposta, perciò uniamoci all'intenzione ed aiutiamoci a vicenda. In tutta la cattiva stagione voi mi troverete davanti a lui, dalle quattro e mezzo alle nove e mezzo in circa; al giorno poi in tutti i tempi dalle ore ventidue e tre quarti sino a verso l'Ave Maria.
Questi sono i tempi ordinari; nel resto poi dipende dalle circostanze. In sostanza quest'atto di scambievole carità l'ho capito, ma non tanto bene; siatemi cortese di farmelo meglio intendere.
Ed ora eccomi a voi per dare riscontro alle vostre dimande.
La prima vostra dimanda si è se quell'anima fin dal principio abbia confidato ai confessori ciò che Gsù in lei e fuori di lei operava.
State tranquillo, o padre, anche su questo punto, chè l'anma di cui parliamo non mai maliziosamente ha taciuto coi suoi direttori più che con i sui confessori, ciò di cui si veniva operando in lei. Disse: con i suio direttori, più che con i suoi confessori, perchè disgraziatamente, stante la sua vita girovaga non si è potuto mai incontrare, nel mondo specialmente, con confessori illuminati nelle vie soprannaturali.
In riguardo vi esprimerò meglio questo mio pensiero di primo abboccamento che avrò con voi.
La siconda dimanda si è: quando cominciò il martirio degli scrupoli in questa anima; quanto tempo durò e dove ella si trovava in quel tempo.
Questo martirio fu assai doloroso per la poverina, e per la sua intensità e per la sua estensione. Desso incomnciò, se male non mi oppongo, in sui diciotto anni e durò insino ai ventuno finiti. Però nei primi due anni esso addivenne quasi insopportabile.
Quando quest'anima ciò pativa trovavasi in S. Elia ed in seguito anche a San Marco ed anche altrove.
La terza dimanda è se a quest'anima continuano a giungerle corrispondenza di anime sconosciute e senza che ella ne sappia nulla.
E' da un pezzo che ciò non le pervengono direttamente tali corrispondenze.
La quarta dimanda si è se a quest'anima Gesù l'abbia manifestato, ma la poverina lo spera ed ha fede di non rimanere delusa in questa sua speranza.
Circa quell'anima di cui altrove mi interrogaste, niente altro Gesù le ha scoverto. Sia mai sempre benedetto Gesù per tutta l'eternità!
State poi tranquillo sull'andamento del vostro spirito, solo vi prego di vegliare con più accorto studio sui movimenti del cuore ed innanzi tutto umiliamoci sempre più innanzi alla maestà del Signore, dalla cui presenza cerchiamo di non mai dipartirci. E vegliamo sempre a che il demonio non s'insinui in noi, mediante il maledetto vizio della vanagloria.
Non so se io abbia dato soddisfazione alle vostre giuste esigenze; in contrario, oso pregarvi, non mi si usino molti riguardi.
Finisco, o padre, perchè sono stanco, a causa di una latente influenza che mi travaglia da più giorni. Piaccia intanto a Gesù tenerci uniti in ispirito, e sempre, davanti a lui.
Vi raccomando la povera mia anima e tutte quelle che più mi stanno a cuore, e pregate più che mai per la povera Raffaelina e sorella.
Benedite fortemente in tutti i momenti
il vostro povero figliulo
fra Pio, cappuccino
Perdonate, padre, se vengo a farvi una domanda assai indiscreta. Le indulgenze plenari, notificate dal nostro calendario, sono io capace di acquistarle?
(Epist. I, 674)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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