EPISTOLARIO - pag. 142

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 5 gennaio 1916
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre con voi e con tutte l'anime che l'amano con sincerità e purità di cuore. Così sia.
Con mano tremante vi scrivo questi pochi righi: Gesù mi va sempre più inebriando dei suoi dolori. Ne sia sempre benedetto!
Io mi sento assai male; vado scontando gli sforzi fatti durante il tempo dell'ultima prova.
Ricevei tutta la vostra corrispondenza, non che le venti applicazioni.
Ringrazio vivamente tutte le anime che hanno pregato e pregano per me. Anch'io, nella mia indegnità, farò lo stesso per esse.
Appena sarò in grado, risponderò alle vostre domande tutte e vi descriverò il mio attuale stato d'animo, a cui il benedetto Signore ha voluto sottopormi.
Intanto abbiatemi come escusato e beneditemi sempre.
Fra Pio, cappuccino.
(Epist. I, 711)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 14 gennaio 1916
Mio carissimo padre,
lo Spirito Santo sia sempre nel vostro cuore e vi faccia santo. Così sia.
Se il mio modo di comportarmi nella nostra corrispondenza può sembrare ad altri poco corretto, voi però che sapete tutto, sapete se non altro compiangermi ed anche compatirmi.
Con questa fiducia quindi nell'animo io vi scrivo, ed in pace sopporto le infermità, a cui il divino sposo mi sottopone.
Quanto mi addolora lo stato del nostro venerando vecchio lo lascio immaginare a voi! Egli è atteso dal divino Agnello in cielo. Questo pensiero mi conforta alquanto e questo ancora deve confortare voi e quanti a lui sono uniti nella carità santa.
Nella mia indegnità non cesso di fare ascendere di continuo le mie povere preghiere al trono di Dio per lui; prego pure la divina pietà a che voglia conservarlo in vita ancora per un altro poco, ma che volete? a me sembra impossibile di essere ascoltato su questo punto. E poi, a dirvi il vero, ne provo una ripugnanza assai grande nel fare questo, perchè sembrami pure che vogliamo trattenere in carcere un condannato che già e vicino ad acquistare la sua libertà, dopo aver soddisfatto per intero la sua pena.
Ad ogni modo non cesserò di pregare a solo fine di ubidire a voi, che così volete.
Che debbo poi dirvi di quell'altra anima, che tanta carità mi ha usato davanti al Signore? Beata lei che viene chiamata a gran perfezione cristiana. Il buon Dio l'aiuti in questo viaggio, che non potrà essere certamente se non ingombro di grandissime difficoltà. Molto dovrà soffrire per l'ascensione di questo Calvario e non tarderà molto che ne incomincerà ad esperimentare l'asprezza di un tal viaggio. Il Signore iddio la sorregga come sempre, ed a questo fine non mancheranno le mie povere e deboli preghiere.
Quella vostra espressione: A me sembra che la fine del tuo terrestre esilio non sia lontano, mi ha fatto uscire, nel leggerla, fuori di me stesso. Mi ha arrestato nella lettura della vostra lettera; mi sentii per un istante alleggerire le mie sofferenze che sono insostenibili; i polmoni me li sento alquanto dilatarsi e respirare quasi un'aria pura e refrigerante; quest'aria vivificatrice me la son sentita penetrare per tutte le fibre del corpo, correre per le vene, avvivare ogni globulo, ogni molecola del sangue.
Ho sentito un'ebbrezza dolce assai, una quiete dello spirito e del corpo, pura come un cielo tersissimo che mi ha fatto esclamare dal fondo dell'anima: oh che bel giorno è questo; oh che vista magnifica è quella di chiudre gli occhi del corpo per aprire quelli dello spirito davanti allo sposo divino! Come si sta bene!
La morte me la sento netta, piena di elasticità, il cuore libero e largo come il mare; i pensieri molesti, le cure pungenti, le noie della vita, tutto quel fascio di amarezza, di fastidi, di seccature, di disinganni, di pene, che affannano l'anima mia, quasi per incanto me le sentii sparire, non le ricordavo nemmeno.
Ma, ahimè, di li a poco mi rinvengo e tutta la vita di prima la sento far peso sulle mie spalle. Mi sento come schiacciato sotto il peso del mio lungo esilio che ancora mi rimane. E' vero che un passo ancora... e la croce sarà piantata sul Golgota, ma bisogna pur convenire che il passo da fare per piantarvi la croce richiede tempo ancora, e poi agonizzarvi lì con Gesù se ne passa del tempo.
Piaccia al Signore presentarlo alla mia mente meno lungo, questo giorno che dovrà spuntare, di quello che mi viene rappresentato. Sento un estremo bisogno parlarvi dell'attuale stato del mio spirito, stato affatto nuovo che mi fa orrore a doverne parlare. Per adesso non lo posso affatto, stante le mie attuali condizioni di salute, spero di farlo non a lungo. Il credereste? sono quattro giorni, padre mio, che sto a scrivere la presente.
Beneditemi in ogni momento e non mi dimenticate davanti a Gesù.
Fra Pio, cappuccino
A Napoli Gesù mi fece conoscere un'anima veramente degna del suo divin Cuore. Ella mi scrisse verso Natale ed io risposi e credo di non aver fatto male. Scrivendomi in seguito, potrò rispondere?
(Epist. I, 715)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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