EPISTOLARIO - pag. 148

Padre Pio a padre Benedetto
Foggia, 17 marzo 1916
Mio carissimo padre,
la grazia dello Spirito Santo sia sempre con voi e vi faccia santo. Così sia.
Ricevei la vostra desideratissima lettera e non so cosa più ammirare se la bontà di un padre o la perizia d'un medico. Questa vostra mi ha colpito sul vivo e mentre mi attendevo da voi la dichiarazione d'avervi vinto, mi è toccato, come al solito, la sconfitta. Sia fatta la divina volontà! Son nato per aver sempre torto.
Le vostre categoriche e solenni dichiarazioni in mio riguardo mi hanno più che mai umiliato. Son belle assicurazioni davvero che mi date e per uno spirito desolatissimo, qual'è il mio, dovrebbe purtroppo essere di sommo conforto. Ma come va che in me succede tutto il contrario?
Dall'alto non mi viene nessun conforto e le assicurazioni vostre non scendono nel mio cuore, eppure mi sforzo con tutto l'ardore di una anima desolatissima a stare alle vostre ed alle altrui assicurazioni, ed in realtà con la punta dello spirito vi credo fermamente, non ostante che io non vi vedo nessuno raggio di luce.
Le tenebre si vanno sempre più intensificando; le tempeste si succedono alle tempeste e nell'intimo di me stesso si va facendo un vuoto sempre più spaventoso, che mi fa morire di terrore in ogni istante. Non rammento quasi più niente del passato; del presente non percepisco più nulla; il futuro per me non è che una parola vuota di senso e solo è capace di empirmi di amarezza l'animo, perchè mi si presenta privo di speranza di vedere rinascere l'eterno sole sul cielo della mia anima. Ho timore, che mi penetra fino all'intimo del mio spirito e che mi maciulla tutte le ossa, di offendere anche in minimis quel Dio che mi rigetta e mi perseguita sempre e dovunque, non ostante che io vedo chiaramente che questo stesso Dio non potrò giammai vederlo assidersi da assoluto monarca nel centro del mio cuore.
Ahimè! che cosa mi è avvenuto? Dovunque mi aggiro trovo spine, che tutto mi penetrano. Una sola cosa mi resta da amica: la morte. La chiamo di giorno e la chiamo di notte, a solo fine di riceverne un refrigerio a tante mie sventure. Fo male io forse in desiderar questo? Ditemelo francamente. Però vi prego, padre mio, che io nel non cercare la morte io non sono libero di me stesso. E' un grido che viene spontaneamente dalle labbra senza poterlo raffrenare, e questo vedo che mi fa male. Forse in fondo alla mia anima coverà una secreta speranza che dalla polvere spunterà il suo raggio luminoso. Donna Raffaelina colla sorella vi restituiscono centuplicati gli ossequi. La povera inferma giace sul letto del diletto; è già sull'anticamera del supremo re. Non a lungo verrà introdotta al banchetto nuziale.
Con anticipazione vi faccio pervenire i miei felicissimi auguri pel vostro onomastico e spero che vi riusciranno graditissimi, se terrete presente l'affetto col quale il vostro figlio ve li fa.
Beneditemi sempre e pregate per la mia povera anima; mentre io inchinandomi e baciandovi la mano mi raffermo sempre
il vostro figliuolo fra Pio.
(Epist. I, 766)

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Padre Pio a padre Agostino
Foggia, 17 marzo 1916
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre con voi e con tutte l'anime che l'amano con purità e sincerità di cuore. Così sia.
Ricevei l'ultima vostra contemporaneamente a quella del padre provinciale e di tutto ne rendo lode al nostro Dio per tanta squisita vostra carità ed a voi vivissimi ringraziamenti ed eterna riconoscenza.
Come sia rimasto il mio animo di fronte alle vostre affermazioni ed assicurazioni, non che quale sia l'attuale mio stato spirituale, potete supporlo dalle poche cose scritte al padre provinciale. Ma viva Gesù che anche nel perseguitarmi, non permette che l'anima venga sopraffatta dalla disperazione e questo il credo con la punta dello spirito solamente, sebbene senza alcun conforto, e senza che il veda, per le assicurazioni ed affermazioni che da voi altri mi vengono fatte. Breve: la mia credenza è tutto sforzo della mia povera volontà contro ogni mia umana persuasione. E forse l'è appunto per questo che non potrà giammai ricevere refezione alcuna nè nella parte sensibile e nè nella parte superiore. Insomma, la mia credenza è lo sforzo di continui conati che io fo a me stesso. E il tutto non è affare, padre mio, di varie volte al giorno, ma è continuo, altrimenti facendo non potrò fare a meno da divenire infedele al mio Dio. La notte si sta facendo sempre più buia e non so cosa mi serberà ancora il Signore.
Quante cose vorrei dirvi, o padre, ma non il posso: riconosco d'essere un mistero a me stesso.
Quando verrà il momento in cui cadranno le caligine dalla mia anima? Quando spunterà il sole in me? Debbo sperarlo in questo mondo? Giammai io credo che ciò possa avvenire.
Ma finiamola: mi accorgo che il mio parlare potrebbe sembrarvi incredulità e perciò il timore di urtarvi mi fa preferire il silenzio. Voi intanto raccomandatemi incessantemente al Signore e supplicatelo perchè il mio credere in lui non mi sia tanto difficile.
Cosa renderò in quelle anime che per me pregano e per me si offrono quali vittime d'espiazioni? Prego di continuo per esse, ma a che può giovare la preghiera di chi viene sempre rigettato da Dio? Fiat voluntas Dei? Confido e non dispero.
Rassicurate quell'anima privilegiata della dilezione di Gesù per lei. Viva in pace e sia parata a nuove battaglie che il divin Padre a lei spiegherà davanti per la pura dilezione che ha per essa.
Per sua sorella ditele che ella trovasi nell'infanzia spirituale, che Gesù ha grandi disegni su di lei e che tengasi pronta ad entrare in un altro stato di vita.
Voi poi sforzatevi di ben regolare le ansie del vostro cuore: confidenza e calma nella grande opera della propria ed altrui santificazione. A Gesù il resto.
Raffaelina da più giorni è sulla croce del diletto; soffre con invincibile rassegnazione. A me mi fa strazio nel vederla in tale stato. Forse dovrò permetterle che canti il Nunc dimittis; mi sento debole e converrà che io ceda.
quando Iddio vorrà, c'intenderemo meglio su questo punto che certamente deve suonar male all'orecchio di chi è estraneo...
Beneditemi sempre, mentre io vi abbraccio cordialmente.
(Epist. I, 768)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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