EPISTOLARIO - pag. 152

Padre Pio a padre Agostino
Foggia, 12 luglio 1916
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista sempre e vi faccia essere sempre tutto suo. Così sia. Sono lietissimo di rivedere i vostri ambiti e preziosi caratteri e Gesù vi rimuneri di tanta vostra bontà verso di me.
Piaccia a Dio far presto spuntare quel fortunatissimo giorno in cui le sparse membra dei figliuoli del serafico padre siano restituiti all'ombra del sacro recinto. La Vergine santissima con la sua valevole intercessione presso il trono dell'Altissimo avvalori questo ardentissimo voto.
Le condizioni mie di salute sono sempre le stesse: nello spirito soltanto si va facendo sempre più violento. Le tempeste succedono alle tempeste e la tranquillità si fa sospirare, si fa attendere. Ma essendo il tutto disposto con sapientissimo ordine e consiglio, mi sforzo coll'alta punta dello spirito di rassegnarmi, di profferire il fiat, sebbene senza alcuna spirituale refezione. Vi esorto nel dolcissimo Signore a farvi coraggio e le preghiere delle anime tutte, siatene certo, non verranno giammai meno davanti a lui. State poi di buon animo, che le anime che ci appartengono, procedono bene nello spirito: il Signore continua ad operare in esse e su di loro si adempieranno i divini disegni.
Vorrei ancora continuare ma non ne posso più. Viva Gesù.
Tutta la comunità vi restituisce i saluti. Il padre Nazareno è già partito; il padre Ferdinando partirà per Vico. Deo gratias!
Vi lascio, ma la mia povera, ma sempre assidua preghiera vi accompagni sempre e dovunque.
Fra Pio, cappuccino
Riceveste la mia lettera, scrittavi da più giorni? Il mio pensiero mi dice che non vi è pervenuta; spero che la presente abbia miglior fortuna.
(Epist. I, 786)

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Padre Pio a padre Agostino
Foggia, 21 luglio 1916
Mio carissimo padre,
la grazia del Padre Celeste sia sempre con voi e vi dia forza e coraggio per affrontare con rassegnazione la prova a cui è piaciuto sottoporre tutti i figli d'Italia. Così sia.
Questa volta sarò assai breve a trattenermi con (voi) per ragioni a voi abbastanza note.
Lascio, padre mio, immaginare a voi quanta festa ha fatto il mio cuore nel ricevere la vostra gentilissima lettera, piena tutta di amore di Dio e di amor di patria. A Dio ne rendo in ogni istante infiniti ringraziamenti!
In quanti palpiti vivo per voi in questi tristissimi giorni voi li potete misurare dall'affetto che il vostro figliuolo ha nutrito e nutre sempre per voi, che tanto v'interessate del di lui spirituale profitto.
Mai come in questi giorni di prova ha sentito il mio povero cuore tanto sussulto per voi e per la vostra sorte, nonostante l'ottime assicurazioni che dall'alto si fanno sentire. Viva Dio che non lascia giammai senza conforto un'anima che in lui spera ed in lui s'abbandona!
Padre mio, non passa un momento senza che il mio spirito non si sollevi sino a Dio per voi, affinchè sano e pieno di meriti vi restituisca all'affetto di chi a voi è unito in un amore tutto santo, tutto celeste.
Piaccia a Dio rabbreviare i giorni della prova: spunti al più presto il giorno del trionfo della divina giustizia: sia presto ristabilito il regno di Dio!
Non vi angustiate per l'anima a noi unite in un medesimo spirito: Gesù supplisce a tutto ed opera meravigliosamente in tutto. Anche a quell'anima, che è sì duramente provata, Gesù fa sentire il sufficit tibi gratia mea. La poverina sino al presente è stata salda al divin servigio e tale ci ripromettiamo dal Padre celeste, che sia sino al termine del di lei pellegrinaggio. Vi esorto quindi a vivere tranquillo.
Che dirvi del mio spirito? Preferisco il silenzio, tanto è l'orrore che io provo di fronte alle lotte sempre più incalzanti che vi si vanno in esso succedendo. Ma viva Iddio che così vuol provare la fedeltà del suo servo!
Fo punto: non posso più tirare innanzi.
I confratelli vi augurano tante belle cose dal cielo. Il padre Nazareno è in mezzo a noi da lunedì al venerdì e vi rimarrà... lungamente.
Vi saluto con tutti gli eletti del Signore.
Fra Pio, cappuccino.
Sarei per rivolgervi un'ultima preghiera. Se no vi riesce d'incomodo, desidererei che ogni giorno mi scriveste. Mi conteterò anche di una semplice carolina illustrata con queste pochissime parole: Sto bene. Così facendo, spero di vivere più tranquillo sul vostro conto.
(Epist. I, 790)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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