EPISTOLARIO - pag. 153

Padre Pio a padre Benedetto
Foggia, 13 agosto 1916
Mio carissimo padre,
Gesù vi aiuti sempre e vi dia forza sufficiente per bene reggere e governare in sì tristissimi tempi la comune madre nostra, la provincia monastica. Così sia.
Avrei voluto dispensarvi dall'accrescervi sempre nuovo lavoro col non arrecarvi quest'altro nuovo fastidio, ma mi compatirete se non riesco a risparmiarvene, non posso farne proprio a meno. Gesù vuole che vi scriva ed io lo fo, facendo assegnamento sulla vostra illimitata carità e bontà, delle quali il Signore ha voluto arricchirvene.
I bisogni della mia anima, padre mio, sono giunti al non plus ultra e non so dove si andrà a parare. Sono rassegnato, è vero, ma questa rassegnazione essendo effetto di un continuo e perenne sforzo che di continuo mi fo, lungi dal portare calma allo spirito ed alleggerirmi, più che mai ne aumenta il peso della sofferenza.
Mai come al presente ho sentito il peso di questo corpo di morte; mai come al presente mi è venuto spontaneo il grido del cupio dissolvi.
Su questo punto non so capacitarmi e mettermi in calma, poichè non veggo altro in me se non peccati, imperfezioni e poco o niente amore di Dio. Il quadro della mia vita tutta è sempre dinanzi al mio sguardo e non riesco affatto a rimuoverne l'occhio.
Ora, ditemi, non ho ragione di fortemente temere che nasce da presunzione il mio desiderio di essere sciolto dai lacci di questo corpo per unirmi a lui? Di fronte a questo timore vorrei, padre mio, provarmi a dominarmi nel non desiderare o almeno nell'essere più moderato, ma che volete! non vi riesco; per me costituisce una dura necessità da cui, non ostante tutti i miei sforzi, non riesco a padroneggiarmi.
In me sembra che vi sia un altro io che non riesco affatto ad assoggettarlo. Come mai tutto questo? Credetelo pure, padre mio, che questo per me è una spina che è sempre fissa nel centro del mio cuore e che mi fa spasimare in tutti gl'istanti. Questa spina, che tutto mi trafigge, non mi lascia riposare in pace un sol momento. Non riuscirò giammai a farvi intendere lo spasimo che mi cagiona questa spina sempre lì fissa, ma credetelo pure, che non esagero nell'asserire che le anime che si trovano in purgatorio, non soffrono certo di più. E tutto questo chi l'asserisce è certo di non errare, poichè il misericordioso Iddio l'ha sottoposta all'una ed all'altra prova.
Che debbo dirvi delle altre prove colle quali il Signore ha voluto colpirmi? Le tenebre in mezzo delle quali è coinvolta l'anima vanno crescendo sempre di più e, lungi dallo scorgere l'alba, la poverina non vede, se non avanzarsi sempre la notte. L'anima non vede Iddio se non lontano lontano ed anche a lui lo vede che si va rivestendo non saprei dire di che, ma se pur vi possa esser figura a cui possa in qualche maniera paragonarsi, dessa è quasi somigliante a quelle caligini, che sogliono innalzarsi in certe mattine d'intorno al fiume, le quali quando sono troppe dense impediscono di fare scorgere lo stesso fiume che pure scorre in mezzo ad esse.
Il paragone non regge di certo e me ne accorgo benissimo, ma pure la cosa la passa proprio così. All'aumentare di questa caligine, da una parte impediscono all'anima di fissare lo sguardo in lui; dall'altra parte, lungi l'anima dal rassegnarsi, col ritrarre il suo sguardo da questo oggetto, divenuto per lei l'oggetto delle sue più squisite amarezze, sente maggiormente il bisogno di tener fisso il suo sguardo in sì strano oggetto. Ciò che passa tra l'anima posta in questo stato e l'oggetto da lei sospirato, non riesco affatto a dirlo. Solo dico questo che si pena moltissimo. Vi è inganno in questo? come dovrò diportarmi?
La guerra poi che vado sostenendo col nemico di nostra salute, è indescrivibile. La lotta incalza proprio direttamente tra spirito e spirito. Che agonia, che terrore per la povera anima! Non si è libero quasi un momento. Il nemico vuole proprio espugnare la fortezza, la piccola cittadella. Egli tende proprio alla prevaricazione dell'anima, col rappresentarmi tanti di quei ritrovati, che solo la di lui malignità è capace di rappresentare. E stante la resistenza continua e la guerra che sempre è in piedi, avviene di tanto in tanto, negli assalti più violenti, quello scombussolamnto che si riversa anche nella parte del fisico, e che estremamente si manifesta in abbondantissimi sudori freddi, i quali certamente essendo causati non ha effetti naturali, ma sibbene dalla lotta che ferve nello spirito, non rispettano una stagione calda e molto meno la stagione fredda.
Io tremo per questo, che non dovessi divenire infedele a Dio. Piaccia a lui farmi morire innanzi di permettere una sì fatta sventura. Come devo riportarmi su questo punto? L'oscurità in riguardo a ciò che fo non accenna affato a chiarirsi. Attraveso momenti di estrema esasperazione. E questo suole avvenire specialmente quando spariscono completamente le assicurazioni vostre ed i vostri suggerimenti in proposito.
Mi permetto ancora una volta di rivolgervi la preghiera di suggerirmi una qualche vostra parola in proposito. E sarò contento lo stesso, se non mi ripetete altro se non ciò che altre volte mi avete detto.
Avevo già dato principio alla presente, allorquando mi venne consegnata la vostra lettera dal padre Clemente di ritorno da San Giovanni. Prendo tutto per me il vostro paterno rimprovero e che ci ha colpa di farmi fare la gita a San Giovanni, il Signore usi loro misericordia. In quanto a me non la sollecitai affatto, anzi feci tutto il possibile per potermene esentare. E non mi sarei giammai indotto a questo viaggio, se avessi potuto anche lontanamente supporre che desso dovesse riuscirvi non di aggradimento.
Anzi tengo ad aggiungere, non scolparmi, me ne guardi Iddio da farlo, ma semplicemente riferisco ciò che sono per dire perchè a voi tutto sia noto quello che in me va accadendo, per quindi essere da voi illuminato qualora vi scorgiate intervento del nemico.
Appena vi giunse la lettera di questo mio guardiano, dalla quale apprendeste la mia gita per San Giovanni, vi vidi in sul principio alquanto annuvolato. Mi sentii tutto invadere da un estremo terrore. Risolsi subito in cuor mio di rimediare al male, che involontariamente avessi potuto commettere colla decisione di partir subito. Così è andata la cosa. Vi è stato inganno nel nemico?
Mi ha fatto poi tanto male la vostra lagnanza riguardo alla mia relazione con voi. Padre mio, il motivo che ciò mi ha fatto trascurare l'ho accennato in sul principio della presente. L'altro motivo poi si è la mia condizione attuale, la malattia, specie la vista. Sono tre giorni che sto sforzandomi a scrivere la presente e chi sa quanti altri me ne toccherà aspettare, se voglio completarla. La testa mi duole fortemente e non riesco a riordinare le mie idee. In certi momenti, e questo suole accadermi nei giorni di maggior caldo, parmi di essere sul punto di dare di volta al cervello.
Con tutti questi guai, figuratevi quanto penoso mi riesce lo scrivere.
Mi rattrista assai assai il sapervi poco bene in salute e prego il Signore per la vostra guarigione. Non potendo fare altro per voi, mi sono offerto da più tempo vittima al Signore per voi. E adesso che vi so ammalato con più fervore rinnovo spessissimo a Gesù questa mia offerta.
Intanto, padre, non vogliate darvi a credere che Gesù sia stanco di voi e che vi vuol costringere a lasciar il peso della superiorità. Non lo pensate più, se vi preme il sorriso di Gesù. Ho viva la fede che Gesù vi avrà già ridonato la sanità innanzi che vi raggiungerà la presente.
In quanto a me, poi, mi sento male assai. Mi sento sfinito di forze; sono in braccia di una estrema prostrazione che va crescendo sempre più. Il dolore alla parte del cuore, di cui vi tenne parola, me lo sento che va sempre più crescendo.
Il caldo, che non accenna a diminuire, mi va sempre più estenuando; da domenica in qua, verso sera, sono visitato dalla febbre e temo che non siano febbri malariche, perchè mi vengono col freddo.
Non so dove si andrà a parare, se si va di questo passo.
Ora vengo a chiedervi una carità, e tanto più vengo a chiedervela, in quanto che Gesù mi costringe. Egli mi dice che bisogna sollevare un po' il fisico per tenermi pronto ad altre prove, alle quali egli vuole assoggettarmi.
La carità che desidero da voi, padre mio, si è di mandarmi a passare un pò' di tempo a San Fiovanni, dove Gesù mi assicura che starò meglio. Vi prego di non negarmi questa carità. Per la messa qui non sarà molto difficile a procurarla, trovandosi qui molti sacerdoti soldati. Del resto se si va di questo passo, neppure io potrò più reggere.
Sono dolentissimo di non potervi pregare di chiamarmi costì, perchè non posso affatto andare a cavallo. Sia fatta mai sempre la volontà di Gesù!
Altre ragioni ancora mi spingono a chiedervi la suddetta carità e che qui tacerle è bello.
Beneditemi sempre e con profonda stima vi bacio la mano, ripetendomi sempre
il vostro povero figliuolo fra Pio.
(Epist. I, 793)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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