EPISTOLARIO - pag. 155

Padre Pio a padre Agostino
Foggia, 23 agosto 1916
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista sempre e vi dia quell'abbondante forza che vi faccia adempiere esattamente il vostro sacro ministero!
Avrei voluto quest'anno che il giorno del vostro onomastico fosse passato per me inosservato. Ma non vi sono riuscito. Ed intanto in che modo potrò augurarvelo, mentre voi siete nelle terre del terrore? Io ve l'auguro solo in quel modo che so e posso, e voi, sì buono, non l'isdegnerete di accettarlo, sapendo che desso parte da un cuore che ardentemente vi ama con amore tutto santo davanti al divino sposo.
Il mio sincerissimo augurio che vi presento per un sì strano giorno si è che il buon Dio vi conceda le più elette sue grazie, con una perfettissima corrispondenza da parte vostra ai di lui voleri.
Accettate, mio carissimo padre, questi miei ardentissimi voti per voi in quest'anno di estremo sconforto e di superlativa desolazione. Voi già potete comprendere come questo giorno lo passi davanti a Gesù e siate sicuro che non sarò solo che dolcemente lotterò davanti a lui.
Troverò sempre la compagnia di tutte le anime amanti di Gesù, specie quelle che a noi sono unite di uno stesso spirito. Sì padre, noi tutti preghiamo sempre per voi! Piaccia al nostro Padre celeste renderci tutti degni della gloria eterna e così sceglieremo per tutta l'eternità l'inno di lode e di benedizione.
Se non vi faccio pervenire più spesso le mie notizie, deh! padre, non vogliate farmene una colpa, sapendo che questo non proviene da mala volontà. Voi sapete tutto. inoltre dovete sapere che non mi si lascia un momento libero: una turba di anime assetate di Gesù mi si piomba addosso da farmi mettere le mani nei capelli.
Di fronte a tanto abbondante raccolto, da una parte mi sento rallegrato nel Signore, perchè vedo che le file delle anime elette si vanno sempre più ingrossandosi e Gesù più amato; da un'altra parte mi sento affranto da tanto peso e quasi come avvilito, per più ragioni facili a comprendersi.
Per un po' di sollievo e di svago chiesi al padre provinciale di essere mandato a San Giovanni. Veramente a lui non gli esposi tutte le ragioni che mi spingevano nel dimandargli un tal permesso. Gliene esposi alcune solamente e con molta timidità. Egli mi risponde subito, annuendo pienamente a quanto io gli avevo chiesto. Però mi dice di attendere ancora, fino a che non si sappia l'esito della sorte che toccherà al padre guardiano, il quale presentemente trovasi in esperimento in uno degli ospedali militari di Roma.
Se egli sarà esentato, mi dice il provinciale, appena egli sarà di ritorno, potrò andare subito a San Giovanni. Se non tornerà, aggiunge, debbo aspettare che qualche altro venga a fare il numero di due.
Ditemi, padre, ho fatto male nel chiedere questo permesso per le ragioni sopra accennatevi in parte soltanto? Se ciò sta male, sono disposto a fare qualsiasi sacrifizio, pur di non venir meno ai divini voleri.
Vorrei dirvi tante cose, ma sia ciò fatto in tempi migliori. Non sento più la forza di continuare. Gesù vi rimuneri del bene che mi avete fatto ed in Gesù ancora finalmente e cordialmente vi abbraccio.
Fra Pio, cappuccino
Fra Paolo e fra Camillo vanno sempre di bene in meglio. Abbiatevi da parte loro i più rispettosi ossequi.
(Epist. I, 804)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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