EPISTOLARIO - pag. 162

Padre Pio a padre Agostino
San Giovanni Rotondo, 10 ottobre 1916
Mio carissimo padre,
Gesù sia il re supremo del nostro cuore e la sua croce sia sempre l'unico vessillo e l'unico sostegno nostro!
Ricevei l'ultima vostra lettera ed anche ieri un'altra vostra cartolina, e rendo vivissime grazie al buon Dio, perchè apprendo da ambedue l'ottimo stato di salute che godete in mezzo a tanta privazione e sconforti. Viva Gesù!
Apprendo dalla vosta cartolina il vostro trasloco e rimango in sul principio alquanto scosso, ma è cosa di poco momento. Mi sfogo e mi lamento col Signore ed egli non mi lascia senza conforto per molto tempo. Voi sarete sempre sotto la di lui protezione e tanto basta per dileguare ogni punto nero.
Perciò, padre, fatevi animo e non temete di niente. Gesù è con voi sempre e di che adunque bisogna temere? Tutti i timori che sopravverranno non hanno ragione di esistere perchè privi di ragioni. Dessi sono suscitati dalla nostra imbecillità ed anche dal nostro comune nemico, e quindi meritano il nostro superlativo disprezzo.
Non vi preoccupi il pensiero che il tempo della prova è lungo ancora; è meglio il purgatorio sofferto per volontà di Dio, che deliziarsi nel chiostro, pallida ficura della Gerusalemme celeste. Non si perviene a salvezza senza attraversare il burrascoso mare, sempre minacciante rovina.
Il Calvario è il monte dei santi; ma al di là si passa ad un altro monte, che denominasi Tabor.
Ma quando verrà questo giorno? quando canteremo l'inno della vittoria su tutti i nemici? quando ci sarà concesso di intonare l'alleluia? Ahimè! Desso è lungi ancora. La giustizia non ancora si è fatta. Viva pure Iddio e la sua giustizia si faccia! Avrò la grazia da Gesù di riabbracciarvi, innanzi di presentarmi nuovamente pel servigio militare? Lo spero dalla sua bontà. Del resto farò in questo anche la sua volontà. Contento lui, contetti tutti.
Che debbo dirvi di me? Le sofferenze fisiche si vanno rendendo sempre più squisite. Le desolazioni spirituali sono insoffribili; si vanno sempre più maggiormente incalzando. L'autorità soltanto è quella che mi sostiene in mezzo a tanto buio. Il mio cuore è irrequieto; cerca di posarsi e non sa dove. Il vuoto che sento in me mi riempie di spavento. La memoria non rammenta quasi più nulla; l'intelletto cerc la verità prima e quando sembra di apprenderla ed intenderne qualche cosa, tutta di un tratto viene piombata nelle più fitte tenebre. Il passato mi sembra tutto una illusione e non vorrei parlare affatto con uomini di questo mondo delle cose mie, perchè temo d'ingannare gli altri. Ma pure non riesco a tacere con chi ha cura del mio spirito,perchè il bisogno del conforto si fa più impellente. Cosa ne sarà di me! Quando mi sarà concesso di lasciare questo corpo di morte?
Il provinciale tiene sempre duro e non so il perchè. Vede soffrire e non si decide giammai alla mia dipartita. Sarei tentato di accusarlo di troppa crudeltà e pregare Iddio che gli facesse esperimentare anche a lui per alquanti giorni le pene di che io stesso soffro. Ma nè l'uno nè l'altro io fo, essendo trattenuto a ciò fare per un altro pensiero. Si faccia sempre la divina volontà! E Gesù voglia non allungo toccargli il cuore a mio riguardo. Beneditemi fortemente in tutte le ore e ricordatemi sempre a Gesù.
Vostro figlio fra Pio, cappuccino.
La Gargani vi ossequia, e verso il quindici corrente farà ritorno a San Marco.
(Epist. I, 829)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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