EPISTOLARIO - pag. 164

Padre Pio a padre Benedetto
San Giovanni Rotondo, 8 novembre 1916
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista sempre e vi dia lume a farvi intendere il mio presente stato. Gesù mi provi sempre col fuoco delle tribolazioni. Fiat! Ormai siamo nella prova preannunziatami a Foggia. Da più giorni, mio buon padre, ho sentito forte in me il bisogno di rivolgermi a voi per ricevere qualche parola di conforto in mezzo all'alte tempeste, fra le quali si trova la povera anima mia, non appena voi vi allontanaste di qui. Ma fino a questo momento non mi è stato possibile il farlo, tanta è la tempesta che strepita dentro e fuori di me.
Mio Dio, cosa è stata la mia vita in questi giorni dinanzi a te, in cui le più fitte tenebre mi hanno investito tutto! E quale ancora sarà il mio avvenire? Io ignoro tutto, completamente tutto. Intanto non cesserò d'innalzare le mie mani dalla parte del luogo santo durante la notte, e te benedirò sempre finchè mi rimarrà un soffio di vita.
Te supplico, o mio buon Dio, perchè sia la mia vita, la mi barca ed il mio porto. Tu mi hai fatto salire sulla croce del Figlio tuo ed io mi sforzo di adattarmici alla miglior maniera: sono convinto che giammai ne discenderò e che giammai dovrò vedere rasserenata l'aria.
Sono persuaso che bisogna parlare a te fra i tuoni e turbini, conviene vederti nel roveto, tra il fuoco delle spine; ma per eseguire tutto questo, veggo essere necessario scalzarsi e rinunciare eternamente alla propria volontà, ed alla propria affezione.
A tutto son disposto, ma ti farai vedere un giorno sul Tabor, sul tramonto santo? Avrò la forza, senza mai stancarmi, di accedere alla celeste visione del mio salvatore?
Sento che il terreno che calco cede sotto i miei piedi. Chi rafforzerà i miei passi? chi se non tu, che sei il bastone della mia debolezza? Miserere di me, o Dio miserere di me! Non mi fare più esperimentare la mia debolezza!
La tua fede illumini ancora una volta il mio intelletto, la tua carità mi riscaldi questo cuore infranto dal dolore di offenderti nell'ora della prova!
Mio [Dio], quanto è trafigente questo atroce pensiero, che da me non si diparte mai! Dio mio, Dio mio, non mi fare spasimare più per te! Io non mi reggo più!...
Padre mio, perdonatemi! io non so più riordinare le mie idee. Se non fossi stato interrotto a questo punto, chi sa dove sarei andato a parare. Avrei messo, senza avvedermene, a dura prova la vostra pazienza.
Abbiate la bontà di ascoltare quale è il mio presente stato, che vi prometto di farlo brevemente. La battaglia è stata ripresa con più accanimento. Il mio spirito da più giorni è immerso nelle più fitte tenebre. Mi riconosco di ritrovarmi nella più grande insufficienza di praticare il bene; mi trovo in un estremo abbandono: molto disturbo nello stomaco spirituale, molta amarezza io esperimento nella bocca interiore, la quale mi rende amaro il vino più dolce di questo mondo.
Pensieri di bestemmie mi attraversano di continuo la mia mente; e più ancora suggestioni, infedeltà e miscredenze. Io mi sento trafiggere l'anima, io muoio in tutti gl'istanti della vita. L'anima mia non riposa più tranquilla nel suo, poichè Iddio non può permettere tutto ciò che in me avviene, senza che egli non sia grandemente discustato di me. Egli non può ritrovarsi in quest'anima: Egli è troppo puro e si troverebbe a grande disagio il rimanersene in questa anima, dove avvengono si fatte cose.
Il demonio strepita e ruggisce assiduamente intorno alla mia povera volontà. Non fo altro in questo stato, se non che dico con ferma risoluzione, sebbene senza sentimento: Viva Gesù. Io credo... Ma chi può dirvi come pronunzio queste sante espressioni? Le pronunzio con timidezza, senza forza e senza coraggio, e grande violenza debbo fare a me stesso. Ditemi, padre, è possibile, è compatibile mai questo stato colla presenza di Dio in questa anima? Non è forse desso effetto del ritiro di Dio da quest'anima? Padre mio, ve ne prego, parlatemi ancora una volta con tutta franchezza e sincerità. Suggeritemi il modo come debbo comportarmi per non offedere il Signore e se vi è speranza per me, che Iddio faccia ritorno in questa anima.
Le più fitte tenebre regnano ancora su tutto ciò che vado facendo. Un dubbio perenne mi attraversa l'animo in tutto le mie azioni. Un sentimento mi suggerisce sempre che opero in tutto con coscienza dubbia. Mi sforzo di ricordarmi ciò che l'autorità mi ha ordinato al riguardo, ma che volete! il Signore mi confonde, non ricordo nulla di preciso. Che martirio costituisce anche questo per me! Il non sapere se si opera colla gloria di Dio oppure con la sua offesa l'è più doloroso della stessa morte. Per carità, padre mio, non vi inquietate con me. Sono pronto a tutto, a sacrificare tutto, purchè non offenda Iddio. Compiacetevi perciò di suggerirmi qualche cosa anche a questo proposito. Ditemi come devo rispondere a questi penosissimi pensieri, che io ignoro da chi vengono suggeriti.
Quante cose vorrei dirvi, ma non riesco a padroneggiarmi: immerso, quale sono, in questo penosissimo stato, non riesco a riordinare le mie idee. Il mio cuore vuole amare; si sforza di riuscirci, ma non ne trova la via. Il poverino si trova forse fuori del suo centro, ed eccone la ragione perchè non sa dove potersi posare.
Padre mio, quantaltro tempo mi rimarrà ancora da passarlo in tale stato? Oh! potessi almeno conoscere che non vi è in tutto questo l'offesa di Dio. Se ciò potessi sapere, disposto mi sento a sopportare pene maggiori per tutta la vita, per quanto lunga essa potrebbe essere.
Beneditemi sempre, e pregate Gesù che, se in questo presente mio stato non vi è la sua gloria, me ne liberi al più presto.
Anch'io nonostante tutti questi strazi, che io sento nel più intimo del mio spirito, sento sempre la forza di pregare per voi e di rinnovare a Dio continuamente l'offerta fattagli una volta a vostro riguardo.
Con stima grandissima e con profondo rispetto e venerazione vi bacio la mano, dicendomi sempre
il vostro povero figlio fra Pio, cappuccino
Nel dare riscontro alla presente, vi prego di farmi tenere un vostro attestato da presentare, quando mi presenterò a Napoli, per poter celebrare.
(Epist. I, 836)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

Pagina 164 di 200

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100 - 101 - 102 - 103 - 104 - 105 - 106 - 107 - 108 - 109 - 110 - 111 - 112 - 113 - 114 - 115 - 116 - 117 - 118 - 119 - 120 - 121 - 122 - 123 - 124 - 125 - 126 - 127 - 128 - 129 - 130 - 131 - 132 - 133 - 134 - 135 - 136 - 137 - 138 - 139 - 140 - 141 - 142 - 143 - 144 - 145 - 146 - 147 - 148 - 149 - 150 - 151 - 152 - 153 - 154 - 155 - 156 - 157 - 158 - 159 - 160 - 161 - 162 - 163 - 164 - 165 - 166 - 167 - 168 - 169 - 170 - 171 - 172 - 173 - 174 - 175 - 176 - 177 - 178 - 179 - 180 - 181 - 182 - 183 - 184 - 185 - 186 - 187 - 188 - 189 - 190 - 191 - 192 - 193 - 194 - 195 - 196 - 197 - 198 - 199 - 200