EPISTOLARIO - pag. 166

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcia, 4 dicembre 1916
Mio carissimo padre,
la consolazione del divino Spirito scenda sempre nel vostro cuore, elevandolo sempre più, fino a quel grado di amore e di santità, voluto da Gesù.
Ricevo la vostra ultima in un momento di estremo sconforto e di superlativa desolazione di spirito, e mi affretto subito a darvi sollecito riscontro, a solo fine di ubidirvi perchè mi manca ogni forza di spirito.
Sento tutto il peso della solitudine, vorrei trovare una persona capace di ricevere tutte el ambasce, che mi vanno agirando nel mio animo. Ma, padre mio, dove trovarla? Io mi sento solo a combattere, di giorno e di notte, e non mi accorgo di altro se non che della mano di Dio,che si va sempre più aggravando sopra di me.
A me sembra che Iddio si sia ritirato completamente e non mi fa esperimentare altro, se non la mia estrema miseria. Il nemico mi tenta su tutto e vuol darmi a credere che tutto sia finalmente finito per me.
Ricorro alla preghiera, mi butto tra le braccia della divina misericordia, poso il mio cuore affranto dal dolore e stanco di combattere sul cuore di Gesù, ma che! Nemmeno in questo provo conforto e se lo provo è tanto lieve, che è da riputarsi al nulla.
La caligine che mi circonda è tanto fitta, che non lascia passare il mio sguardo, che sta sempre fisso in quella, per scorgervi colui, cui va in cerca l'anima mia. Misero me! Io mi avvolgo di continuo tra spine e tra il buio pesto, e non mi è dato il modo come poterne uscire.
Dubito di tutto il mio passato e non vi scorgo mai chiaramente l'offesa di Dio e molto meno la sua gloria nel mio operato. E poichè le tentazioni del cattivo spirito, sono molte ed assidue, mi sento lacerare l'animo dal dolore, al pensiero del chi sa che non vi abbia apprestato il mio consenso.
Mi esamino di continuo su questo, ma non fo altro che cercare perle nel buio. Vedete, padre mio, in che stato mi sono ridotto! non riesco a conoscere me stesso. Non mi dite, padre mio, che questo sia ordinato da Dio per il bene della mia anima, poichè non riesco punto ad intenderlo. Per me sta che Iddio sia ormai discustato di me, e perciò vuole farmi esperimentare la mia debolezza.
Ma viva Iddio, che in mezzo a questa sì alta notte di spirito, una cosa sola mi rimane: la voce di chi mi dirige. Solo questo io seguo e da questo solo io provo in qualche istante un po' di calma in mezzo a tante tempeste.
Prego assiduamente per tutti quei fini da voi voluti, ma debbo ancora dirvi che la prova per quei poverini sarà più lunga di quello che noi possiamo credere.
Io intanto rimetto tutto me stesso nelle vostre mani, ed offritemi voi stesso a Dio e che ne faccia egli quello strazio che ne vuole di me, purchè si alleggerisca il di lui peso su di voi. Padre, io rinunzio a tutto: sacrificatemi come voi volete.
Ignoro il giorno preciso, in cui mi sarà dato di visitarmi: forse il maresciallo non ancora manda la licenza la distretto per farla vistare. Io non ci capisco niente. Piaccia a Dio mandarmela buona. Vivo in continua agitazione e timori.
Raccomandatemi anche voi a Gesù, affinchè il tutto riesca a sua gloria.
Vi bacio la mano, chiedendovi la vostra paterna benedizione, cui ripeto sempre
il vostro povero figliuolo fra Pio, cappuccino
Bacio la mano ed ossequio cordialmente il padre lettore Arostino.
(Epist. I, 849)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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