EPISTOLARIO - pag. 170

Padre Pio a padre Agostino
San Giovanni Rotondo, 24 gennaio 1917
Mio carissimo padre,
la grazia del divino Spirito informi sempre il vostro cuore e tutto lo consumi col fuoco del sacro amore!
Erano una diecina di giorni che non ricevevo più vostre [notizie], e lascio comprendere a voi da quale spasimo si sentiva compenetrare il povero mio cuore. Ho passato giorni di estrema trepidazione. Ho alzato forte la mia voce al cielo, lamentandomi fortemente col buon Dio, e pregandolo che avesse continuato a sempre assistervi, allontanando dal vostro capo qualsiasi sventura.
Ma che volete? La prova non veniva se non dal cielo, e perciò lo stesso cielo era divenuto per me di bronzo. Solo questa mattina ho sentito che Gesù è sempre con voi, nel vedermi consegnata la vostra corrispondenza. Sia benedetto Iddio!
Soverchiamente poi vi siete afflitto per quella povera anima di San Marco, e forse la cagione principale ne sono stato io stesso col non aver ben messo in chiaro il vero stato di quell'anima. Io volli intendere che quell'anima veniva fortemente provata ancora da Gesù, ma che la di lui assistanza non veniva affatto a mancarle.
Inoltre quella poverina combatte estremamente ed in nulla la cede al nemico. Quindi, mio buon padre, state tranquillo, poichè quell'anima combatte da forte e ne riceverà certamente il premio riserbato da Gesù alle anime forti.
Appena poi Gesù me lo permetterà, le scriverò suggerendole tutto ciò che Gesù vorrà. Veramente io non so donde proviene che nello scrivere a quest'anima io non mi sento quasi affatto di scriverle spesso ed a lungo, ed intanto tramando sempre nel doverle scrivere, venendo meno qualche volta ai principi più elementari di urbanità.
Riguardo a quell'altr'anima di cui più volte mi avete dimandato, non posso dirvi nulla perchè nulla ho ricevuto da Gesù. Che volete, padre, debbo ancora confessarvi che di quest'anima quando sono davanti a Gesù me ne dimentico, contro mio volere e desiderio, completamente e non rammento mai di averla presentata Gesù.
Di chi ne è la colpa? Gesù ormai ha scelto un bel mezzo, quando non vuole parlare di qualcuno: me ne toglie la memoria dinanzi a lui, e così per non essere accusato di mutismo riversa la colpa sulla mia smemoratezza. Fiat! Ormai si è capito che debbo aver torto da tutti, dal cielo e dalla terra.
Che debbo dirvi poi del mio spirito? Le ombre si vanno sempre intensificando; la notte rapidamente si avanza ed il giorno non viene mai ad illuminarmi. La cecità ormai è completa ed io non fo altro che aggirarmi fra le più fitte tenebre, aspirando e sospirando la dimane, la quale non viene mai.
Un dubbio perenne sulle azioni che fo ed andrò facendo, mi attraversa per la mente; il quale spezza l'animo, ed è assai più trafiggente di mille martirii. Il dubbio di non incontrare nelle mie azioni il divin gradimento, come pure quello di offendere con questo Iddio, è un pensiero che mi fa spasimare ed agonizzare. Io temo di agire in questo modo con coscienza praticamente dubbia. Deh! padre, ditemi come debbo diportarmi in questo?
Io sono disposto di credere sempre all'autorità e di conformarmi ai di lei suggerimenti, sebbene senza nessun conforto.
In attesa di vostre frequenti e sempre confortanti notizie vi bacio la mano, e vi chiedo la vostra paterna benedizione, rimettendovi gli ossequi di tutti i confratelli.
Affezionatissimo vostro figliuolo fra Pio, cappuccino
Il padre Paolino che in questi giorni si è presentato a nuova visita, si è liberato nuovamente. Il padre Luigi è stato riformato per gli occhi. Fra Leone è andato a visitarsi; il padre Angelico parte per Gesualdo.
(Epist. I, 857)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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