EPISTOLARIO - pag. 171

Padre Pio a padre Agostino
San Giovanni Rotondo, 8 febbraio 1917
Mio carissimo padre,
Gesù vi assista sempre e vi dia la forza necessaria per farvi sopportare le prove della vita con animo rassegnato e sereno!
Rispondo all'ultima vostra con alquanti giorni di ritardo a causa della mia mal ferma salute. Sono stato in questi giorni ammalato di polmonite con febbri altissime, ma adesso, grazia a Dio, ho lasciato il letto da lunedì. Mi sento però molto debole.
Speravo di raggiungere questa [volta] il mio ideale, ma è stata una vera illusione. A dirvi il vero ebbi paura un po' di partire, perchè non avrei voluto presentarmi davanti a Gesù con un peccato di disubbidienza. A questo fine lo pregai, che se il superiore era ancora contrario, volentieri avrei preferito l'esilio alla patria.
Dietro questa preghiera passai al meglio e tutto svanì per me il bel sogno. Fiat!
Collo spirito mi sento sempre più immerso in fittissime tenebre, che mi riempiono l'animo di estremo spavento, ma sto però sempre rassegnato ed affidato all'autorità. Solo mi sconforta alle volte il non sapere se opero secondo Dio.
Il dubbio che mi attraversa la mente nell'operare è atrocissimo, e mi fa agonizzare continuamente.
Continuerei, mio buon padre, ma non posso pretendere per adesso molto delle mie forze.
Abbiatevi gli ossequi di tutti i confratelli, non che quelli di tutte le anime di Gesù, mentre io, abbracciandovi cordialmente nel dolcissimo Signore, in lui mi dico tutto vostro.
Fra Pio, cappuccino.
(Epist. I, 866)

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Padre Pio a padre Agostino
San Giovanni Rotondo, 23 febbraio 1917
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre con voi dia la ricompensa dei sacrifizi che andate sostenendo per la salute del prossimo.
Mi compatirete, mio carissimo padre, se molto vi fo desiderare le mie nuove. Nel gennaio, come vi scrissi nell'ultima mia lettera, feci una di quelle solite ricadute. Febbre altissima e forte polmonite vennero a farmi visita. Il caso fu giudicato dal medico, poverino!, disperato. E nel più bel momento che andavo assaporando le dolcezze del iam hiems transiit, venni miracolosamente guarito e gittato nuovamente in alto mare a combattere il buon combattimento.
Rimasi deluso su tutta la linea, e poi Gesù il permette e l'autorità il vuole, mi rassegno volentieri a tutto. Però dopo una buona settimana che mi riebbi dalla caduta, ricaddi di bel nuovo nello stesso male e sono pochi giorni appena che si rinnovò lo stesso prodigio. Ho ripreso le solite mie occupazioni e sto benino, ma debbole assai però.
Adoro poi in silenzio il vostro spostamento. L'animo mi dice però che in cotesta nuova residenza vi troverete un tantino più a disagio, specie per il freddo. Ditemi, mi sbaglio io vero? Volesse il cielo che mi sbagliassi. Però vivete tranquillo, mio caro padre, che dovunque si va l'assistenza del cielo su di voi sarà sempre singolarissima.
Non dubitate di me, poichè non cesso mai di accompagnarvi sempre e dovunque colle mie povere sì, ma pure assidue preghiere. Non cesso neppure di continuamente presentare a Gesù l'offerta a lui fatta una volta a vostro riguardo.
Piaccia a lui esaudire sempre ed accettare la povera mia offerta. Egli è buono e non può accettarla. Non temete nessun pensiero in quanto alle anime che a noi sono unite in uno stesso spirito davanti a Gesù, poichè esse camminano rettamente davanti al Signore, nonostante le prove che sostengono.
In quanto all'anima vostra, vivete tranquillo, Gesù riposa ed opera in voi.
Le prove in cui va soggetto il mio povero spirito vanno sempre più crescendo. Il dubbio che vi esposi altrove in riguardo a tutte le mie azioni mi trafigge fortemente l'animo e temo di cadere e di offendere Dio.
Suggeritemi in proposito come devo regolarmi e cosa debbo ritenere per sicuro.
Finisco, padre, perchè non me la sento più a continuare. Gesù vi ricompensi del bene che praticate verso l'anima mia.
Gesù sia il centro dei nostri cuori, l'infiammi del suo santo amore. Egli è che mi ha reso per sempre
vostro affezionatissimo figliuolo fra Pio, cappuccino
Non condivido il mio presentimento con quello che quell'anima espose al provinciale e ch'egli vi riferì. La prova è lunga, lunga ancora. Fiat semper voluntas Dei!
I confratelli, i nostri collegiali e l'anime tutte vi salutano cordialmente. Il padre Agostino è da un mese e più, che si trova a Gesualdo.
(Epist. I, 868)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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