EPISTOLARIO - pag. 172

Padre Pio a padre Benedetto
San Giovanni Rotondo, 6 marzo 1917
Mio carissimo padre,
Gesù continua a possedere completamente il vostro cuore fino alla trasformazione in lui nella gloria dei celesti comprensori!
La vostra ultima lettera, breve sì, ma piena di assicurazioni e di santi ed amorevoli consigli, toccò vivamente il mio cuore e mi fece ripromettere al caro Gesù d'incominciare ad amarlo davvero, senza agitazione, e riconsacrare l'intera mia vita al suo santo servizio.
Sento vivissimo il desiderio, senza neppure il più delle volte che io ci pensi a procurarlo, di trascorrere tutti gli istanti della vita nell'amare il Signore; vorrei tenermi stretto stretto a lui per una delle sue mani e percorrere con gioia quella via dolorosa, nella quale mi ha posto; ma, lo dico pure con la morte nel cuore e con la confusione nell'animo e col rossore sul viso che i miei desideri non corrispondono esattamente alla realtà.
Basta un nonnulla per agitarmi, basta il dimenticarmi delle vostre assicurazioni fattemi per gittarmi in braccia alla più alta notte dello spirito, che mi fa spasimare dì e notte.
Dio mio! padre mio! che gran castigo ha attirato su di sè la mia passata infedeltà.
Vorrei che la mia mente non pensasse che a Gesù, che il cuore non palpitasse se non per lui solo e sempre, e tutto questo glielo prometto assiduamente a Gesù; ma, ahimè! mi accorgo benissimo che la mente si smarrisce o meglio si posa nella prova durissima, a cui sottosta lo spirito, ed il cuore poi non fa altro che marcire in questo dolore.
E' vero che il tutto è consacrato a Gesù ed il tutto lintendo soffrire per lui. Ma io non riesco a capacitarmi su questo. Sono privo affatto di luce e questo basta per riempirmi di spavento e di terrore, e farmi credere di essere sotto i rigori della divina giustizia. E maggiormente mi va confermando in questa verità, a parer mio, il vedere Iddio che si va sempre più ingrandendo agli occhi dello spirito, il vederlo sempre più di lontano e vedere ancora che questo Dio si va sempre più circondando di dense nubi. Il mio spirito è sempre fisso in questo oggetto, che non mai si parte dalla mia mente; e più vi fisso lo sguardo e più mi accorgo che si va nascondendo in questa nube, che è simile a quei vapori acquei che s'innalzano da un suolo bagnato allo spuntare del sole.
Il padre celeste poi non manca ancora di farmi partecipare ai dolori del suo primo unigenito Figliuolo, anche fisicamente. Questi dolori sono si acuti, da non potersi affatto nè descrivere, nè immaginare. Non so poi se sia mancanza di fortezza e se vi sia colpa, quando, posto in questo stato, piango, senza volerlo, come un bambino.
Una prova assai durissima l'è per me il non sapere se in ciò che io fo vi sia il compiacimento di Dio, oppure la sua offesa. Molte assicurazioni mi sono state date in riguardo, ma che volete! non si ha occhi per vedere. E poi il nemico vuole metterci sempre la sua coda, per tutto guastare. Va insinuando che tali assicurazioni non abbracciano tutte le mie azioni e molto meno per sempre.
Deh! padre, parlate ancora al riguardo. Venite voi a calmare il mio povero spirito, sbattuto per ogni lato. Pensate che sono un povero cieco ed ho assoluto bisogno della vostra guida. Non mi abbandonate, padre; se mi vedete sulla cattiva strada, non mi risparmiate dal condannarmi, poichè io allora spererei ancora che il Signore mi userebbe misericordia, col rimettermi sulla via diritta, che a lui conduce.
Mi dispenso dal parlarvi delle cause, che mi cagionarono l'ultima crisi sostenuta, sapendo che il padre Paolini di tutto vi ha informato.
Adesso poi vengo a chiedervi un permesso, sicuro che non me lo negherete. Ho vivo desiderio di offrirmi vittima al Signore per il perfezionamento di questo collegio, che l'amo teneramente e per esso non risparmio disagi personali.
E' vero che ho gran motivo per ringraziare il celeste padre pel mutamento avvenuto nella maggior parte di essi ( collegiali ), ma non sono pienamente ancora soddisfatto. Quindi ve ne supplico a non volermi negare ciò che vi ho chiesto.
Padre, vi prego con le lagrime agli occhi a non abbandonarmi mai; e di benedirmi sempre.
In attesa di una vostra, che venga a sedare la tempesta, che si aggirano nel mio spirito, vi bacio la mano, essendo sempre
il vostro povero figliuolo fra Pio, cappuccino
Carissimo padre,
riapro la presente per notificarvi quanto appreso: la madre del padre Paolino, per ragioni facili a comprendersi, non vuole che Annita stia più allungo in sua casa. Si è tentato a mezzo di un sacerdote di Casacalenda di farla ricevere nel convento delle suore di Larino, ma non è stato possibile.
L'unica porta che rimane aperta presentemente per costei si è di farla accettare come semplice ricoverata presso le suore di qui. La superiore istessa si è impegnata di avanzare dimanda presso il presidente della congrega di carità, perchè le avessero serbato un posto. La dimanda è stata accolta: ora cosa deve farsi? A voi la decisione.
Non chiaramente veggo la di lei venuta qui, ma non vi è altra via di scampo presentemente per quella poverina.
Vi bacio di nuovo la mano.
(Epist. I, 872)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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