EPISTOLARIO - pag. 174

Padre Pio a padre Agostino
San Giovanni Rotondo, 23 marzo 1917
Mio carissimo padre,
la grazia del celeste Padre, sia con voi sempre e vi renda degno della gloria eterna.
Questo è il mio voto ardentissimo che vi vado assiduamente facendo davanti a Gesù. Piaccia a questo tenerissimo sposo delle anime renderlo esaudito. E voi, mio buon padre, accettatelo, perchè parte da un cuore che teneramente vi ama.
Ricevei la vostra lettera e ne ebbi, per dette assicurazioni che faceste al mio povero spirito, un rilevante sollievo: ma, che volete! in questa prova tutto è compensazione. Il sollievo durò per ben poco tempo.
Più fitte tenebre vennero a circondare il povero spirito e queste vanno crescendo di giorni in giorno. A tutto sono rassegnatissimo, e se non fosse per il perpetuo dubbio che regna nell'anima mia in ciò che riguarda il mio agire se vi sia l'offerta oppure la gloria di Dio, vi dico sinceramente che sarei felicissimo in mezzo a tutte le prove a cui vado soggetto.
Ed al riguardo, ditemi sinceramente come va intesa quella frase che usaste nell'ultima vostra:Anche nel dubbio se la tua azione possa o no piacere al Signore, tu devi compirla senza discussione, tu devi tirare innanzi nell'opera senza ascoltare la voce dei tuoi timori, e l'altra frase ancora: di qualunque tua azione Gesù sarà sempre contento?
Ditemi pure se tali assicurazioni abbracciano tutte le mie azioni e per quanto tempo. Perdonatemi, padre, se mi rendo noioso, anche quando non lo dovrei essere. Rammentatevi che sono un povero cieco in ciò che riguarda il mio povero spirito ed ho bisogno assolutamente della voce dell'autorità che mi parli chiaro e senza mezzi termini.
Riguardo alle anime di cui m'interrogate vi prego di star tranquillo, perchè non prevaricherà chicchesia. Gesù supplisce a tutto. Anche quell'anima di San Marco è calma, nonostante che la tempesta non sia sedata. La poverina combatte valorosamente. Dunque che timori si devono avere sul conto suo?
Vivete in calma col vostro spirito, poichè non avete nulla a temere; Gesù permette la lotta dello spirito non a punizione di esso, ma a purificazione. La prova non è a morte, ma è a salute.
Quanto prego Gesù per la vostra salute fisica e morale voi il potete comprendere. Ormai voi mi appartenete più di quanto si può immaginare; la vostra persona mi appartiene davanti a Gesù più che dessa non appartiene a voi stessi. Il sacrifizio per voi fu fatto e sempre il vado rinnovando al buon Dio.
Continuerei ancora, ma non me la sento, essendo pieno d'influenza.
Abbiatevi intanto gli ossequi di tutti, mentre io, abbracciandovi cordialmente, vi prego di benedirmi sempre.
Vostro affezionatissimo figliuolo fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 877)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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