EPISTOLARIO - pag. 181

Padre Pio a padre Benedetto
San Giovanni Rotondo, 16 luglio 1917
Mio carissimo padre,
Gesù sia sempre la vita del vostro cuore, sorreggendolo in qualunque prova, trasformandolo in sè medesimo!
Desiderate di sapere distintamente come vanno le cose del mio spirito. Ma come fare a dire ciò che io sento? Credetemi pure, che questo è appunto ciò che costituisce il sommo del mio eterno martirio. Vivo in una continua notte: le tenebre sono foltissime.
Aspiro alla luce e questa luce non viene mai; e se alle volte pure si vede qualche tenue raggio, il che avviene troppo di raro, è desso proprio che riaccende nell'animo le brame le più disperate di rivedere risplendere il sole; e queste brame sono si forti e violente, che spessissimo mi fanno languire e spasimare di amore per Iddio e mi vedo sul punto di andare in deliquio.
Tutto questo io lo sento senza che lo voglia e senza fare nessuno sforzo per ottenere questo. Il più delle volte mi avviene tutto questo fuori della preghiera ed anche quando sono occupato in azioni indifferenti.
Io non vorrei sentirle queste cose, perchè mi accorgo che quando sono assai violente anche il fisico ne risente fortemente. Mi sembra di morire ogni istante e vorrei morire per non sentire il peso della mano di Dio, che gravita sul mio spirito.
Che cosa è mai questo? Come debbo diportarmi per uscire da questo stato sì deplorabile? E' Dio che opera in me, oppure è un altro che in me agisce? Parlatemi chiaro, come sempre, e fatemi conoscere come ciò procede.
Ci sono poi certi momenti che vengo assalito da violente tentazioni contro la fede. La volontà sono certo che non ci si posa, ma la fantasia è sì accesa e presenta sì chiari colori la tentazione, che alla mente si aggira, che presenta il peccato come una cosa non solo indifferente, ma dilettevole.
Di qui nascono ancora tutti quei pensieri di sconforto, di diffidenza, di disperazione e persino, non inorridite padre, per carità, pensieri di bestemmie. Io mi spavento di fronte a tanta lotta, tremo e mi violento sempre e sono certo che, per grazia di Dio, non ci cado.
A tutto questo aggiungete ancora il fosco quadro della vita passata, dove non si vede altro che le proprie miserie e la propria ingratitudine verso Dio. Mi sento spezzare l'animo verso Dio. Mi sento spezzare l'animo dal dolore ed una estrema confusione mi pervade tutto. Mi sento per questo come posto sotto un durissimo torchio e come se tutte le ossa si stritolassero e si disgiungessero le une dalle altre.
E questa sì dura operazione la sento non soltanto nella parte più recondita dello spirito, ma ancora nel corpo. Ed anche qui mi assale quel forte timore, che forse non sia Dio l'autore di questo strano fenomeno; perchè se fosse lui, come si spiegherebbe lo scombussolamento del fisico? Ignoro se ciò sia possibile.
Il dubbio poi che mi assale sempre e che mi perseguita dovunque è quello d'ignorare se ciò che io fo sia di gradimento oppure no a Dio. E' vero che su questo mi avete parlato più volte, ma che debbo io fare se posto in questo aspro cimento dimentico tutto, oppure se ricordo non ricordo nulla di preciso e tutto è confusione?
Deh! per carità, compiacetevi ancora una volta di mettermelo in iscritto. Iddio poi si va sempre più ingrandendo all'occhio della mia mente e lo veggo sempre nel cielo dell'anima mia, che si va circondando di densa bebbia. Lo sento vicino e pur lo veggo lontano lontano. Ed al crescere di queste brame Dio si fa più intimo a me lo sento, ma pure queste brame me lo fanno vedere sempre più lontano. Dio mio! che cosa strana!
Non dimenticate, padre, che voi ci avete un debito verso questa religiosa famiglia da saldare, cioè di venire a trattenervi qui per una decina di giorni. Fo voti che ciò si effettua al più presto.
Il ragazzo recchia ha un solo paio di scarpe ancora in buone condizioni, ma sono figlie uniche di madre vedova. Si regoli dunque con la famiglia in quanto a provvedere le scarpe di pezza.
Questi ragazzi non veggono l'ora di partire pel noviziato.
Vi bacio la mano e mi dico
fra Pio, cappuccino
(Epist. I, 909)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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