EPISTOLARIO - pag. 2

"A stento potei recarmi al Divin Prigioniero per celebrare. Finita la Messa mi trattenni con Gesų, pel rendimento di grazie. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in queata mattina!... Il cuore di Gesų e il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano pių due cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso come una goccia che si smarrisce in un mare". (Epist. I, 273).

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"Vi consoli caro padre il dolce pensiero di amare Gesų, e di essere assai di pių da lui amato. Chiediamogli la grazia con la sposa dei sacri Cantici: "Mi baci egli col bacio della sua bocca! I tuoi amori, sė, son migliori del vino!". Quante volte questo bacio di pace, a noi sacerdoti specialmente, ci viene dato da Gesų nel Santissimo Sacramento! Sė, desideriamolo ardentemente questo bacio dalla bocca divina e pių ancora mostriamocene riconoscenti. Qual pių caro dono possiamo noi miseri mortali desiderare da Dio?!. (Epist. I, 406)

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"Confesso innanzi tutto che per me č una grande disgrazia il non sapere esprimere e mettere fuori tutto questo vulcano sempre acceso che mi brucia e che Gesų ha immesso in questo cuore cosė piccolo. Il tutto si compendia in questo: sono divorato dall'amore di Dio e dall'amore del prossimo. Dio per me č sempre fisso nella mente e stampato nel cuore. Mai lo perdo di vista: mi tocca ammirarne la sua bellezza, i sui sorrisi, ed i sui turbamenti, le sue misericordie, le sue vendette o meglio i rigori della sua giustizia. Immaginate voi con tutta questa privazione di libertā propria, con tutto questo legamento di potenza sia spirituali che comportamentali da quali sentimenti sia divorata la povera anima. Credetemi pure, padre, che delle sfuriate, che alle volte ho fatto, sono causte proprio da questa dura prigionia, chiamiamola pure fortunata. Come č possibile vedere Dio che si contrista pel male e non contristarsi parimenti? Veder Dio che č sul punto di scaricare i suoi fulmini, e per pararli altro rimedio non vi č se non alzando una mano a trattenere il suo braccio, e l'altra rivolgerla concitata al proprio fratello, per un duplice motivo: che gittino via il male e che si scostino, e presto, da quel luogo dove sono, perchč la mano del giudice č per scaricarsi su di esso?... Per i fratelli poi? Ahimè! quante volte, per non dire sempre, mi tocca dire a Dio giudice, con Mosč: o perdona a questo popolo o cancellami dal libro della vita". (Epist. I, 1246 s.)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I, corrispondenza con i direttori spirituali, a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 1973, 2^ edizione

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