EPISTOLARIO - pag. 23

Fra Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 29 marzo 1911
Mio carissimo padre,
dall'entrare della primavera in qua mi sento più che mai accresciuti i malori, ed in ispecialità quelli del petto, che mi fanno spasimare ed in certi momenti non posso quasi respirare. Ma si faccia il volere di Dio!
In questi giorni poi il diavolo me ne fa di tutti i colori e specie, e me ne va facendo quanto più ne può. Quest'infelice raddoppierà tutti i suoi sforzi a mio danno. Ma di niente ho paura se non dell'offesa di Dio. Sembrami che quest'infelice ce l'ha più con lei che con me, poichè vorrebbe privarmi della sua direzione. Difatti chi sa quanta forza debbo farmi nel comunicarle le mie cose. Dolori fortissimi di testa da non poter quasi vedere dove pongo la penna.
Tutti i brutti fantasmi che il demonio mi va introducendo nella mente spariscono tutti allorchè fiducioso mi abbandono nelle braccia di Gesù. Quindi se sono con Gesù crocifisso, cioè se medito i suoi affanni soffro immensamente, ma è un dolore che mi fa molto bene. Godo una pace ed una tranquillità da non potersi spiegare.
Ma ciò che più mi ferisce, padre mio, è il pensiero di Gesù sacramentato. Il cuore si sente come attratto da una forza superiore prima di unirsi a lui la mattina in sacramento. Ho tale fame e sete prima di riceverlo, che poco manca che non muoio di affanno. Ed appunto perchè non posso di non unirmi a lui, e alle volte colla febbre addosso sono costretto di andare a cibarmi delle sue carni.
E questa fame e sete anzichè rimanere appagata, dopo che l'ho ricevuta in sacramento, si accresce sempre più. Allorchè poi sono già in possesso di questo sommo bene, allora sì che la piena della dolcezza è proprio grande che poco manca da non dire a Gesù: basta, che non ne posso quasi proprio più. Dimentico quasi di essere al mondo; la mente ed il cuore non desiderano più nulla e per molto tempo alle volte, anche volontariamente non mi vien fatto di desiderare altre cose.
Alle volte però all'amore di dolcezza viene a mescolarsi anche quello di essere compreso talmente dal dolore dei miei peccati, che sembrami che abbia a morirne di dolore. Anche qui il demonio cerca spesso di amareggiarmi il cuore coi soliti pensieri affligenti.
Mi benedica il suo fra Pio

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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