EPISTOLARIO - pag. 33

Fra Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 6 ottobre 1911
Mio carissimo padre,
col sangue agli occhi e con mano tremante le scrivo la presente per chiederle perdono in ginocchio in tutto ci˛ che ho avuto la baldanza di offenderla. Me ne pento su questo riguardo come pu˛ pentirsi un'anima, innamorata da Dio, dei propri peccati.
Deh! mi perdoni, padre mio. Mi riconosco di non meritare perdono, ma la sua bontÓ me lo fa sperare. Non s'inquieti, non sa che sono pieno di superbia? Preghiamo insieme il Signore di fulminarmi prima di ricadere nuovamente in simili eccessi.
Mi scriva subito e mi rassicuri, per caritÓ, del suo perdono! Assieme alla sua, mi Ŕ pervenuta anche una cartolina del padre guardiano di Morcone, comunicandomi che lui ha ricevuto l'incarico da voi di accompagnarmi a Napli per una visita. Io sono convintissimo, dietro che ella me ne ha assicurato, che la mia malattia, essendo una specie permissione di Dio e quindi non esservi bisogno di medici, prego la sua paternitÓ a ritirarsi gli ordini dati al padre guardiano, riguardanti l'accompagnamento mio a Napoli per una visita, piochŔ anche io, al par di lei che me ne rassicura, la trovo detta visita affatto inutile.
Nuovamente le ghieggo il suo perdono e la sua benedizione.
Il suo fra Pio
(Epist. I, 240)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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