EPISTOLARIO - pag. 35

Fra Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 5 gennaio 1912
Mio carissimo padre,
da che son qui l'ho già scritto una cartolina e due illustrate. Nessunissima risposta ho ricevuto. Ciò mi addolora sommamente. La causa perchè non ricevo da lei risposta alcuna non mi è del tutto ignota. Ma Iddio solo sa se ci ho o no una colpa.
Mi sento migliorato in salute, ma mi dà pensiero la vista che non vuole ritornarmi; ma voglio sperare che il Signore mi riguardi almeno dalla cecità dell'anima.
Quante messe debbo applicare per lei al mese? Per la confessione poi nulla mi dice?
Finisco perchè non ci vedo quasi affatto.
Nel mentre poi che le bacio la mano la prego a voler benedire
il suo fra Pio
(Epist. I, 245)

* * * * *

Fra Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 13 gennaio 1912
Mio carissimo padre,
rispondo alla sua tanto cara e gentile lettera, che molta gioia ha arrecato al mio cuore nello stato in cui mi trovo.
In quanto allo stato fisico, se si fa eccezione alla vista che non vule ritornarmi, sto benino. Riguardo allo stato morale, le dico solo che barbablù non vuole lasciarmi affatto, anzi mi da sempre nuovo filo da torcere; ma è pur vero che Gesù è con me; anzi mi permetta la frase che sto per usare: io sto quasi continuamente facendo una indigestione di consolazione.
Lode a Dio ne rendo, che anche in questo luogo di esilio per me no lascia di mantenermi le mani addosso. Molte cose avrei da dirle in particolare, ma la vista non mi favorisce. Nel caso di non poterla scrivere lo stato del mio interno, a causa della vista, ella mi dice servirmi di qualche persona di fiducia per quindi manifestarglielo; ora la supplico, babbo mio, di non obbligarmi a tanto, perchè non posso manifestarlo a nessuna persona di qui. Ad una sola persona ho manifestato quasi tutto il mio interno per averne dei rischiarimenti e del resto questa sola persona potrebbe servirmi, ma disgrazia vuole per me, che costei si trovi in condizioni assai peggiori di me, per causa di vista. Il dovere quindi di non potere sfogare il mio interno con un padre generoso, che mi offrì la sua mano protettrice e si degnò chiamarmi suo figlio mi priva dell'unico conforto che mi resta.
Per una certa regola di convenienza ho creduto bene di manifestare al parroco il suo generoso pensiero, quale è quello di volermi mandare in calice. Egli mi ha detto che avessi pregato lei a nome suo di astenersi di mandare il calice, poichè lui fin dal giorno della mia ordinazione (10 agosto 1910), consapevole della mia malattia contagiosa, lasciò esclusivamente a mia disposizione un calice con tutti gli altri arredi sacri. Ora aggiungo anche la mia preghiera. In caso contrario che ella ha già spedito il calice conviene quindi respingerlo. Ella è contenta di ciò?
Il padre lettore Agostino ieri mi scrisse una cartolina con la quale mi diceva che lui aveva ricevuto l'incarico dal padre secratario di dire a me di rimettere alla paternità vostra, volta per volta, le spese delle medicine. Io rimango ammirato da tanta sua bontà, poichè son convinto che il padre secretario nulla scrive senza il suo permesso. Intanto la nota di dette spese da che sono ritornato qui ascende a lire 23.
Finisco poichè non ne posso più. Si abbia gli auguri di tutti i buoni amici, mentre io baciandole la mano e chedendole la sua paterna benedizione mi sottoscrivo
il suo povero fra Pio
(Epist. I, 249)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

Pagina 35 di 100

1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 - 7 - 8 - 9 - 10 - 11 - 12 - 13 - 14 - 15 - 16 - 17 - 18 - 19 - 20 - 21 - 22 - 23 - 24 - 25 - 26 - 27 - 28 - 29 - 30 - 31 - 32 - 33 - 34 - 35 - 36 - 37 - 38 - 39 - 40 - 41 - 42 - 43 - 44 - 45 - 46 - 47 - 48 - 49 - 50 - 51 - 52 - 53 - 54 - 55 - 56 - 57 - 58 - 59 - 60 - 61 - 62 - 63 - 64 - 65 - 66 - 67 - 68 - 69 - 70 - 71 - 72 - 73 - 74 - 75 - 76 - 77 - 78 - 79 - 80 - 81 - 82 - 83 - 84 - 85 - 86 - 87 - 88 - 89 - 90 - 91 - 92 - 93 - 94 - 95 - 96 - 97 - 98 - 99 - 100