EPISTOLARIO - pag. 40

"Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 21 marzo 1912
Babbo carissimo,
ho ricevuto le venti messe inviatemi da voi. Lode, onore e gloria ne siano rese al Signore!
Sento in cuor mio un grande desiderio di dirvi tante cose, tutte di Gesù; ma non mi so esprimere, e la vista non mi accompagna.
Ieri festività di san Giuseppe Iddio solo sa quante dolcezze provai, massime dopo la messa, tanto che le sento ancora in me. La testa ed il cuore mi bruciavano; ma era un fuoco che mi faceva bene. La bocca sentiva tutta la dolcezza di quelle carni immacolate del Figlio di Dio. Oh! se in questo momento che sento quasi ancora tutto mi riuscisse di seppellire sempre nel mio cuore queste consolazioni, certo sarei in un paradiso!
Quanto mi rende allegro Gesù! Quanto è soave il suo spirito! Ma io mi confondo e non riesco a fare altro se non che piangere e ripetere: Gesù, cibo mio!... Ciò che più mi affligge si è che tanto amore di Gesù viene da me ripagato con tanta ingratitudine... Egli mi vuole sempre bene e mi stringe sempre più a sè. Ha dimenticato i miei peccati, e si direbbe che si ricorda solo della sua misericordia... Ogni mattina viene in me, e riversa nel mio povero cuore tutte le effusioni della sua bontà. Vorrei, se fosse in mio potere, lavare col mio sangue quei luoghi, dove ho commesso tanti peccati, dove ho scandalizzato tante anime. Ma viva sempre la misericordia di Gesù.
Questo Gesù quasi sempre mi chiede amore. Ed il mo cuore più che la bocca gli risponde: o Gesù mio... e non posso più continuare. Ma alla fine esclamo; si, Gesù, ti amo; in questo momento sembrami di amarti e sento anche il bisogno di amarti di più; ma, Gesù, amore nel cuore non ce ne ho più, tu sai che l'ho donato a te; se vuoi più amore prendi questo mio cuore e riempilo del tuo amore e poi comandami pure di amarti, che non mi rifiuterò; anzi te ne prego di farlo, io lo desidero.
Dal giovedì sera fino al sabato, come anche il martedì è una tragedia dolorosa per me. Il cuore, le mani ed i piedi sembrami che siano trapassati da una spada; tanto è il dolore che ne sento.
Il demonio intanto non cessa di apparirmi sotto le sue orride forme e di percuotermi in un modo veramente spaventevole. Ma viva l'amore di Gesù, che di tutto mi ricompensa con le sue visite!
Ora babbo mio, lasciamoci, ma per trovarci tra poco con Gesù.
Vi prego della vostra benedizione, delle vostre preghiere; e non dimenticate il vostro povero discepolo,
fra Pio.
(Epist. I, 266)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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