EPISTOLARIO - pag. 41

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 31 marzo 1912
Mio carissimo padre,
memore delle tante cure praticatemi, sento ora che si approssima la santa Pasqua, un sacro dovere di non lasciarla passare senza augurargliela piena di tutte quelle grazie che possono renderla felice qui sulla terra e beato in cielo.
Questo, padre mio, è l'augurio che so farle e credo che le sarà graditissimo. In tale solennità poi non mancherò dal canto mio di pregare, nella mia indegnità, Gesù risorto per la sua bella anima, sebbene non me ne dimentichi di pregare tutti i giorni per lei.
In questi santi giorni più che mai sono oltremodo afflitto da quel barbablù. La prego quindi di raccomandarmi vivamente al Signore, affinchè non mi faccia rimaner vittima di questo comun nemico.
Dio però è con me e le consolazioni, che sempre mi fa gustare, sono tanto dolci da non poterle descrivere.
In salute mi sento discretamente benino. Immagino che lei non è contento della narrazione in generale del mio stato interno, ma, padre mio, la vista mi vuol privare anche di quest'ultimo, cioè narrarle minutamente il mio stato interno. Iddio sa quanto sconquasso mi porta dopo aver scritto un pò.
Ora arrivederci, padre mio, quando Dio vuole e dove vuole.
Le bacio la mano e la prego a volermi benedire fortemente.
Il suo fra Pio, cappucino
(Epist. I, 269)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 2 aprile 1912
Babbo carissimo,
viva Gesù. La pasqua è prossima e troppo ingrato sarei se la facessi passare senza presentare al padre mio le mie più sincere felicitazioni. Sì, ve l'auguro lieta nel Signore, ricca di gioie sante e di meriti. Questo è l'augurio che so farvi e voglio sperare che vi riuscirà graditissimo.
Non mancherò intanto in tal solennità di raddoppiare le mie preghiere al risorto Gesù, affinchè voglia avvalorare colla sua grazia il mio augurio che vi fo. In questi giorni santi, se sapesse ciò che mi ha fatto e quel che ancora mi ha a fare quel cosaccio!
Raccomandatemi anche voi al signore, acciocchè non mi faccia rimaner vittima di questo nostro comune nemico. So che soffrite di non avermi vicino per aiutarmi; ma godete, padre mio, perchè son contento più che mai nel soffrire, e se non ascoltassi che la voce del cuore, chiederei a Gesù che mi desse tutte le tristezze degli uomini; ma io non lo fo, perchè temo di essere troppo egoista, bramando per me la parte migliore: il dolore. Nel dolore Gesù è più vicino; egli guarda, è lui che viene a mendicare pene, lacrime...; ei ne ha bisogno per le anime.
In salute sto benino. Siete contento così? Ciò per tanto non impedisce a Gesù di prendermi quando voglia. Ricevei i libri e sabato scorso mi pervenne anche l'indulto di dire la messa votiva.
Finisco per cagione di vista. Non dimenticate, vicino a lui, l'ultimo ed il più povero dei vostri discepoli,
fra Pio cappuccino
La famiglia, l'arciprete e gli amici vi salutano e vi augurano una felicissima Pasqua. (Epist. I, 270)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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