EPISTOLARIO - pag. 42

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 18 aprile 1912
Babbo carissimo,
viva Gesù. Son lietissimo di potermi intrattenere con la presente un pò con voi. Ma come farò a narrarvi i nuovi trionfi di Gesù sull'anima mia in questi giorni? Mi astengo solo a narrarvi ciò che passò in me martedì scorso. Che fuoco acceso sentii in questo giorno nel cuore! Ma questo fuoco sentii anche che fu acceso da una mano amica, da una mano divinamente gelosa.
Me ne stavo ancora a letto, allorchè fui visitato da quei cosacci, che mi picchiavano in un modo così barbaramente, che ritengo come grazia ben grande l'aver potuto sopportare ciò, senza morirne; una prova, babbo mio, che era molto superiore alle mie forze.
A stento potei recarmi al divin prigioniero per celebrare. Finita la messa, mi trattenni con Gesù per rendimento di grazia. Oh quanto fu soave il colloquio tenuto col paradiso in questa mattina! Fu tale che pur volendomi provare a voler dir tutto non lo potrei; vi furono cose che non possono tradursi in un linguaggio umano, senza perdere il loro senso profondo e celeste. Il cuore di Gesù ed il mio, permettetemi l'espressione, si fusero. Non erano più due i cuori che battevano, ma uno solo. Il mio cuore era scomparso,come una goccia d'acqua che si smarrisce in un mare. Gesù n'era il paradiso, il re. La gioia in me era sì intensa e sì profonda, che più non mi potei contenere; le lacrime più deliziose mi inondarono il volto.
Sì, babbo mio, l'uomo non può comprendere che quando il paradiso si riversa in un cuore, questo cuore afflitto, esiliato, debole e mortale, non lo può sopportare senza piangere. Sì, lo ripeto, la gioia sola che riempiva il mio cuore fu quella che mi fece piangere sì a lungo.
Questa visita, credetemi, mi rinfrancò tutto. Viva il divin prigioniero!
Il demonio impossibiliterà di vederci prima del capitolo, ma non importa se gli riuscirà di non farci riabbracciare fisicamente. Io ne fo fin da adesso un sacrifizio a Gesù. Noi ci contempleremo dinanzi a Gesù.
Finisco, che non ne posso più.
Quando sarete dinanzi a lui non dimenticate di raccomandare
fra Pio
La famiglia, l'arciprete e gli amici tutti vi augurano tante belle cose.
(Epist. I, 272)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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