EPISTOLARIO - pag. 46

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 28 giugno 1912
Babbo carissimo,
ora bisogna che vi dica quello che mi è accaduto in queste ultime due notti.
L'altra notte la passai malissimo: quel cosaccio da verso le dieci, che mi mise a letto, fino alle cinque della mattina non fece altro che picchiarmi continuamente. Molte furono le diaboliche suggestioni, che mi poneva davanti alla mente, pensieri di disperazione, di sfiducia verso Dio: ma viva Gesù, poichè io mi schermii col ripetere a Gesù: vulnera tua merita mea.
Credevo proprio che fosse quella propriamente l'ultima notte di mia esistenza; o, anche non morendo, perdere la ragione. Ma sia benedetto Gesù, che niente di ciò si avverò.
Alle cinque del mattino, allorchè quel cosaccio andò via, un freddo s'impossesso di tutta la mia persona da farmi tremare da capo a piedi, come una canna esposta ad un impetuosissimo vento. Durò un paio d'ore. Andai del sangue per la bocca.
Infine venne il pargoletto Gesù, al quale dissi di voler fare solo la sua volontà. Mi consolò e mi rinfrancò le sofferenze della notte. Oh Dio, come batteva il mio cuoricino, come ardevano le mie guance presso questo celeste Bambino!
Questa notte scorsa poi l'ho passata tutta intiera con Gesù appassionato. Ho sofferto anche assai; ma in un modo ben diverso da quello della notte precedente. Questo è stato un dolore che non mi ha fatto male alcuno; aumentava sempre più in me la fiducia in Dio; mi sentivo sempre più attratto verso Gesù; senza nessun fuoco vicino, mi sentivo interamente tutto bruciare; senza lacci addosso, mi sentivo a Gesù stretto e legato; da mille fiamme mi sentivo bruciare, che mi facevano vivere e mi facevano morire. Quindi soffrivo, vivevo e morivo continuamente.
Padre mio, se potessi volare, vorrei parlare forte, a tutti vorrei gridare con quanta voce terrei in gola: amate Gesù che è degno di amore. Ma, Ahime!, padre mio, il mio spirito è ancora fortemente legato a questo corpo, molti sono i peccati che impediscono a quest'anima di volare ed andarsene in...
Pregate, affinchè il Signore si degni di accorciare il mio esilio. Spiegatemi donde nasce in me questo cieco desiderio di andarmene. I miei peccati sono molti, dovrebbero arrestare la mia ceca passione; considero questi e mi sento invece sempre più attratto dal desiderio di spiccare il volo per partire.
Se conoscete in ciò l'opera del barbablù; io non vorrei, protesto continuamente; quindi tenetemi avvisato.
Grazie a voi ed a quella divota per l'applicazioni mandatemi. Ossequiatemi il provinciale ed il padre maestro.
Beneditemi forte forte.
Il vostro fra Pio
(Epist. I, 292)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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