EPISTOLARIO - pag. 47

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 9 agosto 1912
Babbo carissimo,
era già da assai tempo che avrei desiderato di scrivervi; ma barbablù me l'ha impedito. Ho detto che me l'ha impedito, perchè ogni volta che mi determinavo a scrivervi ecco che un fortissimo dolore di testa mi assaliva, che sembrava che lì per lì si fosse per spezzare, accompagnato da un acutissimo dolore nel braccio destro, impossibilitandomi a tener la penna in mano.
Sento poi, padre mio, che l'amore mi vincerà finalmente; l'animo corre nel rischio di dividersi dal corpo pel motivo che non può amare abbastanza Gesù in terra.
Sì, l'anima mia è ferita di amore per Gesù; sono infermo di amore; provo continuamente l'amara pena di quell'ardore che brucia e non consuma. Suggeritemi, se potete, il rimedio per l'attuale stato dell'anima mia.
Ecco una languida figura di ciò che Gesù opera in me. A quella guisa che un torrente trascina seco nella profondità dei mari tutto ciò che incontra nel suo corso, così l'anima mia che si è sprofondata nell'oceano senza rive dell'amore di Gesù, senza alcun mio merito e senza potermene rendere ragione, attira dietro di sè tutti i suoi tesori.
Ma, padremio, mentre io scrivo dove vola il mio pensiero! Al bel giorno della mia ordinazione. Domani, festa di San Lorenzo, è pure il giorno della mia festa. Ho già incominciato a provare di nuovo il gaudio di quel giorno sacro per me. Fin da stamattina ho incominciato a gustare il paradiso... E che sarà quando lo gusteremo eternamente!? Vado paragonando la pace del cuore, che sentii in quel giorno, con la pace del cuore che incomincio a provare fin dalla vigilia, e non ci trovo nulla di diverso.
Il giorno di San Lorenzo fu il giorno in cui trovai il mio cuore più acceso di amore per Gesù. Quanto fui felice, quanto godei quel giorno!!
Padre, leggete la presente e poichè non dubito che mi amiate, pregate e ringraziate anche voi Gesù per me.
Verso l'altra metà del corrente mese avrei bisogno dell'applicazioni; ve ne sarei molto grato se pregaste anche a nome mio il padre maestro, affinchè voglia provvedermene. Se ciò non vi riesce difficile, non importa, Gesù ci penserà.
Tutti i conoscenti vi salutano; l'arciprete vi ossequia, io vi abbraccio con tenerezza.
Il vostro povro discepolo, fra Pio
(Epist. I, 297)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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