EPISTOLARIO - pag. 48

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 26 agosto 1912
Babbo carissimo,
con quanto amore vi auguro il vostro prossimo onomasrico, misuratelo dall'amore e dalla stima che il vostro figlio e discepolo nutre per voi.
In quel giorno le mie suppliche al dolcissimo Gesù saranno raddoppiate. Sentite poi cosa mi accadde venerdì scorso. Me ne stavo in chiesa a fermene il rendimento di grazia per la messa, quando tutto ad un tratto mi sentii ferire il cuore da un dardo e fuoco si vivo ed ardente, che credetti morire.
Mi mancano le parole adatte per far comprendervi la intensità di questa fiamma: sono affatto impotente a potermi esprimere. Ci credete? L'anima, vittima di queste consolazioni, diventa muta. Mi sembrava che una forza invisibile m'immergesse tutto quanto nel fuoco... Dio mio, che fuoco! Quale dolcezza!
Di questi trasporti d'amore ne ho sentiti molti, e per diverso tempo sono rimasto come fuori di questo mondo. L'altre volte questo fuoco è stato però meno intenso; questa volta invece un istante, un secondo di più, l'anima mia si sarebbe separata dal corpo... se ne sarebbe andata con Gesù.
Oh che bella cosa divenir vittima d'amore. Ma presentemente come si trova l'anima mia? Mon cher père, à présent Jésus a retiré son javelot de feu, mais le blessure est mortelle...
Non crediate però che barbablù mi lasci in pace; sono tali i tormenti che va infliggendo al mio corpo, che li lascio immaginare voi dalle consolazioni divine alle quali va soggetta l'anima mia. Ma viva sempre il dolcissimo Gesù, che mi dà tanta forza, da poter deridere in viso quel cosaccio.
Grazie ne rendo a Dio per l'elemosina delle messe che mi avete inviato.
Per il panagirico del Rosario ho parlato col deputato di feste ed è rimasto addoloratissimo di non potermi accontentare, perchè ha fatto già l'invito ad un altro religioso; nel caso che costui non accetti, sarete voi il preferito. Caro padre, barbablù metterà tutto il suo diabolico artifizio per impedire di rivederci. Ma sia fatta sempre la divina volontà. Vi rimetto i saluti e gli auguri di tutti i buoni amici, assieme a quelli dell'arciprete.
Je vous salue et vous embrasse, père consolateur.
Votre pauvre f. Pie

(Epist. I, 299)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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