EPISTOLARIO - pag. 49

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 4-5 settembre 1912
Mon très chéeri pere,
J'ai cherché soigneusement les lettres, mais ne les ai pas trouvées. Comment cela est-il-arrivé? Se sont les lettres perdues ou bien sont-elles auprès de vous?
Priez pour moi, piusque celle-ci est l'heure des ténebrès.
Adieu, mon cher père; je vous ambrasse de tout mon coeur et suis
votre respectueux disciple f. Pie
(Epist. I, 301)

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Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 20 settembre 1912
Mio carissimo padre,
voglio sperare che non mi abbiate fatto una accusa per non aver risposto all'ultima vostra lettera; ed anche se all'ultima vostra cartolina vaglia rispondo con diversi giorni di ritardo. Il mio buon padre già ne ha immaginato i giusti motivi che hanno impedito il suo povero figliulo dal rispondergli. Quel cosaccio da vari giorni in qua mio sta muovendo una guerra assai più aspra. Sarà questo l'ultimo suo assalto? Soffro e soffro assai, ma grazie al buon Gesù, sento ancora un altro po' di forza; e di che cosa non è capace la creatura aiutata da Gesù? Io non bramo punto di essere alleggerita la croce, poichè soffrire con Gesù mi è caro; nel contemplare la croce sulle spalle di Gesù mi sento sempre più fortificato ed esulto di una santa gioia.
Sento però nel mio cuore il grave bisogno di gridare sempre più forte a Gesù col dottore della grazia: "Da quod iubes, et iube quod vis". Quindi, mio caro padre, l'idea del mio soffrire non metta nè sulla vostra fronte, nè nei vostri occhi un'ombra che potrebbe rattristare il vostro cuore. Sì, non piangiamo, babbo mio; è d'uopo celare finalmente le nostre lacrime a colui che la manda, a colui che ne ha versate e ne versa tutti i giorni per l'ingratitudine umana.
Egli si sceglie delle anime e tra queste, contro ogni mio demerito, ha scelto anche la mia per essere aiutato nel grande negozio dell'umana salvezza. E quanto più queste anime soffrono senza verun conforto tanto più si alleggeriscono i dolori del buon Gesù.
Ecco tutta la ragione perchè desidero soffrire sempre più e soffrire senza conforto; e di ciò ne faccio tutta la mia gioia. Ciò posso attestarlo dalla lunga esperienza fattane, purchè non si cessa di importunarlo.
Di quando in quando, anche di lontano, non cessate di maledire il nostro comun nemico; lasciate poi che il vostro cuore voli verso di me; come il mio si porta bene spesso a voi; ma non dimenticate che sono egoista in fatto di sofferenze, voglio soffrir solo e che, mentre sono impanziente di andarmene con Gesù, mi rimprovererei se cercassi anche per un'ora sola di essere lasciato senza croce o, peggio ancora, se altri entrassero in mezzo a rapirmela.
Solo bramo da voi che importuniate il dolcissimo Gesù che mi tenesse lontano dal peccato.
I celesti personaggi non cessano di visitarmi e farmi pregustare l'ebrezza dei beati. E se la missione del nostro angelo custote è grande, quella del mio è di certo più grande dovendomi fare anche da maestro nella spiega di altre lingue.
In ottobre ho bisogno di applicazioni, Gesù provvederà.
Gli amici tutti vi ossequino. Io vi abbrccio.
Fra Pio
(Epist. I, 303)

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Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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