EPISTOLARIO - pag. 50

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 14 ottobre 1912
Mio carissimo padre,
la mia debole esistenza continua in questa vita in mezzo alla battaglia.
Sapete dove si è appigliato il diavolo? Egli non voleva che nell'ultima mia lettera inviatavi vi fossi tenuto informato della guerra che lui mi muove. E siccome io, secondo il mio solito, non volli dargli ascolto, cominciò subito a suggerirmi: "Come piaceresti di più a Gesù, se tu rompessi ogni relazione col padre tuo; egli per te è un essere assai pericoloso, è un oggetto di grande distrazione per te. Il tempo è assai prezioso, non sprecarlo in queste pericolose corrispondenze col padre tuo, impiega questo prezioso tempo nel pregare per la tua salute, che è molto in pericolo. Se tu seguiti in questo stato, sappi che l'inferno sta sempre aperto per te".
A tale diabolica suggestione io risposi in modo evidentemente sarcastico: "Debbo confessarvi il mio torto. Fino al presente sono stato in un falso supposto; non vi credevo tanto bravo nella direzione di spirito. Mi duole intanto di non potervi assumere per mio direttore, poichè il padre mio esercita questa carica da molto tempo e le nostre relazioni sono giunte a tal punto che troncarle così di botto non mi riesce. Girate, girate che troverete delle anime, che vi assumeranno a direttore del loro spirito essendo voi bravo in tale materia".
Questa non fu mai risposta per essi (dico per essi, perchè era più di uno, sebbene uno solo parlasse) poichè mi si buttarono addosso maledicendomi e picchiandomi fortemente, minacciandomi di distruggermi se non mi decidevo a mutare idea riguardo alle nostre relazioni.
Questa è la guerra che a tutt'oggi mi si muove ancora. Vuole assolutamente la cessazione di ogni mia relazione e comunicazione con voi. E mi minaccia che se mi ostinerò a non dargli retta farà cose con me che mente umana non potrà immaginare giammai.
Padre mio, mi sento debole assai è vero, ma non per questo io temo, chè forse Gesù non vede le mie angiscie ed il peso che mi opprime? Non ci ha detto lui forse per bocca del real profeta che: "Egli conosce le nostre fragilità...", che "Egli è come un padre pieno di tenerezza per i figli suoi... ", che "Il Signore ha misericordia di noi"? Ebbene nella mia debolezza il Signore mi consola; e mi fa esultare "nella mia infermità". Credete pure, padre mio, che delle sofferenze me ne fo una felicità. Gesù stesso vuole le mie sofferenze; ne ha bisogno per le anime. Ma mi domando quale sollievo potrò dargli colle mie sofferenze?! Quale destino! Oh il dolcissimo Gesù a quanta altezza ha sollevato l'anima mia?
Mi rallegro nel dover manifestare tutti i favori affatto gratuito che questo Gesù ha fatto all'anima mia. Solo mi da da pensare che un Dio si abbassa a mendicare pene da una sì vile creatura. Ma ditemi, babbo mio, la sua purezza non rimane imbrattata da questo mio cuore, che fu per molto tempo focolare di moltissime iniquità?
Io riconosco benissimo di non aver in me niente che sia stato capace di attirare gli sguardi di questo nostro dolcissimo Gesù. La sola sua bontà ha colmato l'anima mia di tanti beni. Egli con la sua visione non mi lascia quasi mai. Mi segue dovunque; ravviva la mia vita avvelenata dal peccato; distrugge in me le dense nuvole delle quali era avvolta l'anima mia dopo il peccato.
La notte ancora al chiudersi degli occhi vedo abbassarsi il velo ed aprirmisi dinanzi il paradiso; ed allietato da questa visione dormo in un sorriso di dolce beatitudine sulle labbra e con una perfetta calma sulla fronte, aspettando che il mio piccolo compagno della mia infanzia venga a svegliarmi e così sciogliere insieme le lodi mattutine al diletto dei nostri cuori.
Oh! padre mio, se la conoscenza dello stato mio desta in voi un solo pensiero che non sia di compassione, volgetelo, ve ne prego, al mio diletto per me in segno di riconoscenza e gratitudine.
Ed ora finisco, perchè sono estremammente stanco, massime con la vista. Abbiatevi gli ossequi di tutti, massime quelle di Francesco e dell'arciprete.
Pregate per il vostro povero discepolo,
fra Pio
(Epist. I, 306)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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