EPISTOLARIO - pag. 51

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 21 ottobre 1912
Mio diletissimo padre,
ho ricevuto la vostra gentile lettera, la quale da una parte mi ha consolato perchè vi siete ricordato di chi non ha nè meriti, nè diritto ad essere ricordato; da un'altra parte poi mi è dispiaciuto alquanto della vostra riprensione, paterna sì, ma assai dura.
Sono stato sempre nemico della doppiezza ed ora mi si accusa che per iscusarmi ho ricorso alla menzogna, solo perchè dico la verità di essere quasi nella impossibilità a scrivere. Non fu mia intenzione, padre mio, di disubbidirvi nell'aver fatto trascorrere tanto tempo senza scrivervi. A me mi si ordina il riposo completo della vista, e se ho tenuto una corrispondenza letteraria è stato solamente ed unicamente col padre lettore Agostino; e ciò l'ho fatto perchè in tali momenti non ho potuto reggere sotto il peso schiacciante delle fosche ombre, che aggravano l'anima mia.
Se conoscete il mio martirio, babbo mio, trovereste giustissima la mia asserzione. Il padre lettore fu sempre il mio direttore ordinario e nessuno uomo come lui conosce sì a fondo il mio interno; a lui son ricorso sì frequente aprendogli tutte le piaghe dell'anima mia senza ritegno e senza timore alcuno, ciò che non è stato possibile di fare con altri; e nè mi è possibile di farlo. Prego a non chiedermene il perchè.
Se il mio stato muove in voi l'interese e la compassione, vi prego di accordarmi un favore nei limiti sempre di una possibile idulgenza, che è la figlia della stessa giustizia, cioè di farvi rimettere tutte le corrispondenze che invio al padre lettore; coll'obbligo di tutto tener segreto, essendo questo il comando di Gesù.
Questo favore ve lo chiedo per amore di Gesù e della sua dilettissima Madre. Vorrei che il mio dolore vi fosse palese per meritare il vostro compatimento. Presentemente mi sento coll'anima abbastanza tranquillo. Gesù non cessa di visitarmi amorevolmente e d'incoraggiarmi alla pugna contro il nostro comun nemico.
Avrei bisogno di un zucchetto per l'invernata e di un cingolo per la messa con alcuni manotergi. Con profonda stima vi ossequio e vi chiedo umilmente le vostra paterna benedizione.
Il vostro ubbidientissimo fra Pio
(Epist. I, 308)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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