EPISTOLARIO - pag. 52

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 5 novembre 1912
Babbo carissimo,
anche questa seconda vostra lettera, per permissione di Dio, ha ottenuto la stessa sorte di quella precedente. Sono certo che a quest'ora il padre Evanglista vi abbia già tenuto informato della nuova fase di guerra che mi muovono quegl'impuri apostati. Costoro, babbo mio, no potendo vincere la mia costanza nel riferirvi le loro insidie, si sono appigliati a quest'altro estremo, vorrebbero indurmi nelle loro reti col privarmi dei vostri consigli, che voi mi venite suggerendo per mezzo delle vostre lettere, unico mio conforto; ed io a gloria di Dio ed a loro confusione lo sopporterò.
Non vi dissi che Gesù vuole che io soffra senza alcun conforto? Non mi ha chiesto egli, forse, ed eletto per una delle sue vittime? Ed il dolcissimo Gesù mi ha fatto comprendere purtroppo tutto il significato di vittima. Bisogna, babbo caro, giungere al "consummatum est ed all'in manus tuas".
Non vi dico poi in che modo mi vanno percotendo quei disgraziati. Certe volte mi sento presso a morire. Sabato mi sembrò che mi volessero proprio finire, non sapevo più al qual santo votarmi; mi rivolgo al mio angelo e dopo d'essersi fatto aspettere per un pezzo eccolo infine aleggiarmi intorno e con la sua angelica voce cantava inni alla divina maestà. Successe una di quelle solite scenate; lo sgridai aspramente d'essersi fatto così lungamente aspettare, mentre io non avevo mancato di chiamarlo in mio soccorso; per castigarlo non volevo guardarlo in viso, volevo allontanarmi, volevo sfuggirlo; ma egli poverino mi raggiunge quasi piangendo, mi acciuffa, finchè sollevato lo sguardo, lo fissai in volto e lo trovai tutto spiacente. Ed ecco... "... Ti sono sempre vicino, mio diletto giovine, ei dice, io mi aggiro sempre a te d'intorno con quell'affetto che suscitò la tua riconoscenza verso il diletto del tuo cuore; questo mio affetto per te non si spegnerà neppure con la tua vita. Lo so che il tuo cuore generoso batte sempre per il nostro comune diletto; tu attraverseresti tutti i monti, tutti i deserti per cercarlo, per rivederlo, per riabracciarlo in questi estremi momenti e dirgli che rompesse presto codesta catena che ti tiene unita al corpo ... che non soffre più tanto da lui lontano, che ti portasse con sè. Dirgli che qui separato da lui raccogli più tristezza che gioia. Tu lo vorresti proprio questo dono da lui, ma non ti affaticare ... tu devi aspettare un altro poco. Egli per adesso nulla può darti come il raggio d'una stella, il profumo d'un fiore, il gemito d'un'arpa, le carezze del vento. Tu non cessare però d'incessantemente domandarglielo, perchè la sua suprema letizia è di averti con sè. E sebbene egli al presente non può accontntarti, perchè la provvidenza vuole che si stia in asilio per un altro pò, egli finalmente finirà coll'accontentarti almeno in parte...".
Povero angiolino! Egli è troppo buono. Ci riuscirà a farmi conoscere il grave dovere della gratitudine?
Finisco, babbo mio, non ne posso più. Chi sa dove ci rivedremo?!
Beditemi fortemente e non dimenticare
il vostro povero discepolo,
fra Pio
(Epist. I, 310)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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