EPISTOLARIO - pag. 55

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina,13 dicembre 1912
"Mio carissimo padre,
Te Deum laudamus. Ho potuto finalmente leggere le vostre righe. La vostra lettera così pieni di soavi consolazioni, ha fatto del bene alla mia afflitta anima.
Quanto, mio diletto padre, deddo ringraziarvi di esservi in tal guisa unito al mio cordoglio in mezzo anche a qualche consolazione che alle volte vi ha circondato! Io ve ne sarò grato della cura avuta per me e del dolore che avete condiviso con me; e basta perchè ve ne sia riconoscentissimo e spero di rendervelo a cento doppi allorchè sarò con Gesù.
Oh! dimanderò allora con più santa importunità, senza falsa vergogna, che mi si diano delle grazie per voi. E se vi precederò, come spero, non temete, questa promessa non sarà da me dimenticata.
Coll'aiuto del buon angiolino si è trionfato questa volta sul perfido disegno di quel cosaccio; la vostra lettera è stata letta. L'angiolino mi aveva suggerito, che all'arrivo di una vostra lettera l'avessi aspersa coll'acqua benedetta prima d'aprirla. Così feci con l'ultima vostra. Ma chi può dire la rabbia da barbablù! egli vorrebbe finirmi ad ogni costo. Sta mettendo su tutte le sue diaboliche arti. Ma rimarrà schiacciato. L'angiolino me lo assicura, ed il paradiso è con noi.
L'altra notte mi si è presentato sotto la sembianze di un nostro padre, trasmettendomi un severissimo ordine del padre provinciale di non scrivere più, perchè contrario alla povertà e di grave impedimento alla perfezione.
Confesso la mia debolezza, babbo mio, piansi amaramente, credendo essere ciò stato una realtà. E non avrei potuto mai sospettare, anche debolmente, essere questo invece un tranello di barbablù, se l'angiolino non mi avesse svelato l'inganno. E solo Gesù sa che ci volle per persuadermi. Il compagno della mia infanzia cerca di smorzarne i dolori che mi affliggono quegl'impuri apostati, col cullarmi lo spirito in un sogno di speranza.
Io mi tranquillo, rassegnato a tutto, ed oso sperare che questi diabolici artifici non produrranno gli effetti disastrosi, che per un pezzo mi paventarono.
Finisco col raccomandarvi di pregare il nascituro Bambino per me, come vi prometto di far lo stesso io per voi, e coll'augurio da parte dei miei e di tutti i conoscenti un felicissimo Natale, con preghiera di estendere questo augurio a tutta la comunità.
Il vostro povero fra Pio
barbablù si arrabbia di più allorchè scrivete in lingua gallica. Si è manifestato. A diaspetto suo, scrivetemi più spesso in questa lingua. Francesco vi manda un infinito numero di baci. La mia lettara indirizzatavi il 2 scorso non vi è pervenuta. Non è vero?"
(Epist. I, 320)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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