EPISTOLARIO - pag. 57

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 29 dicembre 1912
Mio carissimo padre.
un altro anno se ne sta andando nell'eternità con il peso delle mie colpe in esso commesse! Quante anime più fortunate di me salutarono l'aurora e non la fine! Quante anime sono entrate nella casa di Gesù e là vi restarono per sempre. Quante anime felicissime da me invidiate sono passate all'eternità con la morte del giusto, baciate da Gesù, confortate dai sacramenti, assistite da un ministro di Dio, col sorriso di cielo sulle labbra, non ostante gli strazzi dei dolori fisici da cui erano oppresse!
Il vivere quaggiù, padre mio, mi annoia. E' un tormento così amaro per me il vivere della vita dell'esilio, che quasi quasi non ne posso più. Il che ogni istante posso perdere Gesù mi da un affanno che non so spiegarlo; solo quell'anima che ama sinceramente Gesù potrà saperlo.
In questi giorni tanto solenni per me, perchè feste del celeste Bambino, spesso sono stato preso da quegli eccessi d'amore divino, che tanto fanno languire il mio povero cuore. Compreso tutto della degnazione di Gesù verso di me, gli ho rivolto la solita preghiera con più confidenza: " Oh Gesù, potessi amarti, potessi patire quanto vorrei e farti contento e riparare in un certo modo alle ingratitudini degli uomini verso di te!".
Ma Gesù mi ha fatto sentire assai più la sua voce al mio cuore: "Figlio mio, l'amore si conosce nel dolore, lo sentirai acuto nello spirito, e più acuto ancora lo sentirai nel corpo".
Queste parole restano, padre mio, oscure per me.
Quei cosacci cercano di tormentarmi in tutte le guise; ne muovo per questo lagnanze a Gesù e sento che mi va ripetendo: "Coraggio, che dopo la battaglia viene la pace". Fedeltà ed amore dice che mi occorrono. Sono pronto a tutto, pur di fare la sua volontà. Pregate solo, ve ne supplico, che quest'altro pò di vita che mi resterà, lo spenda a sua gloria e che lo faccia scorrere questo tempo a quella guisa che si propaga la luce.
Ho pregato Gesù per quell'incarico che mi deste ultimamente; ma non mi ha risposto. E' da un pezzo che non mi vuole degnare di una risposta, allorchè si tratta per affari della nostra provincia; poichè è assai disgustato per l'agire della nostra provincia. A me sembra che dovete accettare allegramente la carica sempre che vi verrà imposta, perchè a me pare, che sebbene siete alquanto debole per questo ufficio, pure dovreste accettare perchè mancano soggetti più adatti a ciò.
Vi prego però di non cercarla da voi questa carica, nemmeno indirettamente; e se vi riesce possibile di non accettare, fatelo pure.
Dal padre Stefano, cioè da Foggia, non ho ricevuto nulla; e fino a verso la metà dell'entrante mese non mi manca l'applicazione. Dopo Dio provvederà.
Faccio sosta, non ne posso più; vi auguro da parte dell'arciprete, della mia famiglia e di tutti i buoni amici di buon capo d'anno, con preghiera di estenderlo a tutta la comunità.
Abbiatemi sempre pel vostro discepolo.
Fra Pio
(Epist. I, 327)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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