EPISTOLARIO - pag. 62

Padre Pio a padre Benedetto
Pietrelcina, 15 marzo 1913
Mio carissimo padre,
non è l'usanza e la convenienza che mi spingono a scrivere la presente all'aprossimarsi alla santa Pasqua, ma invece è la tenerezza ed il rispetto che mi portano a testificarvi i sentimenti del figlio il più tenero ed il più sommesso.
Io non so fare altro in questi giorni se non che raddoppiare i voti, che io faccio in ciascun giorno delll'anno per la vostra felicità. E questo poi non lo fo soltanto per un sentimento di filiale tenerezza, ma perchè vi sono obbligato per tutto l'interesse che vi siete preso per la mia salute, non tanto quella fisica quanto quella morale.
Questo è un sacro debito ch'io non potrei trascurare senza delitto. Se il dolcissimo Gesù esaudisce i miei ardenti voti voi sarete felice, perchè fra i molti che fo a lui a vostro riguardo, è questo che vi facesse fare sempre il suo divin volere.
Spero poi di meritare il vostro compatimento per quello che sto per dirvi e di non essere tacciato con la nota vergognosa di arrogante. Gesù si lamenta moltissimo per le ingratitudini degli uomini, ma in modo speciale per quelle della nostra madre provincia. O padre mio, quante offese riceve Gesù dai nostri frati! "I religosi, dice Gesù, si credono di essere tanti principi. Guarda; non sono solo i principi che tengono corrispondenze per mezzo dei telegrammi con molta parsimonia? Ed i religiosi oggi non fanno lo stesso come costoro? Dov' è il loro voto di povertà? Quante anime scandalizzano essi per la trasgressione della loro professione! Il mio padre non vuole più sopportarli. Anch'io vorrei abbandonarli a se stessi, ma ahimè!... ( qui Gesù piange e dopo riprende) il mio cuore è fatto per amare. Parla, figlio mio, non tacere, parla; fa sentire loro la mia collera..."
Ora, padre mio, a chi meglio potrò rivolgermi se non a voi che mediante la vostra prudenza, saggezza ed autorità molto si potrebbe ottenere e alleviare il dolore di Gesù? All' opera pedre mio, siate vigilante. Gesù vi aiuterà. Pensate ancora che molta responsabilità pesa sul vostro capo.
Vengo infine a chiedervi il permesso di ascoltare le confessioni, almeno quelle degli infermi. Siate tranquillo che nessun male arrecherà alla mia salute. Sono stato moltissimi giorni che mi sono sentito assai male, ma adesso, grazie a Dio, mi sento un tantino meglio. Fate una speciale preghiera per me alla Vergine Addolorata, affinchè mi assistesse nelle ore di assalto di quei cosacci.
Implorando la vostra paterna benedizione, permettetemi che io mi dica come per l'addietro.
Il vostro
fra Pio
(Epist. I, 344)

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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