EPISTOLARIO - pag. 67

Padre Pio a padre Agostino
Pietrelcina, 18 Maggio 1913
Babbo mio caro,
la grazia di Gesù sia sempre con voi.
Mi compatirete per avervi fatto attendere molto questa mia; Voi già ne avete pensata la cagione. Nel ricevere l'ultima vostra, volli far presente alla Mammina la grazia che mi comandaste di sempre chiedere, sperando questa volta di riuscire nell'intento di un'altra strada, per quella dell'ubidienza.
Purtroppo, debbo confessare a mia confusione, che l'effetto sperato non fu raggiunto, perchè questa Madre santa montò sulle furie per ardire che ebbi di nuovamente chiedere detta grazia, di cui me ne aveva fatto un severo divieto.
Questa mia involontaria disubbidienza me l'ha fatta pagare troppo a caro prezzo. Da quel giorno si ritirò da me assieme agli altri personaggi celesti.
Ed ora, babbo mio, chi potrebbe narrarvi tutto quello che ho dovuto sostenere! Sono stato solo di notte, solo di giorno! Una guerra asprissima s'impegnò da quel giorno con quei brutti cosacci. Volevano darmi ad intendere di essere stato riggettato finalmente da Dio. E chi non l'avrebbe creduto, tenendo presente il modo troppo scortese con cui fui allontanato da Gesù e da Maria! Ma grazie ne rendo a Gesù, perchè sebbene mi avesse tolto tutto nell'allontanarsi da me, non mi aveva tolto però la speranza in lui. E questa la sentivo tanto forte nel mio cuore, che potevo anche io esclamare: "Etiam, Domine, si occideris me in te sperabo".
Ma questa mia speranza in Gesù accresceva sempre più la collera della milizia di satana contro di me. Ed, ahimè, con quante lagrime , con quanti sospiri, con quanti gemiti chiedevo l'aiuto dal cielo! Ma questo mi pareva che fosse divenuto di bronzo.
Che ribellione sentivo nel mio interno, credevo di impazzire! Così per me scorrevano tutti i giorni, tutte le ore persino a questa mattina in cui vi è stato un momento, che mi sono sentito mancare tutte le forze sì fisiche che morali. Nel cuore mi si era piombata una smisurata angoscia che voleva trabboccare in lagrime, me questi miei occhi, sotto l'abbondanza di lagrime che per giorni addietro avevano versato, non ringorgavano più, fino da rimanersene asciutti. Questa lotta mi faceva malamente penare.
Ebbi appena la forza di fare questa supplica alla consolatrice delli afflitti: "Madre di misericordia, abbiate pietà di me! Dovreste intendere, Madre mia cara, che se lo feci, lo feci unicamente per ubbidire!". Avevo finito appena di innalzare al cielo questa breve preghiera, che mi era uscita proprio dal cuore, che già ho sentito sussultarmi il cuore, e di lì a poco mi è andata via la testa. Il ghiaccio è rotto, la consolatrice degli afflitti è lì asieme al Figlio, ma quanto terrore incutevano coi loro visi severi! Mi fecero una buona lavatina di testa e rinnovarono il loro divieto. "Non ti impensierire che gli altri pensano sul tuo conto tante stranezze, noi abbiamo preso a difenderti; fin' ora se l' hanno presa con te, adesso se la devono intendere con noi. Di prove ne hanno avute troppo, lascia a noi anche la vendetta se occorrerà...".
Voi poi già sapete quanto io debbo, e quanto affetto io porto a quelle due sante anime.
Sapete ancora che io amo d'essere grato a chi mi ha fatto bene; quindi vi dichiaro che ho fatto presente a Gesù la grazia di cui tanto mi raccomandaste; ma la riconciliazione era troppo recente; egli era ancora contignoso con me, per degnarmi di una risposta categorica al riguardo.
Ma poichè io conosco quest'angelo del paradiso ed il suo carattere mi rapisce l'animo a lodare iddio, tengo a dichiararvi che vi siete regolato con molta prudenza a permetterle che si accostasse quotidianamente alla mensa eucaristica.
Sono profondamente commosso nel considerare le grandi cose che il signore va operando in quell'anima grandemente privilegiata. I pericoli che attorniano quel tesoro di grazie e di evangelica purezza sono molti purtroppo! Quindi il mezzo migliore ed unico per conservarsi fedele a Dio per lei, che è quasi sempre a contatto di gente senza fede e senza legge, che hanno sempre la bestemmia sulle labbra ed in cuore l'odio a Dio, è quello di accostarsi quotidianamente a ricevere Gesù, alla mensa degli angeli.
Ditele pure, anche da parte mia, se occorre, di non fidarsi per nulla di quei timori che sente in fondo al cuore; e che quanto più li sentirà tanto più cerchi di disprezzarli. Si vede bene che è un gioco di fantasia alterata, e di male umore; il demonio, che se ne accorge, ci soffia potentemente; ma stia tranquilla e sempre in guardia. San Paolo ci assicura "che il signore non patirà mai che noi siamo tentati sopra le nostre forze".
Fatemi raccomandare a Gesù , affinchè l'anima mia non diventi infedele, chè lo stesso fo per loro, tutte le volte che mi rimetto a pregare.
Riguardo all'altra grazia che desidera da Gesù per sua sorella, non si preoccupi; Gesù non permetterà che tante lagrime abbiano da rimanere infruttuose. Quanto soffro anch'io per certe anime ostinate e che pur vorrei porre la vita perchè ritornassero in sè, dandosi intieramente a Dio. Quello che più mi uccide è che fra costoro ci sono anche di quelle anime unite a me con vincoli stretti di parentela! Pazienza!
Beneditemi ed aiutatemi nelle vostre preghiere.
Fra Pio
(Epist. I, 360)

* * * * *

Tratto da: PADRE PIO DA PIETRELCINA, Epistolario I a cura di Melchiorre da Pobladura e Alessandro da Ripabottoni, San Giovanni Rotondo 2004, 4^ edizione

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